Due ricordi del Giappone di ieri: torneremo a viaggiare

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Fushimi Inari Taisha, Kyoto, Giappone

Correva il settembre del 2018 quando, carica di un sentimento un po’ timido nei confronti di quel che sarebbe venuto e in parte Luftmensch (sostantivo yiddish che letteralmente significa “uomo dell’aria”, persona che fantastica), partii per il Sol Levante. Ecco due ricordi, tra i tanti, che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria, come accade talvolta quando l’Ananke decide di farci un regalo.

  • Kyoto, Fushimi Inari e il silenzio della notte

Sipario [ ] (伏見稲荷大社)
Arrivare al Fushimi Inari, nella zona limitrofa a Kyoto, e gustarselo in totale solitudine perché era ormai calata la notte. Niente visitatori, nessuna frenetica presenza pronta a scattare, urlare, muoversi fastidiosamente, come ormai eravamo abituate da giorni a Tokyo e nei meandri delle vie turistiche di Kyoto, tra un tempio dorato e l’altro, rosso. L’ultimo shinkansen per Tokyo e il pensiero dell’ennesima corsa per balzare al volo sull’ultima metro notturna per Nishi-Kassai ci aspettavano lì con la loro urgenza. Eppure la sensazione che l’onirico privo di realtà ci fosse piombato addosso ci fece capire che non ci importava granché. Di perdere il treno, e di tutto il resto della notte.
Ci avremmo pensato più avanti.

E poi Kamakura (per un approfondimento, clicca qui), la città dalle mille ragnatele e dimora delle più belle statue Jizo.

Kōtoku-in (高徳院, tempio di Buddha), Kamakura, Giappone

Kamakura, Kōtoku-in (高徳院, tempio di Buddha)

Quello a Kamakura è stato l’ultimo giorno in Giappone, e il Kōtoku-in (高徳院, tempio di Buddha) l’ultima meraviglia non vista. Questo perché sul sito era indicato un orario, ma casualmente quel giorno avevano deciso di chiudere in anticipo. Non andando con un gruppo organizzato (cosa che personalmente odio), provammo rabbia, ma non potemmo nulla di più. Fortunatamente però, lì davanti all’entrata c’era un giapponese sui 70, il quale ci venne incontro e ci mostrò i suoi 36379 scatti (di cui questo il mio preferito) fatti all’interno. La seconda statua di bronzo di Amida Buddha, la più grande dopo quella di Nara, con un’altezza di 13,35 metri e un peso di circa 93 tonnellate, eccola lì. Lì, ai limiti della città di Kamakura nella prefettura di Kanagawa, vicinissima a un gelataio che proponeva gusti serafici anche solo per i nomi (patata viola, cioccolato carbone e matcha brillante), a pochi passi dal magico tempio di Hase-dera; Il tutto con un nuvolone nero in arrivo.

Statue Jizo, Kamakura, Giappone

Poco dopo ci arrampicammo su per un muretto, giusto per cercare di vedere qualcosa del tempio, l’unica (e ultima) attrazione non vista di un tour programmato nel dettaglio, incredibilmente fitto ma quanto mai appagante. La guardia ci guardò storto, il rischio era che ci rompessimo l’osso del collo, ma infine non ci impedì nulla e finse di guardare altrove. Non vedemmo chissà cosa da lassù, ma il vento era fortissimo e si trascinava dietro le ultime luci chiare del finale di settembre. Tutti gli elementi, in quei pochi precisi attimi, simularono un addio percettivo anticipato al Sol Levante, e la sensazione era di essere entro un miracolo visivo già diventato nostalgia. Che sarebbe finito domani.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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