Vladimir Nabokov e la sua morbosa “Lolita”

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Vladimir Nabokov e la sua morbosa Lolita

Vladimir NabokovLolita è il famosissimo e scandaloso romanzo di Vladimir Vladimirovič Nabokov (Pietroburgo, 23 aprile 1899Montreux, 2 luglio 1977).
Edito a Parigi dall’Olympia Press, nota per le sue produzioni dai toni erotici, il romanzo a distanza di pochi mesi dalla sua pubblicazione venne ritirato dal commercio e ne fu vietata la vendita per due anni.

Approdò quindi nelle librerie statunitensi solo il 18 agosto 1958 e divenne un vero e proprio best sellers, secondo solo a Via col Vento: le vendite nell’America conservatrice degli anni ’50 furono incentivate dalle voci provenienti da oltreoceano che riguardavano la figura di Nabokov e la natura scabrosa del suo lavoro, confermata dalla collaborazione con l’Olympia Press. Nonostante ciò il maturo autore non cercò mai di trarre notorietà dalla sacca di risonanza che Lolita aveva suscitato.

Ma ciò che più è interessante notare di questo libro è come Nabokov munì Humbert, protagonista della vicenda, di tutti gli anticorpi e alibi necessari affinché fosse protetto dalle critiche esterne. L’autore infatti identifica e giustifica l’ossessione di Humbert per quelle che lui stesso chiama “ninfette”, come conseguenza della morte in giovanissima età del primo amore del protagonista, Annabelle Leigh, a causa del tifo. Da sempre grandissimo appassionato di Proust, lo scrittore ripropone quella che il francese aveva definito “memoria evocativa“, ovvero la capacità di fermare il momento e di fissare l’attimo per rivivere le gioie passate, in particolar modo quelle legate all’infanzia e all’adolescenza. Proprio il tema del tempo è uno dei cardini attorno cui si sviluppa l’opera. Attraverso Lolita, allora dodicenne, Humbert dunque rivive il suo amore di gioventù.

So anche che lo choc della morte di Annabelle consolidò la frustrazione di quell’estate da incubo, ne fece un ostacolo permanente frapposto ad ogni nuova avventura sentimentale nel corso dei gelidi anni della mia giovinezza. L’elemento spirituale e l’elemento fisico si erano fusi in noi con una perfezione che deve riuscire incomprensibile ai giovani d’oggi, così positivi e rozzi, la cui intelligenza è così standardizzata. Molto tempo dopo la morte di Annabelle, continuai a sentire i suoi pensieri insinuarsi nei miei. Molto tempo prima di esserci conosciuti, avevamo fatto gli stessi sogni. Raffrontavamo i nostri ricordi e vi trovavamo singolari affinità. Nello stesso mese di giugno dello stesso anno (il 1919), un canarino sperduto era volato nella casa di lei e nella mia, in due Paesi molto lontani. Oh, Lolita, se anche tu mi avessi amato così!

img16 (2) (1)Da questa fortissima necessità di rievocazione del protagonista, scaturirà la sua vera e propria ossessione per Dolores, la giovane Lolita. Nabokov è riuscito appieno a ricreare e trasmettere al lettore il profondo senso di turbamento e angoscia che affligge Humbert, senza mai scadere nella descrizione del rapporto sessuale. Il lettore è consapevole della sua presenza ma è nascosto ai suoi occhi.
La narrazione è molto soggettiva con uno stile prosastico molto complesso per ingraziarsi il lettore, filtrata attraverso gli occhi del professore così che a colui che sta leggendo non arrivi mai una visione chiara e concreta di Lolita. La giovane rimani infatti un vero mistero per tutta la narrazione: non si capisce fino in fondo la personalità di Dolores perché viene distorta dallo sguardo ossessivo di Humbert.

Lolita è un libro complesso quanto ambiguo, quasi impossibile da spiegare nella sua duplicità. Ciononostante è divenuto vero e proprio classico della letteratura contemporanea occidentale. Affresco degli Stati Uniti di metà secolo passato, con i suoi miti e le sue ossessioni, il nome stesso della protagonista è divenuto termine di uso comune nella cultura di massa.

Nel 1962 è stato realizzato un adattamento cinematografico dell’opera diretto da Stanley Kubrick e nel 1997 ne è stato girato un altro ad opera del regista Adrian Lyne.

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

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