I grandi saggi – Perfect rigor, storia di Grigorji Perel’man, matematico e genio

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A beautiful mind, The imitation game, Il diritto di contare; ossia, John Nash, Alan Turing, Katherine Johnson. E molti altri esempi: è da qualche tempo che Hollywood ha trovato il modo di spettacolarizzare qualcosa su cui si fonda la vita quotidiana dell’universo, ma che la quasi totalità delle persone si vanta (in insopprimibili e insopportabili aneliti di orgoglio per il proprio analfabetismo funzionale) di disconoscere: la matematica. Altra cosa, però, è farne una lettura appassionante senza puntare decisamente sul romanzesco, con le inevitabili distorsioni che la modalità in questione suppone e pretende: soprattutto quando il punto di partenza, il macguffin in un certo senso, è strettamente matematico, da matematica per gli eletti, potremmo dire, ossia un problema elitario come la Congettura di Poincaré, considerata il più grande enigma matematico del secolo. A risolvere questo arcano fu uno studioso russo, Grigorij Jakovlevič Perel’man: la sua storia è invece raccontata da Masha Gessen in un incredibile saggio che si legge (sia detto esclusivamente in senso apprezzativo) come un romanzo: Perfect Rigor – storia di un genio e della più grande conquista matematica del secolo.

Grigorji Perel’man

Sul più noto sito enciclopedico attuale, ove praticamente qualsiasi cialtrone da politica o reality ha un lemma, Masha Gessen non è presente in lingua italiana. Eppure, molto giustamente e coraggiosamente (forse non saggiamente, ma va a loro merito), Carbonio Editore ha pensato di regalarci questa perla, un’altra che va ad aggiungersi ad un catalogo stra-ordinario – avendone peraltro già edito I fratelli Tsarnaev, reportage sull’attentato alla maratona di Boston. Nata nel 1967, Gessen è stata per oltre vent’anni giornalista scientifica a Mosca, fino al 2013 quando motivi di salute, avendo preso decisamente posizione contro Vladimir Putin, le hanno suggerito di trasferirsi negli Stati Uniti, dove è entrata a far parte della redazione del New Yorker.

Masha Gessen

Perfect Rigor è uno scritto straordinario su una mente altrettanto straordinaria, se solo si riesce a superare la diffidenza di cui sopra nei confronti di una matematica non romanzata: ma che non ha bisogno alcuno di venir romanzata, nel senso di essere sottoposta al vaglio della controcensura preventiva della fantasia. Anche perché Gessen, che scrive con meravigliosa cognizione di causa, ci fa capire subito che alla base della matematica c’è, sorpresa!, la fantasia. «Un matematico non ha bisogno di laboratori o di apparecchiature. Le basi del suo lavoro sono un foglio di carta, una matita e la sua inventiva». Con strumenti simili, Grigorij Jakovlevič Perel’man, matematico russo nato a Leningrado nel 1966 risolse uno dei “sette problemi del millennio”, appunto la Congettura di Poincaré, uno dei più importanti problemi della topologia, proposto dal matematico francese Henri Poincaré nel 1904: talmente importante e di inaccessibile soluzione da venire inserito dal Clay Institute in una lista di sette problemi che, se risolti con soluzione accettata dalla comunità scientifica, avrebbero comportato un premio di un milione di dollari.

Perfect Rigor è un saggio che si legge come un ipertesto, poiché accanto alla matematica abbiamo le notazioni sociopolitiche di Gessen, che ben illustra la situazione della comunità scientifica della Russia di Stalin, e anche successiva quanto a questo, soprattutto le difficoltà di condivisione della ricerca soprattutto con gli studiosi stranieri: situazione non prova di ironia perché, a differenza di altre scienze, nell’Unione Sovietica più oscurantista la matematica si “salvò” proprio per il fatto di avere uno scarso appeal sull’immaginario collettivo. Il discorso è articolato e complesso, e comunque passa in secondo piano rispetto alla storia di Perel’man, che per usare una necessaria banalità si può definire una vita da romanzo: anche prima del suo clamoroso successo con Poincaré, ma soprattutto dopo: il matematico rifiutò infatti il milione di dollari del Clay Institute, e cosa forse ancor più clamorosa rifiutò persino la medaglia Fields (oltre ad altri riconoscimenti), praticamente il Nobel per la matematica (che viene menzionata in Will Hunting – genio ribelle). Declinati tutti gli inviti ad insegnare in prestigiosi atenei, Perel’man finì addirittura per lasciare il suo lavoro originario, ritirandosi sempre più in sé stesso e in un appartamento alla periferia di San Pietroburgo con la sola compagnia della madre, negandosi agli amici e alla stampa.

Negandosi, in realtà, anche alle richieste di intervista di Masha Gessen: la quale, quindi, con Perfect Rigor compie uno sforzo titanico per illustrare Perel’man al mondo. A partire dalla natura della sua mente, che evidentemente lo differenzia da chi lo aveva preceduto, essendo riuscito là dove tutti avevano fallito. È una sorta di strano contrappasso, poiché Gessen riesce là dove altri hanno fallito; anche, nel far intuire un paradosso fondamentale, per Perel’man, per la matematica e per Perfect Rigor: ossia, se la matematica è pura immaginazione, da dove nasce quel perfetto rigore che nessuno è mai riuscito a scalfire?

Tra fondamentali questioni di didattica (sono basilari le figure dei mentori di Perel’man) e di metodologia, aspetti di personalità maniacali, amicizie e concorrenze sleali si snoda quindi la storia di un genio senza dubbio eccentrico in ogni senso (astronomico, linguistico, metaforico, politico, anche etimologico, volendo), si dipana quindi un’indagine senza corpus delicti, volta ad indagare le ragioni profonde che possono aver spinto un genio a tagliare ogni contatto con la realtà (la nostra, quantomeno) fino a diventare, proprio per questo – anche per questo – una leggenda “esponenziale”. Ribaltando, va detto, la normale prospettiva di sovraesposizione che pare guidare il nostro mondo warholiano (ma al modo di Salinger, Kubrick e pochi altri).

«La matematica era antitetica al modo sovietico di fare le cose: favoriva l’argomentazione, elaborava concetti complessi in una società che controllava i propri cittadini, premiava logica e coerenza in una cultura che si nutriva di retorica e paura»: per questi motivi, in Perfect Rigor ci viene spiegato che «la matematica e i matematici erano guardati con grande sospetto». Cosa che avviene ancora, qui ed ora, ora che odiamo tutto quello che oltrepassa la nostra capacità di comprensione, cioè quasi tutto. Potremmo perfino scoprire, grazie a Grigorij Jakovlevič Perel’man, che esiste di fatto un’antitesi tra politica e matematica, per non dire tra l’uomo medio ed il matematico. Il che implica che leggere il libro di Masha Gessen potrebbe essere sorprendente, ed avere effetti altrettanto sorprendenti e salutari sul nostro sistema immunitario etico e morale.

I matematici sono persone dotate di un’incredibile onestà intellettuale. Se due matematici presentano risultati in contraddizione tra loro, allora uno è necessariamente in torto. E quando riusciranno a capire dove sta l’errore, chi ha sbagliato finirà di sicuro per ammetterlo.

Straordinario, no?

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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