“Momenti di trascurabile felicità”, un invito quanto mai attuale

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Tutte le persone che non sono belle, o che sono brutte, poi quando le conosci diventano più belle, sempre.

Da quando è iniziata la quarantena ci chiediamo ogni giorno, specialmente in occasione delle notizie più tristi cui assistiamo, come si possa sorridere un minimo, per mantenere sollevato il nostro umore, per strappare un attimo di allegria durante un periodo di emergenza come questo, dove la felicità si è rivelata una parola, una sensazione molto lontana. Ebbene, non esiste una vera risposta, però esiste un rimedio. Almeno a mio parere. E questo rimedio, casualmente, penso che molti di noi la sapessero già, anche se un po’ sopito. Mi è tornato in mente altrettanto casualmente. In diretta social mi è capitato di ascoltare l’intervista, o meglio la chiacchierata, tra Caterina Balivo e Francesco Piccolo, a proposito del suo libro Momenti di trascurabile felicità, ormai uscito dieci anni fa per Einaudi. Autrice del format My Next Book, la conduttrice ha ideato questa modalità di promozione alla lettura, intervistando ogni giorno uno scrittore diverso, per scoprire cosa si nasconde dietro la sua creazione letteraria. Così Francesco Piccolo ha raccontato cosa si nascondeva dietro i suoi Momenti di trascurabile felicità: nel suo computer da anni vi era un file in cui erano inseriti pensieri sparsi, che facevano riferimento al quotidiano e alla sua piccola felicità, momenti che facevano sorridere, che trapelavano ironia, eppure lasciavano anche una qualche nota di nostalgia, di malinconia. Piccolo di tanto in tanto aggiornava quel documento e si chiedeva a cosa avrebbe portato, finché a un certo punto decise di farlo leggere alla propria editor, che ne rimase entusiasta, e infatti poi il libro suscitò apprezzamento e giudizi positivi da parte del pubblico. Ma quel file è rimasto ancora lì, utile a creare in seguito i Momenti di trascurabile infelicità, pubblicato nel 2015, e non solo, vedremo cosa ci riserverà in futuro la scrittura di Francesco Piccolo.

Dunque, momenti di una trascurabile felicità. Ricordiamoci, trascurabile. Ecco il rimedio per ciò che stiamo vivendo. Come ritiene lo stesso autore, perché rinunciare a tutti quei frangenti che ci regalano qualcosa da conservare, qualcosa per cui sorridere? Altrimenti dovremmo aspettare una felicità molto forte, ma che capita soltanto nei momenti importanti della vita. Perciò questo non è un romanzo vero e proprio, bensì una sorta di catalogo dell’allegria, di momenti che capitano nella nostra vita, anche quando non ce ne accorgiamo e non ci diamo peso. Le situazioni raccontate sono, appunto, piccoli, brevi e fugaci momenti di una felicità che possiamo giudicare irrilevante e banale, eppure ci restituiscono un quid di divertimento e di stupore, proprio perché sono immagini che noi stessi ci siamo trovati davanti in contesti più che quotidiani – e solo leggendoli sulla pagina ci rendiamo conto che sì, quelli erano momenti di trascurabile felicità. Alla fine, tutto questo ci porta a pensare, come vuole la retorica, al sapore delle piccole cose, che ci tengono compagnia, che ci permettono di stare bene, anche quando siamo troppo occupati a lamentarci di qualcos’altro.

In fondo, l’intenzione dell’autore era proprio questa: scrivere di determinati momenti per far dire agli altri, sì, è capitato anche a me. Ed esserne trascurabilmente felici.

La memoria morbosa per i libri che ho letto: ricordo dove li ho letti, cosa facevo nel periodo in cui li leggevo, con chi ne parlavo. Quando riprendo un libro dallo scaffale, a volta basta solo la copertina, oppure le parole che ricordo, e ritorno a un umore e a un tempo preciso, nitido, sempre, o quasi sempre.

Un invito di lettura quanto mai attuale, pur nella sua semplicità ed ironia, se vorrete.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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