Il Marchese De Sade, il padre del sadismo

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Il Marchese De Sade, il padre del sadismo

Jean-Baptiste_François_Joseph_de_Sade(1)Una donna scarmigliata è piegata su una sedia, il corpo livido e madido di sudore non cela le percosse ricevute; una voce flebile implora l’aguzzino di avere pietà, ma questo sentimento non trova dimora in lui, che al contrario, appagato della richiesta, dà sfogo al suo impulso irrefrenabile di violenza e tortura. Infliggere dolore lo eccita e solo così raggiunge l’apice del piacere.

Questa è solo una delle tante scene di sesso e violenza che animano i racconti dello scrittore francese Donatien-Alphonse-François de Sade (Parigi, 2 giugno 1740 – Charenton-Saint-Maurice, 2 dicembre 1814), meglio conosciuto come il Marchese de Sade, una vita che ispira romanzi e romanzi che vengono convertiti in stile di vita. L’autore scandalizza l’intera società settecentesca, tanto che il suo nome arriva ad indicare la deviazione sessuale conosciuta come sadismo.

Storie di libertini viziosi e dissennati, prostitute sodomizzate, adolescenti deflorati e brutalmente uccisi; e poi incesti, torture perpetuate in luoghi angusti, pratiche estreme che necessitano di strumenti di tortura e il supporto di animali.

Questo è il depravato universo del Marchese de Sade, che nelle avventure di Justine o ne Le 120 giornate di Sodoma ricrea e definisce le innumerevoli sfumature della perversione sessuale: ritratti impietosi, raccapriccianti in cui la morale e il senso del pudore non dettano legge; l’unica autorità è quella dell’amante- carnefice e la sua libertà non ha limiti.

La trasgressione sessuale non si limita alla carta, ma invade la vita reale del Marchese e la trascina in un vortice di scandali sessuali e avventure proibite che passano alla storia. Tra i più celebri l’affaire d’Arcueil e l’affaire de Marseille: ad Arcueil nel 1768 il poeta invita una mendicante prostituta, che viene segregata, fustigata e minacciata di morte; a Marsiglia, quattro anni dopo, un irrefrenabile istinto sadomasochistico lo induce a drogare 4 giovani ragazze e a ridurle a oggetto sessuale. La stessa sera la prostituta Marguerite accusa gravi sintomi di avvelenamento dovuti all’ingestione di biscotti alla cantaridina e così il ricco aristocratico progetta una fuga in Italia. Sfugge così ai reati di sodomia e avvelenamento, la decapitazione non si addice ad un nobiluomo e l’esilio non preclude il divertimento e la sperimentazione trasgressiva.

marchese-de-sade-598076(1)Agli occhi di molti la copiosa produzione romanzesca è solo sordido materiale pornografico senza fini letterari, per altri una preziosa enciclopedia della perversione che inneggia alla libertà e al soddisfacimento delle più recondite fantasie sessuali. Il Marchese de Sade non smette di provocare e il lettore di un tempo, come quello di oggi, è costretto a divorare le pagine senza tregua, una dopo l’altra, smanioso di dettagli e in attesa, inavvertitamente, della depravazione più cruenta, in attesa del delitto.

La curiosità più morbosa ci ha attanagliato e la nostra natura manda segnali che non si possono ignorare, siamo colpevoli anche noi? Cosa ci attira tanto del sadomasochismo?

L’esercizio del dolore accompagna l’uomo sin dalla sua nascita: per chi subisce sembra che punire il corpo serva per elevare la mente; la sofferenza fisica, l’umiliazione portino l’anima a percepire il divino, raggiungendo un livello metafisico, sublime. Nella pratica erotica il piacere è sensoriale, ma nulla prescinde dalla mente ed è la sensazione di libertà a infondere vibrazioni orgasmiche.

Altrettanto mentale è il piacere provocato dalla sofferenza altrui: il sadico esercita l’autorità che abitualmente subisce; dominare l’altro corrobora l’autostima, svincola da leggi che non siano le proprie; il delirio di onnipotenza è in atto.

La lettura di De Sade apre uno squarcio sul lato oscuro della mente umana. A volte è bene conoscersi, altre volte no; ma se si assaggiano le perversioni più recondite sarà poi impossibile tornare indietro, l’ossessione non ammette tregua.

L’unico sano principio però è che le persone coinvolte siano davvero consenzienti. E non sempre ciò avveniva e avviene. Il rispetto non deve mai essere considerato secondario, altrimenti è pura violenza.

Il piacere non c’entra.

Arianna Nicora per MIfacciodiCultura

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