L’arte italiana in modalità virtuale: possiamo sorprenderci lo stesso

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Qualche settimana fa il video di Svevo Moltrasio (regista e artista poliedrico) Non potevo nascere in un altro paese? è diventato virale: un piccolo omaggio ironico e divertente, eppure quanto mai veritiero alle bellezze della nostra Italia. Secondo l’autore, proprio la quarantena può farci rendere conto dell’immensità del patrimonio artistico e culturale che ci circonda, che magari spesso abbiamo trascurato, scegliendo per le nostre vacanze mete più esotiche. Quando questa emergenza sarà conclusa, è un’occasione che non dobbiamo perdere: visitare il nostro Paese, a partire dalla nostra regione, per riscoprirne il fascino dell’arte e delle piccole cose, contribuendo così anche economicamente a risollevare ciò che è andato perduto in questi mesi. La Lombardia è l’area più colpita, lo sappiamo tutti: per una vacanza, non appena sarà possibile, basterebbe anche solo questa regione. Bergamo, Brescia, Milano, Cremona, Mantova, i laghi, le montagne, i borghi. Manca solo il mare, per il resto la scelta è variegata. E il tour virtuale di Moltrasio continua, nella sua carrellata, ripercorrendo infine tutta la penisola: da Nord a Sud, dal Veneto alla Basilicata, dal Piemonte all’Emilia Romagna, dalla Toscana alla Sicilia. E visto che “le piste ciclabili” le abbiamo lasciate agli altri, concentriamoci su quanto possiamo visitare noi.

Galleria degli Uffizi, Firenze

Dunque, anche l’arte ai tempi del corona-virus non è più la stessa. O meglio, non lo è la sua modalità d’accesso, ma la sua bellezza rimane intatta, anche se osservata dal proprio salotto di casa, grazie alle visite guidate virtuali che molti Musei italiani o enti culturali hanno messo a disposizione. Qualche esempio. Il Parco archeologico del Colosseo e i Musei Vaticani a Roma: un tour a 360 gradi all’interno della Cappella Sistina è comunque un’esperienza da provare. Il Museo della Scienza e della Tecnica e la Pinacoteca di Brera a Milano: sono proposte immagini ad altissima definizione, spiegazioni in streaming dei vari percorsi, è lanciato l’hastag #storieaportechiuse. Le Gallerie degli Uffizi a Firenze, con i tour virtuali chiamati IperVisioni, tra immagini ad alta definizione, spiegazioni esaustive e podcast. Poi il Parco archeologico di Paestum, il Museo Egizio di Torino, i siti di Pompei ed Ercolano attraverso la piattaforma MAV, e così via. Esplorazione degli ambienti, fotografie d’epoca, quiz e attività interattive: è quanto ci è possibile al momento per scoprire qualcosa di nuovo.

Bergamo vista dall’alto

Altri canali che ci permettono di mantenere viva la nostra curiosità culturale sono gli accessi gratuiti ad abbonamenti che altrimenti sarebbero a pagamento, come Sky Arte: 24 ore su 24 un palinsesto all’insegna del patrimonio artistico, film che raccontano le vite dei grandi artisti e geni del nostro Paese. Non dimentichiamo, infine, le iniziative di solidarietà che destinano fondi alla Protezione civile o agli ospedali, come accade proprio a Bergamo grazie a Radio Gamec, la nuova piattaforma promossa dalla Galleria moderna e contemporanea della città per il suo ospedale Papa Giovanni XXIII che combatte in prima linea l’emergenza Covid-19. Dichiarano i responsabili della Galleria: «in queste settimane di chiusura ci siamo interrogati molto su cosa possa e debba fare un museo in un momento così difficile per la sua comunitàLa prima cosa è stata lanciare una campagna per supportare medici, infermieri e volontari che in queste ore drammatiche stanno lottando per tutti noi. Ma il ruolo di un museo a Bergamo, in questa fase, non è solo quello imprescindibile di stringersi attorno alla sua comunità: è anche quello di aiutarla ad alzare lo sguardo e a lavorare fin da subito alla sua rinascita».

Insomma, ce n’è per tutti. Per gli appassionati, per i lavoratori del settore che non vogliono arrendersi in questo periodo, per gli studenti, per le famiglie. Ma la promessa è sempre la stessa: come lo streaming e le video-chiamate con i nostri famigliari e i nostri amici non ci basteranno più perché abbiamo bisogno di contatto umano, lo stesso vale anche per l’arte. Torniamo a visitare e a vivere i luoghi che ci appartengono, e proprio a partire da quelli che ultimamente hanno avuto più bisogno.

No, non potevamo nascere in un altro Paese.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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