Raymond Radiguet e il racconto dell’adolescenza tra Venere e Narciso

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Appena vent’anni di esistenza, una relazione intellettuale e (forse) sentimentale con Jean Cocteau, un ritratto di Modigliani, un fenomeno mediatico avant la lettre: tutto questo, un paio di romanzi e una raccolta di poesie è quello che ci rimane del precocissimo e misterioso Raymond Radiguet (Saint-Maur, 18 giugno 1903  – Parigi, 12 dicembre 1923).

Raymond Radiguet ritratto da Amedeo Modigliani

Viene allora da chiedersi: avremmo mai conosciuto Radiguet, se non fosse stato per Jean Cocteau che vide in lui un talento eccezionale e una personale fonte di ispirazione? O meglio, se l’editore Bernard Grasset non avesse sfruttato mediaticamente la precocità letteraria di un giovane destinato a morire di tifo a soli vent’anni, i suoi romanzi avrebbero avuto la stessa popolarità? Quanto ci resta oggi del personaggio misterioso dalla penna assai affilata se non un mito?

La vita di Raymond Radiguet è ricoperta di un velo opaco sulla quale è difficile fare chiarezza. La sua fugace esistenza ha qualcosa di provocante e intimidatorio almeno quanto i suoi scritti. Aveva appena quindici anni quando visse l’esperienza amorosa con Alice, che ne aveva ventiquattro e un marito in guerra. La breve relazione con la giovane è stata molto probabilmente fonte di ispirazione per il suo primo romanzo, Le diable au corps (Il diavolo in corpo), pubblicato nel 1923. La storia narra l’esperienza della Prima guerra mondiale vista dagli occhi di un adolescente che vive la noia e l’inoperosità di quegli anni.

In questo clima di vuoto e perdita di senso, il protagonista va incontro a una conoscenza precoce della passione, legandosi con una donna più grande di lui e fidanzata con un giovane che si trova al fronte. Viene raccontata l’esperienza psicologica del tradimento, dell’orgoglio davanti alla seduzione della donna, della paternità e, infine, della morte; il tutto tramite una penna che non lascia alcun spazio al sentimentale, ma solo alla dura e cruda rappresentazione del lato più cinico dell’umanità. L’opera venne in seguito adattata cinematograficamente da Claude Autant-Lara (1947) e poi da Marco Bellocchio (1986).

Il tema dell’adulterio sarà al centro anche del suo secondo romanzo, Le bal du Comte d’Orgel (Il ballo del conte d’Orgel), pubblicato solo postumo nel 1924. La vicenda riprende per alcuni aspetti la tematica del romanzo classico francese La princesse de Clèves: esso racconta la vicenda di una nobile donna che, già sposata, si innamora di un altro nobile e lo sviluppo psicologico di questa passione.

I romanzi di Radiguet sembrano riprodurre l’atmosfera cupa, le situazioni sordide, il sadismo mescolato a senso di colpevolezza, l’immoralità sottesa e al tempo stesso apertamente confessata che affiorava già nelle opere di Gide. Eppure, ciò che forse colpisce di più nella sua produzione letteraria è proprio il fatto che questi sentimenti, di cui generalmente ci si appropria, più o meno volentieri, nell’età adulta, si confondono in Radiguet con la scopertà della sensualità, con quel momento così delicato e doloroso che è l’adolescenza. Come se i suoi personaggi, e probabilmente lui stesso, si fossero affacciati sul mondo con uno sguardo già disincantato, già privo di qualsiasi ingenuità.

Ancora più emblematiche di questa pubertà senza candore sono le sue poesie, dove appaiono due figure maggiori: Venere, simbolo della scoperta della sensualità, e Narciso, specchio dello specchio di sé stesso, immagine sulla quale egli torna di continuo a affacciarsi, ma solo per distogliere uno sguardo che è al contempo disgustato e ammaliato da sé. Nella raccolta di poesie Les joues en feu (Le gote in fiamme), pubblicata nel 1920, appare lo sguardo disincantato di Raymond Radiguet sin dalla prefazione:

Les Joues en feu pourront peut-être éclairer une minute particulièrement mystérieuse : La Naissance de Vénus, qu’il ne faut pas confondre avec la Naissance de l’Amour. C’est avant, ou après notre coeur, que s’éveillent nos sens ; jamais en même temps. Des vieillards me feront peut-être le reproche qu’ils m’ont déjà fait : de manquer de jeunesse. On étonnerait bien ces romanesques en leur disant que c’est déprécier les choses, et les méconnaître, que de les vouloir autres qu’elles sont, même quand on les veut plus belles.

Le Gote in fiamme potranno forse fare chiarezza su un minuto particolarmente misterioso: la Nascita di Venere, che non bisogna confondere con la nascita dell’Amore. È prima, o dopo il nostro cuore, che si svegliano i sensi; mai allo stesso tempo. I vecchi mi faranno forse il rimprovero che mi hanno già fatto: di mancare di giovinezza. Questi romantici sarebbero ben stupiti se si dicesse loro che è disprezzare le cose, e misconoscerle, volerle altre da quello che sono, persino quando le si vogliono più belle.

 

Consuelo Ricci per MifacciodiCultura

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