Amedeo Modigliani: l’artista capace di penetrazione psicologica

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Amedeo Modigliani: l’artista capace di penetrazione psicologica

Abbiamo tutti il diritto a una certa ora
di sentirci bene, un’altra persona
se il pensiero dura più di pochi minuti
abbandona il tuo paese di sconosciuti
impara un’altra lingua, apri le danze
non sei così male per uno che ha perso le speranze

Amedeo Modigliani
Amedeo Modigliani

Dargen D’Amico nell’album, D’Io, inserisce un brano che intitola Modigliani in cui racconta di questo grande artista italiano che nasceva il 12 luglio del 1884 a Livorno e che nel 1906, sconosciuto e con pochi soldi in tasca, decise di partire per Parigi per inserirsi nel panorama artistico più all’avanguardia d’Europa.

Ardengo Soffici lo descrive come un giovane di belle fattezze e di volto gentile, né alto né basso, snello e vestito con parca eleganza; racconta che aveva modi graziosi e quando parlava le sue parole ispiravano serenità e intelligenza. Dalle numerose lettere scritte dall’artista agli amici durante i suoi soggiorni ad Amalfi, Capri, a Napoli, a Roma e a Venezia se ne deduce, inoltre, la grande passione per l’arte e la generosità del suo animo.

Fu la madre Eugenia a racimolare i soldi per il viaggio a Parigi del figlio: donna di grande cultura, fin da quando Amedeo Modigliani era un bambino, vedeva in lui un artista per il suo intenso desiderio di dipingere nonostante la febbre tifoidea che lo colpì e che lo lasciò tre settimane tra la vita e la morte. La febbre e la pleurite, di cui si ammalò qualche anno prima, furono i primi segni di una salute cagionevole che lo condannò a morte all’età di trentasei anni.
Una volta a Parigi, nonostante il cambiamento frequente di alloggio, riuscì ad inserirsi negli ambienti della Butte (la parte più alta di Montmartre), frequentando in particolare il Lapin Agile, cabaret in cui erano soliti riunirsi artisti, poeti e scrittori. Nel giro di pochi mesi incontrò Pablo Picasso, André Derain, Guillaume Apollinaire, Diego Rivera, Max Jacob, Ludwig Meidner, il finanziere e collezionista Louise La Tourette e Gino Severini.  Conobbe Cézanne ad una sua grande retrospettiva al Salon d’Automne e ne rimase influenzato, come è evidente nel Suonatore di violoncello, dipinto in quel periodo.

Suonatore di violoncello, Modigliani (1)
Suonatore di violoncello

Anche lo scultore Brâncuși, di cui diventò grande amico, fu molto importante per la sua carriera: dal giorno del loro primo incontro Amedeo Modigliani si fece un’idea della geometria nello spazio ben diversa da quella che generalmente veniva insegnata nelle scuole e negli atelier. Decise quindi di cimentarsi nella scultura e, dalle impressioni raccolte nell’atelier di Brâncuși, conservò un allungamento della figura riconoscibile nella sua pittura. La forma dei suoi soggetti, dalle linee allungate e dalle proporzioni leggermente distorte, si consolidò con la scoperta dei feticci e delle figurine stilizzate del Camerun o del Cogno e delle maschere della Costa d’Avorio.

Arrivò però la Grande Guerra e le restrizioni imposte lo obbligarono a cimentarsi in una forma d’arte meno complicata, meno dispendiosa e più comoda da praticare: la pittura, nella quale traspose le esperienze che aveva accumulato come scultore.

Ma controlla i tuoi fantasmi da tutte le parti
perchè per lo meno non feriscano anche altri
la goccia quando cade in bocca fa un rumore
pieno che ti disseta e però lei muore
nell’oscurità, medicina per la timidezza
meglio del vino, meglio di una pastiglia e mezza
questo malessere divino cosa mai può essere
puzzle di seconda mano, mancano le tessere
ci vuole più coraggio ad essere brutti
a essere belli e bravi siamo bravi tutti

Siamo dentro alla favola che ci lascia sorridere
poco prima di piangere
Modigliani
hai due ore per ridere
poi si riprende a vivere
vieni il vino è gia in tavola
ma non bertelo tutto, lasciane un po’ per me

Tête (1)
Tête

Si racconta che a Parigi iniziò a fare uso di hascisc come tanti altri artisti e ad eccedere nel bere; si sa che intraprese numerose relazioni sentimentali e non riconobbe mai i figli nati. Per questo viene spesso ricordato con il nome di Modì, dal francese maudit (maledetto), artista dalla vita sregolata e tormentata.

Bisogna aver ben chiaro però che Amedeo Modigliani non era un vizioso, un ubriacone volgare, un decadente; l’eccitazione che ricavava dall’assenzio era da lui utilizzata per vedere sempre più in profondità dentro sé stesso. Racconta Gino Severini in La vita di un pittore:

Quanto all’hascisc, ne aveva, è vero, sempre un pochino, nel taschino del gilet, ma non ne faceva uso che raramente, soltanto in casi eccezionali, quando aveva bisogno di quella serenità araba che dava la droga, quando tutto andava male intorno a lui e non aveva fiducia nemmeno in sé stesso […]. Quanta gente è più volgare senza bere un dito di vino, che non lo fosse Modigliani dopo aver preso due o tre absinthes! Del resto non bisogna credere che Modigliani avesse bisogno di eccitanti per essere brillante, vivo e pieno di interesse in qualunque momento della sua vita.

Solo intendendo l’artista in questo modo si riesce ad avere la piena comprensione della sua ricerca espressiva: le sue opere nascevano in fretta perché erano sempre precedute da una profonda riflessione che lo portava ad indagare sul carattere dei suoi modelli. La sua arte è fatta di sentimenti personali: Modigliani era intuitivo e sottile, era capace di penetrazione psicologica: sottolineava ed esagerava nei suoi ritratti le qualità nascoste da tratti secondari e accessori.

Scrive Roger Fry parlando dell’artista: «Considera il colore come mezzo per amplificare il suo disegno lineare-plastico (..); per Modigliani la forma ha unessenza autonoma, e il colore non ne è che labito».

Jeanne Hébuterne (1)
Jeanne Hébuterne

A partire dal 1916 affrontò il tema del nudo ma non si trattava soltanto della solita bellezza dotata di un certo sensualismo erotico, come spiegò Giovanni Scheiwiller: «Lartista ha trasfuso in essi il suo godimento estetico, e come un mistico prega davanti all’ignoto, così egli adora la donna, e attraverso il suo disegno prezioso, la sua pennellata raffinatissima, ne fa rivivere tutta la dolorosa fragilità».

Amica francese, addio, non so se dirtelo
ma ti amai di un amore puro, indigeno
poi muore e scorre fine sulla parete
nomi e cognomi degli attori alle spalle del prete
coprotagonisti in ordine di importanza
e il pubblico si da di gomito nella stanza
hai visto chi ha amato? beh, ne ha amate tante
io pensavo il mio ruolo fosse più importante
nella vita terrena esistono solo comparse
occhi sbavati come il cielo, briciole sparse
triplo della fatica come la formica
ma i sacrifici sacri, io non ci credo mica
e sono pieno di buoni amici, ma non miei
se mi baci e mi accoltelli è tutto ok
pollice su, perché siamo solo di passaggio
la morte è la vita vera
il sogno ne è un assaggio

Al nome di Amedeo Modigliani è legato quello di Jeanne Hébuterne, la donna con cui ebbe l’unica figlia che riconobbe, musa dipinta in numerosi ritratti che lo seguì fino alla morte e che si uccise, con in grembo il loro secondo figlio, poco dopo la morte del pittore, che avvenne a Parigi il 24 gennaio 1920.

Dopo la morte, nel 1920, dei due coniugi «ancora per molto, molto tempo gli artisti portarono, non nelle apparenze ma in fondo al cuore, un lutto profondo per la perdita di questi due esseri da tutti, indistintamente, stimati e amati» (Gino Severini).

Fiammetta Pisani per MIfacciodiCultura

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