Il condizionamento emotivo è una risorsa, ma un po’ masochista

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«La salute è il primo dovere della vita» dichiara Oscar Wilde nell’atto I di L’importanza di chiamarsi Ernesto. Salute che è da intendersi non solo nell’accezione di assenza di mali bensì nella serenità e integrità del legame inscindibile mente-corpo. Ogni giorno il Sè affronta degli stimoli nuovi, che possono essere antecedenti mai conosciuti prima ma anche l’evoluzione di qualcosa che si credeva di conoscere e che, all’improvviso, muta il suo comportamento. Nel bene e nel male, tra fascinazione e delusione, i legami tra le persone crescono e mutano, si fortificano o crollano con la velocità e la drasticità di un cataclisma. A fare da trait d’union, o da rassicurante fil rouge, è il condizionamento emotivo. Che è così definito dalla psicologia della personalità:

condizionamento in cui la risposta condizionata consiste in una risposta emotiva (Carver, Scheier, Giampietro e Iannello,”Psicologia della personalità”)

Parlando di condizionamento emotivo, sovvengono alle mente immagini letterarie o di stampo biografico, dove grandi personalità hanno sviluppato un attaccamento molto forte verso un’altra identità. La cui fisionomia e l’intelligenza fuori dal comune sono stati poli attrattivi la cui violenza ha turbato l’omeostasi (equilibrio energetico) dell’Io narrante. Da Oscar Wilde con la sua passione per l’enigmatico Bosie fino alla Lolita di Nabokov, le immagini ritraggono storie dai grandi coinvolgimenti e gli epiloghi infelici. E poi Simone de Beauvoir con Sartre, ma ancora Frida Kahlo che combattè con tutta l’energia contro la Pelona per tutta la vita ma dipese sempre anche dall’ego di Diego Rivera. Il motivo per cui si sviluppa un attaccamento dipende intanto dal rapporto infantile (attaccamenti emotivi insicuri o ambivalenti col genitore predispongono alla dipendenza affettiva), e poi dal collegamento che la mente crea tra chi compie un’azione e l’effetto che questa ha.

«Il collegamento tra uno stimolo neutro e un evento piacevole provoca un “piacere mentre l’associazione tra uno stimolo e un evento sconvolgente provoca un “dispiacere»

Ci si attacca a un ricordo con la potenza di un gigante, si anela al ritorno di qualcosa che egoisticamente ha soddisfatto ignorando tutto il resto: giusto o meno che sia, l’attaccamento egoistico della mente a ciò che l’ha fatta stare bene è più forte di qualunque altra realtà oggettiva.

Il concetto di masochismo passa accanto a quello di attaccamento come un funambolo, e basta un poco per far scivolare le due realtà in una. Il condizionamento emotivo, con risposta positiva, può influenzare numerose realtà: da quella spirituale a quella dei disturbi alimentari. Chi soffre di anoressia e bulimia è particolarmente sensibile a ogni dettaglio, al punto che calibra ossessivamente la quantità di cibo, la disposizione e la simmetria delle righe nel piatto, arrivando a calcolare persino gli oggetti nella stanza, la loro posizione, le dimensioni e il colore. Dev’esserci una composizione perfetta, altrimenti tutto è bloccato, fermo, immobilizzato. Nella realtà dei disturbi, il condizionamento emotivo può aiutare a sbloccare la situazione, a sentirsi meglio, attraverso la percezione dei colori.

Ad esempio, può essere utile non lasciare nei dintorni oggetti di colore rosso, perchè questa tinta indica subliminalmente un sentore di urgenza ed errore. Rosse sono le penne usate per correggere i compiti, paonazzo è il viso di chi ha corso per scappare da qualcosa o per arrivare prima da qualche parte. Da questo piccolo esempio, si deduce quanto il condizionamento emotivo anche nel più piccolo dettaglio possa essere un’importante risorsa per gestire al meglio l’ambiente e ottener(ne) un maggior benessere soggettivo. Con la consapevolezza, però, che lo stesso ambiente può generare condizionamenti pericolosi (ad esempio lasciare nella stessa stanza persone tossicodipendenti crea vincoli emotivi la cui intensità alta può sfociare in azioni gravi). Ogni dettaglio ha il suo ruolo, ogni persona è inimitabile: occorre ricordarsene.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

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