Francisco Zurbarán, pittore estremeno della Controriforma nella Spagna barocca

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Francisco Zurbarán, pittore estremeno della Controriforma nella Spagna barocca

San Serapio, 1638, Wadsworth Athenaeum

Il Siglo de Oro spagnolo fu un periodo artisticamente molto felice per le arti, dal momento che vide la compresenza di alcuni dei nomi di drammaturghi, commediografi e pittori più acclamati dai contemporanei. Tra questi indimenticabile è il pittore Francisco Zurbarán (Fuente de Cantos, Badajoz, 7 novembre 1598 – Madrid, 27 agosto 1664): il suo stile tenebrista, quasi caravaggesco, lo rese il migliore interprete della pittura religiosa della Spagna della Controriforma della prima metà del Seicento.

Ricevette la sua formazione artistica nella potente e ricchissima città andalusa di Siviglia, dove aveva conosciuto Alonso Cano e Diego Velázquez, il futuro pittore di corte di re Filippo IV di Spagna.
Nel 1626 Francisco Zurbarán ottenne un’importante commissione di ventuno dipinti dal convento sivigliano di San Pablo el Real (ora Chiesa della Magdalena), di ordine domenicano, che gli valse il successivo ritorno a Siviglia con la famiglia e otto aiutanti nel 1628 per lavorare per diversi ordini monastici protetti dagli importanti mecenati andalusi. Tra questi si ricordi il convento di Nuestra Señora de la Merced Calzada per il quale realizzò un San Serapio che firmò come maestro pintor de la ciudad de Sevilla, nonostante non avesse superato l’esame che gli avrebbe riconosciuto legittimamente questo titolo.

Nel 1634 fu invitato a Madrid per collaborare assieme all’amico e capo dei lavori Velázquez alla decorazione del nuovo e magnificente palazzo reale del Buen Retiro in qualità  di pittore del re. Le sue Fatiche di Ercole (dieci tele legate al mitico capostipite del casato degli Asburgo di Spagna), Difesa di Cadice dagli inglesi e la perduta Liberazione dell’Isola di San Martino per il Salone dei Regni rappresentano un unicum nella sua produzione, poiché si tratta delle sue sole opere a soggetto profano, soprattutto del periodo.

San Ugo nel refettorio dei Certosini, 1630 ca, Museo delle Belli Arti di Siviglia

Oltre che una prestigiosa commissione reale, il soggiorno madrileno fu occasione per Francisco Zurbarán di studiare le opere di arte fiamminga e italiana della collezione reale. Il loro studio lo portò ad allontanarsi dal tenebrismo che aveva caratterizzato la sua produzione fino ad allora, assumendo al contrario delle tinte più chiare. Queste sue riflessioni sono evidenti nel ciclo per la Certosa gotica di Jerez de la Frontera, la chiesa sivigliana di San Román e nelle opere realizzate per il Monastero dei gerosolimitani di Santa Maria de Guadalupe. Per quest’ultima si occupò – tra le varie opere – della decorazione con undici quadri della Sacristia, conosciuta in Spagna con la denominazione de “La Capilla Sixtina española”.

La fine degli anni Trenta rappresenta una chiave di svolta, più che di volta nella vita artistica e personale dell’artista. Per cause ancora da appurare, la produzione di Francisco Zurbarán si fece meno frequente, quasi tutta derivante da commissioni di conventi e chiese del Nuovo Mondo. D’altra parte, in quegli anni Siviglia era la città  del commercio con l’America, di conseguenza gli scambi erano frequenti. Tuttavia, con il 1643 il Conte-Duca di Olivares, favorito del sovrano fino a quel momento, cadde in disgrazia e con lui anche la fortuna dei pittori andalusi alla corta reale. Contestualmente, la sua città  natale, Siviglia, cadde in un lento declino, dovuto anche alla peste del 1649, che portò a una lenta diminuzione degli incarichi in Spagna per Francisco Zurbarán. Questi allora intensificò il suo mercato con il Latino America, Perù, Cile e Argentina sono alcuni dei Paesi per i quali lavorò.

Sacrestia del Monastero di Guadalupe

Francisco Zurbarán lasciò definitivamente Siviglia nel 1658 e si recò di nuovo a Madrid, ma, nonostante l’intercessione dell’influente e potente amico Velázquez, il suo isolamento era ormai quasi totale, aggravato forse dall’arrivo sula scena di Murillo. A questo periodo risale la sua produzione in piccolo formato: quadri di devozione privata e nature morte, entrambi dalla tavolozza ricca e luminosa.

La fama di questo pittore non fece che crescere dopo la sua morte avvenuta a Madrid nel 1664, quattro anni dopo l’amico Velázquez e anticipando di un anno quella del sovrano Filippo IV. In particolare, l’impopolare Giuseppe Napoleone, fratello minore di Napoleone Bonaparte, inviò a Parigi alcune delle opere maggiori di Francisco Zurbarán per la Galleria Spagnola del Louvre del 1838 e persino alcuni generali dell’esercito napoleonico trafugarono altre opere del pittore da Siviglia.

Santa Isabella del Portogallo, 1635 ca, Museo del Prado

In Italia invece il pittore resta tutt’ora sconosciuto: possediamo infatti meno di 12 quadri dell’autore estremeno e una Natura Morta del 1633 fu addirittura venduta – non senza controversie – dagli eredi del mercante d’arte Alessandro Contini Bonacossi nel 1973 e ora è conservata a Los Angeles.

Il noto storico dell’arte Roberto Longhi, amico di questo mercante, descrisse superbamente lo stile di questo pittore:

Fu chiamato talora il Caravaggio spagnolo, ma con soverchio semplicismo, perché, sebbene insistesse più a lungo che non il Velázquez nei contrasti di un chiaroscuro estremo, se ne valse, più che per una libera indagine pittorica, agli effetti di un austero, drammatico rigore, versato quasi esclusivamente negli argomenti religiosi e monastici. Come un popolano, un aldeano, che cerchi un solido “manichino” spirituale cui tener fede, egli ritagliò i suoi frati bianchi nei cartoni di un fanatismo drammatico e popolare: li dispose poi secondo le tracce compositive più varie (sebbene si tenesse di preferenza agli schemi più arcaici che danno a tanti suoi quadri un sapore primitivo) e, come ogni spagnolo di quei tempi, mescolò a quegli austeri schematismi frammenti di realtà superbamente tangibile: dai suoi famosi panni bianchi frateschi, ai cesti d’ova, agli agnelli dei presepi rusticani, e via dicendo.

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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