Pensiero controfattuale: il rischio di pensare a ciò che non è stato

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Accade continuamente, nella vita di tutti i giorni, di ritrovarsi a pensare a quell’accadimento, che in effetti forse non sarebbe andato proprio così se solo avessimo agito diversamente. Magari, uscendo di casa dieci secondi prima, se non avessimo impiegato del tempo a cercare le chiavi che la sera prima non avevamo rimesso a posto, non avremmo perso l’autobus, e così non saremmo arrivati in ritardo al lavoro nè avremmo sorbito una  ramanzina completamente inutile. E via dicendo. Ebbene, ogni singola azione ha delle conseguenze, ed è inevitabile, specialmente se qualcosa va storto, rimuginare mentalmente sull’accaduto immaginandone gli esiti diversi: in psicologia, questo fenomeno si chiama pensiero controfattuale.

Anche detto euristica della simulazione, il pensiero controfattuale riporta la mente a uno stato che ormai si è consolidato come ricordo, ma che ha ancora delle connotazioni emozionali vivide, che inducono la cognizione a riconsiderare quel frammento mnestico dividendolo in tante piccole sequenze simili alle celle degli alveari. Anche solo l’assenza di una di queste avrebbe provocato un esito altro, come insegna il film Sliding doors, o forse alla fine ogni via avrebbe condotto alla stessa conclusione. Comunque la si voglia vedere, il pensiero controfattuale può incidere in due modi: ha un effetto negativo quando si trasforma in ruminazione, con ripensamenti eccessivi e ossessivi dovuti alla mancata elaborazione e accettazione di questo. Ogni step, parola, scena non metabolizzata dalla psiche viene rivissuta a intermittenza, e l’overthinking priva di attenzione gli stimoli nuovi che la persona si trova di fronte, dedicando invece le riserve energetiche al passato.

Questo solo è negato a Dio: disfare il passato.
(Aristotele)

 

Diversa cosa avviene se, al contrario, il pensiero controfattuale permette di riflettere su qualcosa di accaduto, o che non è accaduto per qualche motivo, che influenza in positivo (prevenzione, modificazione dei propri atteggiamenti e/o comportamenti) le azioni future. Ad esempio, riprendendo l’esempio iniziale, se sappiamo che l’autobus passa puntuale ogni mattina, una volta sperimentata la frustrazione dell’averlo perso per pochi secondi per via della ricerca delle chiavi e una volta immaginata invece la realtà alternativa, si avrà chiara una lezione: se le chiavi non saranno messe al proprio posto, il rischio di perdere l’autobus e arrivare in ritardo di nuovo sarà elevato. Così facendo, grazie all’apprendimento continuo basato sulle cause e gli effetti conseguenti, s’impara a vivere nel mondo. Fermo restando che anche il caso- apparentemente fortuito o meno- alle volte combina setting e punti d’osservazione differenti che non erano stati prefissati ma che sono ancora più interessanti delle simulazioni mentali preimpostate.

Isabella Garanzini per MIIfacciodiCultura

 

 

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