Lezioni d’Arte – “Maja desnuda” e “Maja vestida”, stratagemmi a corte

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Lezioni d'Arte – Maja desnuda e Maja vestida, stratagemmi a corte
Maja vestida, 1802-1805

Due occhi neri e profondi attraversano lo sguardo dello spettatore, portandolo nella corte spagnola dell’inizio XIX secolo. Sono quelli della famosissima Maja di Francisco Goya (Fuendetodos,1746 – Bordeaux,1828), ritratta in due versioni, prima desnuda e poi vestida, protagonista indiscussa del Museo del Prado di Madrid.
Da quando è arrivata, dal 1901, non ha mai smesso di attirare l’attenzione tra i numerosissimi capolavori esposti. Le due versioni oggi si affiancano e diventano per lo spettatore un’attrazione irresistibile, proprio come al tempo della sua creazione.

La Maja desnuda distende il proprio corpo, dipinto con dolci pennellate, su un divano verde petrolio ricoperto da pizzi bianchi e luminosi che ne accentuano la profondità. La donna, giovane e bella, con la pelle di porcellana assume una posa particolare, anzi particolarissima per l’epoca. Le mani dietro la testa, nessuno stratagemma per coprire il pube e il seno e il movimento appena accennato dei piedi che sembra così realistico. La leggera torsione del bacino, il formato orizzontale della tela, il naturalismo estremo con cui la dipinge Goya: tutto ci dà l’impressione che il corpo si stia muovendo nel cercare la posizione più comoda da assumere.

Galeotto fu proprio quello sguardo così accattivante e seducente che ci indica subito la natura della protagonista: una dama della società spagnola, realmente esistente.

Lezioni d'Arte – Maja desnuda e Maja vestida, stratagemmi a corte
Maja desnuda, 1800

La posizione fa riferimento ai temi classici tanto amati dalla borghesia, come una riproduzione di Venere o di Danae, gli unici nei quali era permessa la nudità. L’assenza però di Cupido nell’immagine e del tradizionale letto, sostituito invece da un moderno divano, permette di escludere già al primo sguardo l’allusione mitologica. Quello di Maja è un vero e proprio ritratto di corte.

Lo commissiona Manuel Godoy, il potente primo ministro di Spagna conosciuto come Principe de la Paz, l’unico in grado in questi anni di poter sfidare i divieti e i processi dell’Inquisizione. Possedeva, nel gabinetto privato della residenza dei Duchi di Alba, una collezione di nudi femminili come la Venere di Velázquez e quella di Tiziano, considerati immorali e spregiudicati proprio per la nudità e l’atteggiamento erotico delle protagoniste. L’Inquisizione spagnola vietava il nudo femminile esplicito per i dipinti profani e ne metteva sotto torchio anche i possessori. Godoy per la sua posizione privilegiata rappresentò una delle poche eccezioni. Affidò a Goya un simpatico stratagemma per evitare le critiche dei visitatori indiscreti. Dopo la Maja desnuda gli commissionò quella vestida, identica nella posa e nelle dimensioni ma abbigliata da vesti signorili. Doveva servire da coperchio per celare, in un bizzarro meccanismo, la nuda sotto la vestita.

Lezioni d'Arte – Maja desnuda e Maja vestida, stratagemmi a corte
Maja desnuda, dettaglio

La scelta del soggetto non fu certamente casuale: Maja è stata identificata con la duchessa d’Alba, amante e musa del pittore e amica di Godoy. Un personaggio potente e molto eccentrico dell’epoca, protagonista di feste lussuose e sfrenate la cui personalità è compatibile con la donna ritratta che invita lo spettatore. Già il nome è un riferimento esplicito: Maja significa bella e attraente.

La Maja creò non pochi problemi al nostro pittore, che nel 1815 fu chiamato davanti al Tribunale dell’Inquisizione. Riuscì a non essere condannato soltanto per una forte intercessione ma la sua opera venne bollata come oscena e vietata fino a fine secolo. La reputazione di Goya, compromessa da quel processo, lo spinse a rifugiarsi lontano dalla corte spagnola ma il fascino di mistero e di attrazione che è eterno nella Maja hanno reso il suo autore famoso nei secoli.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura     

1 Commento
  1. Attilio M. S. Leone Liistro dice

    Probabilmente Goya compose dapprima la desnuda e poi, su una variante di questa, eseguì l’abito. Il viso della vestida appare più semplicistico e più truccato di quello della desnuda, ma per il resto si presenta come un dipinto eccellente.

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