Giacomo Manzù: omaggio ad un artista sensibile e profondo

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Giacomo Manzù: omaggio ad un artista sensibile e profondo

Non è possibile, per un letterato, non parlare di arte e, in modo particolare, di un importante esponente dell’arte italiana del Novecento come Giacomo Manzoni (nome d’arte Giacomo Manzù, Bergamo, 22 dicembre 1908 – Roma, 17 gennaio 1971). Nato a Bergamo in una famiglia numerosa, il padre è sagrestano e l’influenza etico-religiosa si farà sentire nella sua opera. Costretto ad abbandonare precocemente gli studi per motivi economici, imparerà a lavorare e intagliare il legno. Dopo il soggiorno parigino del 1929, inizia la carriera di Manzù con un incarico di tutto rispetto: l’architetto Giovanni Muzio gli commissiona la decorazione della cappella dell’Università Cattolica di Milano (1931-1932). Nel 1933 è l’anno della consacrazione: alcuni busti ottengono grande successo alla Triennale di Milano e, l’anno successivo, espone con successo a Roma assieme al pittore Aligi Sassu.

Giacomo Manzù: omaggio ad un artista sensibile e profondo
Cardinale seduto, 1975-77

Come ho già rilevato, l’isotopia religiosa accompagna il suo percorso artistico: nel 1938 realizza il Cardinale seduto di 65 cm, oggi conservato al Paul Getty Museum di Los Angeles, esposto alla Quadriennale di Roma assieme al David. L’ispirazione per queste opere, come ammette lo stesso artista, viene da una visita in San Pietro, dove egli aveva apprezzato la ieraticità della statuaria. Nel 1939 realizza alcuni bassorilievi in bronzo, la Deposizione e la Crocifissione della serie Cristo nella nostra umanità. Manzù, in questa occasione, non dimostra soltanto la sua devozione, ma anche il carattere engagé della sua opera artistica: con questa serie egli condanna gli abusi del fascismo e la violenza della guerra, col biasimo (ovviamente) delle gerarchie ecclesiastiche e dei maggiorenti fascisti.

Tra il 1954 e il 1960 si divide nell’insegnamento tra Milano e Strasburgo, dove conosce la sua futura compagna di vita, Inge Schabel, da cui avrà due figli, Giulia e Mileto. Fino al 1964 è impegnato nella realizzazione della Porta della Morte in san Pietro. A mio giudizio, essa rappresenta il testamento artistico di Manzù: egli mette da parte  la freddezza dell’impostazione accademica per abbandonarsi completamente a una poetica emozionale,  basata sui sentimenti. Niente accademia, ma più personalità, per un artista che ha fatto dell’arte un mezzo per denunciare le ingiustizie e le storture del mondo.   

L’arte di Manzù non è esclusivamente pia e devota: egli è anche un artista fortemente terreno, come dimostrano opere dall’eloquente titolo di Artista con modella, Amanti (immagine di copertina) e Striptease (realizzate sul finire degli anni ’70). Egli fu anche scenografo per  allestimenti di Wagner, Stravinskij e Verdi. Mi piace pensare che il suo lato umano abbia dato avvio alla stagione conciliare sotto Giovanni XXIII, amico personale dello scultore.

A mio giudizio, la profonda umanità e sensibilità di Giacomo Manzú dovrebbero essere riscoperte, in un mondo difficile come questo, non soltanto come modo per rilanciare l’arte e la cultura, ma, soprattutto, per riportare nel mondo sentimenti di amore e fratellanza che sono al centro della sua opera.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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