“The place” di Paolo Genovese: scegliere, come arma di attacco e difesa

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Un uomo (Valerio Mastandrea) riceve in un bar, collocato in una zona non definita del mondo. Ma le coordinate spazio-temporali non hanno alcuna importanza, perchè al The place arrivano ininterrottamente ogni giorno persone con delle richieste che sono costanti: c’è chi vuole essere più bella, chi far sparire l’Alzheimer fino a chi, cieco, rivorrebbe indietro i suoi occhi. Marco Giallini, Alessandro Borghi, Giulia Lazzarini, Vinicio Marchioni, Silvio Muccino, Rocco Papaleo, Vittoria Puccini ed Alba Rohrwacher formano un cast d’eccellenza che rende questa storia ancor più speciale.

Ma lei crede in Dio? –

Diciamo che credo nei dettagli.

L’uomo del The place, senza nome o presentazioni, dopo aver ascoltato la specifica domanda e averla annotata in un quaderno nero, risponde che ogni cosa è possibile, ma per tutto c’è un prezzo. Si è disposti, ad esempio, a veder scomparire la propria malattia mettendo una bomba in un luogo pubblico? O a uccidere un bambino per far guarire il proprio figlio? Fino a che punto si sacrificherebbe non solo l’altro ma la propria persona, con una scelta che violenterebbe i precetti morali e la coscienza?

Alla fine al carnefice resta solo la vittima

Se ogni azione può essere tacciata di responsabilità, con tanta facilità si dimostra che l’empatia non è un’entità solo astratta ma una presenza costante. O almeno, in alcuni casi è così. Un filo d’aria flebile separa l’attacco e la difesa, e la scelta tra ciò che è bene e ciò che è giusto s’orienta spesso su una traiettoria emotiva frastagliata. Yin e yang, luce e buio, coscienza e rimorso, angeli e diavoli sono perennemente presenti, e forse basta davvero poco perchè s’incontrino. E il finale (vedi spiegazione qui) è sovente una gran sorpresa.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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