L’arte ai tempi del Coronavirus: alla riscoperta di noi stessi

0 943

Siamo un fermo immagine. In questo momento, tutto ci appare immobile, inesorabilmente lento. Le città sono svuotate, le strade silenziose, l’aria finalmente respirabile, i monumenti liberi di risplendere non più circondati da orde di turisti famelici, parchi e laghi di nuovo abitati dai suoni della natura. L’arte e la natura si stanno riprendendo i loro spazi.

Roma deserta

E poi ci siamo noi, gli altri, gli esseri umani. Relegati tra quattro mura, costretti a rinchiuderci in noi stessi come la tartaruga e il suo carapace, non più liberi di sentire il vento tra i capelli e il sole sulla pelle. Noi, così abituati ad essere velocemente dove e quando vogliamo, non conosciamo il significato profondo dello “stare” e ci sentiamo obbligati in quella che dovrebbe essere la nostra “casa” come in una prigione, una gabbia. Ci sentiamo un po’ come allo zoo: bloccati da sbarre di decreti, che ci affacciamo da balconi e finestre nel disperato tentativo di sentirci vivi, osservati da gabbiani e uccelli che sembrano quasi ridere di noi, così poco inclini all’isolamento e alla solitudine.

In tutto ciò, le nostre città riprendono a respirare (lo sentite quel magnifico sospiro di sollievo?) e fa strano vedere il Colosseo e i Fori Imperiali nel pieno della loro splendida bellezza, il David assorto in una piazza sgombra, i canali di Venezia liberi, le piazze così monumentali e vuote, i castelli arroccati che si stagliano contro un cielo deserto. L’arte che abbiamo sempre avuto a portata di mano, ora ci sembra distante, quasi irraggiungibile, una sorta di dea intoccabile. Ma siccome non possiamo fare a meno di essa, l’arte viene da noi, entra nelle nostre case, ci permette di fare tour virtuali nei musei più belli al mondo, e in quelle mostre (vedi Raffaello) che non possiamo al momento visitare.

L’arte ci viene in soccorso, come sempre. Non sarà certamente come mettere piede veramente nei Musei Vaticani o negli Uffizi, ma vogliamo mettere la possibilità di osservare opere solitamente coperte da folle di persone con annessi cellulari, finalmente visibili in primo piano? Solo noi e loro, 1:1, nessun ostacolo tra i nostri occhi e il loro fulgore.

Infermiera con orecchino di perla; Corona Jesus

Possiamo cogliere questo tempo come occasione per riscoprirci poeti, letterati, artisti. Non solo cosa facciamo, ma chi siamo. E l’arte anche in questo continua a darci una mano: Sky Arte mette a disposizione gratuitamente il proprio streaming per ricordarci cosa l’uomo ha creato nel tempo, Rai cultura ci permette di visionare filmati d’epoca per ribadire chi siamo e da dove veniamo, il Getty Museum ha dato il via a una challenge davvero divertente, creare tableau viventi di opere famose con quello che abbiamo in casa e i risultati si sono rivelati esilaranti.
E poi ci sono loro, gli street artist che, ispirati dal Coronavirus, creano un linguaggio unico in cui ironia e denuncia si mescolano e il paesaggio urbano rispecchia l’umore della gente di quella città. Che dire di Infermiera con orecchino di perla e di Corona Jesus di Lady Be? Nel primo caso si tratta di un omaggio a chi in questi mesi è costantemente in prima linea, mentre la seconda immagine diventa simbolo di espiazione dell’uomo.
Ognuno di noi, oggi, sta espiando con il sacrificio, il male dell’umanità. Ma sono convinta che in questo restare a casa, sarà l’arte a salvarci, come sempre.

Musei Vaticani

E anche se non ce ne accorgiamo, sarà lei a darci una prospettiva diversa, a costringerci a riflettere su chi vorremo essere dopo questa pandemia.
Vorremo continuare ad isolarci, a vedere il vicino come un nemico, a pensare al nostro umile orticello o vorremo essere qualcosa di più, di più alto, di più pregnante, di più profondo? Perché noi ci focalizziamo sempre sul “cosa siamo”, quasi mai sul “chi siamo”….e chi meglio dell’arte può invocare il nostro “io” più profondo e portarlo in superficie? Chi meglio dell’arte può ricordarci che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”, che siamo polvere di stelle, che siamo tanto e anche di più?

E quando tutto questo sarà finito, non dimentichiamoci della vita, che già solo il fatto di essere qui ed ora è qualcosa di inaspettato e potente, ricordiamoci di non darla per scontata e ricordiamoci di fare della nostra vita una magnifica e straordinaria opera d’arte.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.