Goethehaus, a Francoforte la casa senza tempo dell’artista

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Tra il 23 e il 25 di Großer Hirschgraben a Francoforte sul Meno sorge Goethehaus, la dimora che in una calda giornata di molto tempo fa, quando scoccò uno degli ultimi mezzogiorni d’agosto del 1749, vide nascere uno degli scrittori tedeschi la cui influenza incontrò l’attenzione delle grandi personalità che condividevano la percezione dell’esprit du temp settecentesco: Johann Wolfgang von Goethe.

Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora (Goethe)

Da dove poteva originarsi ogni pensiero, credenza, magia o impressione successivi se non nel luogo archetipo che gli diede le radici? Fu qui, nella casa di Francoforte, che nei lieti anni in compagnia della sorella Cornelia la cui camera azzurra è ancora suggestiva per i visitatori d’oggi, Goethe incontrò i grandi pensatori del passato e studiò diverse lingue, dal tedesco al francese fino all’inglese e un po’ d’italiano per via dei viaggi del padre. Nei primi sedici, prima di recarsi a Strasburgo e a Wetzlar, in lui fiorì quell’eclettismo intellettuale che gli consentirà, nel corso di tutta la sua vita, di occuparsi non solo della sua predilezione ossia la letteratura ma di un’eterogeneità alta di elementi: diventò avvocato ma perse ogni interesse nel giro di qualche anno, ma in compenso s’appassionò di diverse scienze (in mineralogia, un minerale porta addirittura il suo nome) e di filosofia, da cui la scienza goethiana che verrà ripresa nel concetto dell’archetipo, con accezioni diverse, da Steiner e Jung.

La stanza della lettura

La stanza della scrittura, situata al terzo piano di Goethehaus, fu il luogo in cui il giovane trascorse gran parte della sua fanciullezza, e fu qui che scrisse il Götz nonchè la prima versione del Faust. Dopo gli anni trascorsi a Strasburgo, in lui nacque e crebbe l’interesse per il neo-nato movimento dello Sturm und Drang (Tempesta e Assalto) che dopo l’opera non casualmente denominata Caos di Klinger, s’apprestava a fungere da liaison tra l’epilogo dell’Illuminismo e l’inizio del primo Romanticismo. L’Ubermensch (Superuomo) non ancora nietzschiano e la natura, ancora benevola di Rousseau e ancora di là da divenir la Sublime dei grandi pittori che ritrassero cornici nere e bianchi vividi pallori accesi nel parlare dei luoghi passionevolmente tenebrosi, si tramutarono nel Werther, scritto da Goethe nel 1774 all’età di 25 anni.

In questa prima fase, con rientri frequenti a Francoforte e a Goethehaus, Goethe si comportò come Psiche: non s’accontentava più di sentir parlare del mondo, cosa che aveva fatto grazie ai suoi libri, ma scelse di osservare Amore in viso, deciso a scoprire la verità. Iniziarono i viaggi, le alte cariche, gli scritti che ispireranno Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo e gli innamoramenti, nonchè i turbamenti amorosi e sociali. Nulla più di artificio, per dirla con le parole di Schiller, fu la vita di Goethe, che commistionò il taedium vitae della giovinezza nell’adultità fatta di continuo alternarsi tra quieto evolversi e scoppi di passioni, come la bella e luminosa Napoli che quietò i suoi timori e inumidì di vivacità l’animo e il cuore. Ma nulla, nemmeno la casa a Weimar che ricalca in maniera impressionante la fisionomia e l’iconografia dettagliata di Goethehaus, sarebbe poi stato lo stesso se egli non fosse nato nel centro di Francoforte, «quel giorno col favore di tutte le costellazioni tranne una, la luna che quel giorno m’era avversa».

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

 

 

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