Le cinque fasi del Covid-19 raccontate attraverso le grandi opere d’arte

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Proprio come per il lutto, anche per il Covid-19 che ha indelebilmente segnato il nostro secolo si possono individuare cinque fasi ben distinte: lo sbaglio, il dramma, la solidarietà, lo sciacallaggio, il dopo. Ad ognuna può essere associata un’opera d’arte che esprime eloquentemente con una sola immagine i sentimenti che accompagnano ciascuna fase.

LO SBAGLIO: si dice che il dipinto più famoso di Gustav Coubert, fosse un autoritratto in cui l’artista si auto-dipinge disperato, come se solo nel momento in cui si guarda allo specchio, realizza di aver fatto qualcosa di irrimediabile. Le autorità cinesi (che non dimentichiamolo, rappresentano una delle più forti dittature del mondo contemporaneo), non lanciano mai ufficialmente un vero e proprio allarme sulla pericolosità e la gravità del famigerato Coronavirus. Nonostante i primi casi accertati nei pressi di Wuhan risalgano alla metà di novembre, è solo da fine gennaio che la cittadina epicentro dell’epidemia viene chiusa con il lockdown, mentre dal resto della Cina sono ancora possibili viaggi in aereo da e per il resto del mondo. I dati ufficiali parlano di un’epidemia circoscritta e di un numero di morti che rapportato alla popolazione, è tutto sommato poco preoccupante (circa 3000 su una popolazione di 60.000.000 qual è quella della provincia dell’Hubei). Il 21 febbraio il virus approda ufficialmente in Europa, con una velocità ed un’aggressività che smentiscono in pochi giorni la minimizzazione cinese, facendo emergere in tutta la sua drammaticità, il vero volto del Covid-19. Iniziano anche a circolare i primi video di cinesi coinvolti in prima persona nella lotta al Covid e alla dittatura cinese; medici e attivisti che immortalano gente collassata per strada, cadaveri ammassati negli ospedali, operatori sanitari urlare disperati cercando di far capire dall’altro capo del telefono, non si sa a quale autorità, la reale gravità della situazione. E mentre in tutta Europa si fanno i conti con morti, dolore, disperazione, crisi economica

Gustavo Coubert, “Il disperato”

per colpa di un mancato allarme intrinsecamente legato al bisogno di comunicare un’immagine di potere legittimo ed incontestabile, a Wuhan si presenta il dittatore Xi-Jinping, per mostrare che mentre il resto del mondo è nel pieno del dramma, la grande Cina è pronta a ripartire. Tutto regolare insomma, ma mi piace pensare che almeno nel privato della propria abitazione, in un barlume di umanità, il segretario del partito comunista cinese abbia avuto almeno una volta una smorfia simile a quella di Coubert guardandosi allo specchio

 

Caravaggio, “Deposizione”

IL DRAMMA: In Europa ed in America dalla seconda settimana di marzo è dichiarato lo stato d’emergenza, l’Oms definisce ufficialmente il Covid-19 una pandemia e ogni Stato si trova a dover fare i conti con il dolore e la disperazione dei propri cittadini, ma anche con la fragilità dei propri sistemi sanitari ed economici, incapaci di far fronte ad una situazione in cui il nemico non è uno Stato o un dittatore, ma un virus che democraticamente colpisce ricchi, poveri, giovani e anziani, potenti e nullatenenti. Per giorni veniamo bombardati con bollettini ufficiali -che in quanto tali non tengono conto di un ampio mondo sommerso che farebbe aumentare i numeri vertiginosamente- in cui a dominare sono scioccanti statistiche su morti, contagiati e condizioni precarie dei nostri ospedali. Il dramma è imperante, assistiamo a lacrime di persone che in Tv piangono cari che non hanno potuto salutare, poiché i positivi più gravi sono stati inghiottiti dalle mura di terapie intensive di ospedali veri o improvvisati dai quali non hanno più fatto ritorno. Il dramma è espresso dalle immagini agghiaccianti dei mezzi militari che trasportano in massa le bare da Bergamo ad altre regioni per poter essere cremate e restituite ai propri cari, perché i morti sono troppi e il ritmo della cittadina non può stare al passo con quello del Covid-19. Altrettanto straziante è l’immagine datata 10 aprile (che sembra però riportarci indietro di 100 anni) delle fosse comuni di New York. La morte è imperante, il senso di impotenza ci rende tutti fragili e vulnerabili. E all’interno del dramma umano, non deve essere dimenticato quello animale; il Covid è accertato sia un virus nato da una mutazione avvenuta all’interno di un wet market: per abbattere i costi di congelamento e mantenimento delle carcasse, all’interno di questi mercati della “civilissima” Cina, animali come cani, pipistrelli, lemuri, coccodrilli, visoni vengono bruciati impalati e sezionati vivi, morendo prevalentemente dissanguati nella più atroce sofferenza e disperazione.

Nessun’opera meglio della “Deposizione” di Caravaggio può esprimere al meglio l’idea di morte, afflizione e tormento che ha pervaso il mondo negli ultimi due mesi ed è ancora più eloquente il nero acceso che fa da sfondo alla scena, perfettamente rappresentante l’idea della tenebra nella quale l’umanità ha gettato sé stessa.

Mr Savethewall “Pietà”

LA SOLIDARIETA’ In tutto questo buio, un barlume di luce c’è stato. E’ l’Italia che conta, che si è data da fare per cercare di alleviare la sofferenza e fare la propria parte: medici, infermieri, operatori sanitari, forze dell’ordine, sacerdoti  che mettono a repentaglio la  vita per fare il proprio dovere, muratori, imbianchini, operai che lavorano giorno e notte gratis per produrre qualsiasi cosa serva, e creare nel giro di sette giorni dal nulla, ospedali e materiale sanitario.
Casalinghe, pensionati, ristoratori che si mettono a disposizione per cucinare per lavoratori e ospedali, catene di solidarietà che raggiungono vette mai sfiorate con donazioni e progetti di ricostruzione. Ragazzi che vanno a fare la spesa per gli anziani, donatori di sangue, gente che apre le proprie case per dare spazio a lavoratori fuori sede, ragazzi che anche solo per regalare un sorriso o un momento di distrazione, organizzano flashmob sulle note di “Abbracciame” di Andrea Sonnino. Questa è l’umanità che ci piace e nessun’opera poteva rappresentarla meglio della “Pietà” del contemporaneo Mr Savethewall.

LO SCIACALLAGGIO dopo aver fatto i conti con il periodo più doloroso e la solidarietà, è il momento dello sciacallaggio, immancabile nella società contemporanea. Si leggono così, fra un bollettino di guerra e l’altro, notizie di ditte che durante il pieno dell’emergenza sanitaria italiana, erano pronte a mandare milioni di mascherine e respiratori in altri Paesi perché migliori offerenti,

Francesco Goya “Saturno divora i suoi figli”

si scopre che la solidarietà di nazioni estere (due a caso Cina e Russia) non era poi così a costo zero, i prezzi dei presidi sanitari che danno un barlume di protezione ai cittadini, ma sopratutto agli operatori sanitari, registrano un incremento fino al 300%. Tra i politici c’è chi divulga notizie false pur di emergere agli occhi dei cittadini che prima o poi dovranno esprimere un giudizio su come questa emergenza è stata gestita, altri che usano la scusa del Covid per fare comizi ante litteram, e dulcis in fundo, il dramma delle RSA che fanno emergere un’inquietante connivenza di incapacità, colpevolezza, omertà e idiozia tra i vertici al potere della case di riposo e i rappresentanti governativi regionali.

Come non dimenticare poi la criminalità organizzata che in tutto il mondo approfitta della totale assenza dello Stato per ingraziarsi il favore ed il silenzio della popolazione “più fragile”, offrendo aiuti economici e alimentari che la gente per bene pagherà ad un prezzo altissimo. E’ l’umanità che annienta e rinnega sé stessa, che demolisce il buono che è stato fatto, che rende avariato il profumo di unità ed altruismo che l’emergenza ed il dramma hanno tirato fuori. Nulla di meglio dell’opera di Francisco Goya per raccontare la quarta fase: “Saturno che divora i suoi figli”.

IL DOPO Oggi ci interroghiamo tutti se questa esperienza cambierà le nostre vite e il nostro modo di agire. La domanda è destinata a rimanere senza risposta fino a quando non accederemo alla fase 2 o meglio ancora alla fase 3, ma su una cosa siamo tutti pronti a scommettere. L’eterno ritorno di Nietzsche ci insegna che quando l’eco di tutto questo sarà completamente finito, il genere umano sarà pronto a ritornare al punto 1, lo sbaglio. Da lì, sarà un attimo rivivere punto per punto tutte e cinque le fasi del lutto. Pronti partenza via, prima o poi saremo pronti a ricominciare.

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

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