Ludwig Feuerbach: “L’uomo è ciò che mangia”

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Nasceva il 28 luglio, più di due secoli fa, uno degli spiriti più critici e rivoluzionari della storia del pensiero filosofico contemporaneo. Ludwig Feuerbach, esponente della sinistra hegeliana e critico di primo piano dello stesso sistema filosofico hegeliano. Tra i più influenti studiosi e critici materialisti della religione e delle dinamiche umane che la determinano, Feuerbach è celebre soprattutto per le sue teorizzazioni sul rapporto tra spiritualità e sensibilità, e sull’analisi della concezione umana del divino, ricondotto a una proiezione idealizzata dell’uomo stesso. Secondo il filosofo tedesco gli uomini reificano la propria essenza nel sacro e nel religioso, così da formulare un’idea antropomorfica del divino e negarsi in quanto esseri corporei e soggetti al divenire terreno. Su tali presupposti, la consapevole riconquista filosofica dell’essenza della vita umana passa inevitabilmente da un maturo ritorno alla sensibilità e dal riconoscimento che è nell’antropologia la vera piattaforma di indagine sulla teologia e sulla religione.

Radici dell'ateismo di Feuerbach: la riconcezione d'essere-pensiero“L’uomo è ciò che mangia”, una delle frasi che più lo identificano: la nostra vita e il nostro essere si costituiscono interamente nella corporeità e nei vincoli della nostra attività organica, mentre ogni presunta velleità metafisica e trascendente si riduce ad astrazione alienante e negatrice di ciò che siamo, in virtù, in particolare nel caso del cristianesimo, del presupposto di una promessa di beatitudine eterna e assoluta al di là di questa vita. Intellettuale che a suo tempo fu ispirazione e punto di riferimento per l’elaborazione filosofica di Marx, Ludwig Feuerbach non smette mai di stupire e affascinare con le sue impressionanti intuizioni e le sue brillanti quanto irriverenti considerazioni.

 

Michele Gallone per ArtSpecialDay

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