Il 23 maggio della Legalità: ricordiamoci che #eranosemi

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Oggi 23 maggio è la Giornata della Legalità, una giornata dedicata al ricordo della strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, gli agenti della storia Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. E la pagina di storia italiana sarebbe stata ancora più buia soltanto pochi mesi dopo, in quel 9 luglio dove perse la vita Paolo Borsellino, con la sua scorta. Dunque, oggi 23 maggio è la giornata in cui siamo invitati a esporre sui nostri balconi un lenzuolo bianco, per essere comunque uniti anche in questo anniversario diverso dagli altri, in cui le manifestazioni non possono essere in presenza, a causa dell’emergenza sanitaria. Una giornata come questa è il segno per continuare a dire di no a un fenomeno come quello della Mafia, quanto mai attuale, che deve essere sensibilizzato nelle scuole e nei luoghi associativi e pubblici, tra le persone. Perché la mafia non è solo nei racconti degli episodi drammatici del passato, ma è presente ancora oggi, dove c’è ogni rappresentante dello Stato che con onestà e impegno lotta contro atti di criminalità organizzata. La piazza della legalità non è solo quella di Palermo, di Milano, non è solo lo svincolo di Capaci o via D’Amelio, ma sono le piazze di tutta l’Italia, che non dovrebbe dimenticare quanto Giovanni Falcone e tutti quelli sulla sua scia fossero semi.

Semi. Una parola non casuale, utilizzata con l’hastag #eranosemi da WikiMafia, la prima enciclopedia e mappa in Italia dedicata interamente alla Mafia, nata nel 2012, la cui base dell’associazione si trova a Milano. Una pagina molto attiva sui social che ha lanciato proprio questa campagna #eranosemi, dal marzo scorso a oggi (in collaborazione con Fondazione Falcone, il Miur, Libera, e non solo). Il significato sta nella sensibilizzazione delle figure che hanno fatto la storia della giustizia nel corso del nostro Paese, proprio quando il nostro Paese non sembrava accorgersene o ha voltato lo sguardo dall’altra parte. Ma per fortuna, mentre Giovanni Falcone lottava, e come lui molti altri magistrati e professionisti del settore, c’era – e soprattutto, c’è ancora – un’altra buona parte di Italia disposta a continuare la lotta, a mostrare la propria solidarietà e vicinanza. Questa è l’Italia civile che ancora oggi ricorda che quelli erano semi, per portare avanti i valori migliori della nostra società, contro l’illegalità galoppante che si fa beffa dei territori in cui agisce, delle persone contro cui si scaglia.

Il Paese di Falcone è il titolo del programma che per tutta questa settimana, dal 18 al 23 maggio, Wikimafia ha organizzato telematicamente in questo ventottesimo anniversario dall’attentato di Capaci. Diversi gli appuntamenti grazie ai loro partecipanti: una lezione su un “Falcone che insegna ancora” di Nando Dalla Chiesa – presidente onorario di Libera, docente di sociologia presso l’Università degli Studi di Milano, scrittore e promotore di una serie di eventi culturali sia in Italia sia all’estero -, una testimonianza su cosa voglia dire fare giornalismo in terra di mafia con Riccardo Orioles e Attilio Bolzoni, lo sport come metafora della vita, un ricordo delle donne che combatterono la mafia, come la stessa Francesca Morvillo. Il programma si conclude proprio in diretta dal Giardino della Memoria di Capaci e dall’Albero Falcone a Palermo – dove tutta la collettività si sarebbe raccolta come ogni anno, se non fosse stato per il Covid 19. Una diretta, di nuovo, vedrà la partecipazione di molti ospiti, con un’apertura in musica grazie agli Stadio di Gaetano Curreri, da Maria Falcone a Tina Montinaro, dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando a Pif. Infine, alle 18 un flash mob attraverso i lenzuoli bianchi sparsi per l’Italia ma metaforicamente tutti vicini, mossi dal vento a Palermo, nel nome di chi ha perso la vita.

Cercando di andare oltre la retorica, non sono morti invano. E ne sono testimonianza tutti i giovani, tutte le persone che si radunano ad ogni manifestazione, ogni anno e in ogni occasione, per commemorare una figura diversa, in ogni città italiana, da nord a sud. Quei magistrati, quegli operatori onesti dello Stato sarebbero stati fieri – vogliamo immaginare – di vedere che ancora oggi, nonostante tutte le difficoltà, c’è chi è ancora disposto a fare qualcosa di buono, portando avanti la causa incominciata da altri prima di loro. E avrebbero sorriso.

Lo diceva lo stesso Giovanni Falcone, e aveva ragione.

Gli uomini passano, le idee restano.

Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

Francesca Bertuglia per #Mifacciodicultura

 

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