Nicolas Poussin, il “pittore filosofo” del XVII secolo

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Autoritratto, 1650

L’artista francese Nicolas Poussin (Les Andelys, 15 giugno 1594 – Roma, 19 novembre 1665), figura centrale per Roma e l’arte europea del suo tempo, rappresenta uno dei più ammirevoli esiti della pittura classicista del Seicento.

Come molti artisti del secolo, anche lui si trasferisce per imparare e perfezionarsi a Roma, la patria dell’arte, dove arriva nel 1624, intraprendendo così con fermezza e professionalità il proprio percorso artistico.
Appena giunto nella Capitale, Poussin si ritrova senza clienti, ma viene accolto nella cerchia di intellettuali di Cassiano dal Pozzo, che sarà il suo primo sostenitore e committente. Grazie all’amicizia del mecenate, Poussin riceve il suo unico incarico papale. Durante la Controriforma però, piuttosto che decorare le chiese ed i palazzi di Roma, preferisce lavorare per i privati, così da poter esprimere con più libertà il proprio stile.
La straordinaria erudizione e raffinatezza intellettuale di Poussin sono state fondamentali nella scelta di temi e soggetti artistici di molte sue commissioni private. Inoltre la sua sensibilità per le sfumature, per il disegno ed il colore, gli permise di affrontare diversi temi pittorici.

Definire Nicolas Poussin un “pittore filosofo” deriva dalla scelta dell’artista di trasmettere nelle sue opere un messaggio morale o filosofico, con l’intento di far riflettere sulla precarietà dell’uomo nell’universo.

Nicolas Poussin, Il Regno di Flora (1631)

Le fonti a cui attinge sono molteplici: dalle Metamorfosi di Ovidio fino ad alcune storie del Vecchio Testamento, ma anche dallo studio della storia antica, dove egli ritrova esempi di moralità. L’intelletto di un pittore non si misura infatti solo con la sua capacità di affrontare i problemi tecnici della sua arte, ma anche con le domande che egli si pone sulla filosofia.

La sua produzione artistica è influenzata da tutto ciò che lo circonda: trasferirsi a Roma da Parigi e trovarsi di fronte al Colosseo, alle antichità romane, ai ruderi, alle sculture ed agli artisti contemporanei, ha fortemente inciso sulla sua visione del mondo.

Tra tutti i pittori del tempo, Nicolas Poussin viene considerato il più intellettuale, il più erudito; nei suoi paesaggi, alle rigorose composizioni si associano le calibrate regole prospettiche e le composte simmetrie.

Lo stile è una maniera particolare ed industria di dipingere e disegnare nata dal particolare genio di ciascuno nell’applicazione e nell’uso dell’idea, il quale stile, maniera o gusto si tiene dalla parte della natura e dell’ingegno.

Nicolas Poussin, Paysage par temps calme (1651)

Poussin ha uno stile pittorico del tutto originale, ma trae spunto da artisti come Caravaggio, Tiziano, Veronese e Raffaello: la rappresentazione del mondo classico su modello di Raffaello e Tiziano, si fonde con la ragione, (il “logos”) e la passione (il “pathos”). La pittura diventa un mezzo per evocare le memorie passate di un tempo idilliaco e insieme razionale.

L’artista francese (o meglio francese-italiano) scopre e ritrova la bellezza nel rigore prospettico e nell’ordine del naturale. E quando il grande storico e scrittore Giovan Pietro Bellori nel Le Vite de’ pittori scultori e architetti moderni (1672) ragiona sul concetto di “bellezza”, cita le parole dell’amico Poussin:

La pittura altro non è che una idea delle cose incorporee, quantunque dimostri li corpi, rappresentando solo l’ordine e ‘l modo delle specie delle cose, e la medesima è più intenta all’idea del bello che a tutte l’altre, onde alcuni hanno voluto che questa sola fosse il segno e quasi la meta di tutti i buoni pittori, e la pittura vagheggiatrice della bellezza e regina dell’arte.

Anche i paesaggi di Poussin, trascendono il dato naturale e si trasformano in idea, immagine filosofica della vita interiore dell’essere umano: sono la rappresentazione della mente, l’introspezione dell’uomo che si ritrova incluso e in stretta armonia con la natura.

Marta Previti per MIfacciodiCultura

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