I grandi saggi – La società sorvegliata, tecnologie di controllo della vita quotidiana, in aumento ovunque

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Corpi che scompaiono. Potrebbe essere un thriller, e a ben vedere lo è. Un thriller assolutamente reale, in tempo di quarantena dove si commettono innumerevoli delitti con altrettanto innumerevoli vittime, molte delle quali difficili da identificare. Si tratta invece del titolo del primo capitolo di uno dei saggi più importanti ed imprescindibile dell’inizio del millennio, La società sorvegliata – tecnologie di controllo della vita quotidiana di cui è autore David Lyon, professore di sociologia all’università di Kingston nell’Ontario. Il quale è già stato da noi citato più volte, in base al concetto guida dell’intera opera che è sintetizzabile nel fatto che ogni aumento della richiesta di sicurezza collettiva corrisponde una diminuzione della libertà individuale.

La società sorvegliata (in Italia edito da Feltrinelli) è un testo del 2001; la sorveglianza era già stata oggetto di interesse per Lyon con L’occhio elettronico del 1997, e successivamente lo sarà in collaborazione con Zygmunt Bauman in Sesto Potere – La sorveglianza nella modernità liquida; risente perciò, in un certo senso, dei quasi vent’anni di anzianità, nel senso che la realtà, sia tecnologica (nessuno all’epoca avrebbe potuto ipotizzare l’utilizzo dei droni nella sorveglianza quotidiana del semplice cittadino) che sociale ha sopravanzato lo status quo dell’epoca e le conseguenti previsioni. Era anche un tempo in cui un volume del genere aveva una prefazione di Stefano Rodotà, primo garante italiano della privacy, quando ancora potevamo avere la speranza che la riservatezza rimanesse un valore (ma i nostri dati personali sono troppo di valore perché tale speranza non risultasse vana). Nondimeno, le basi del saggio sono straordinariamente attuali: a partire dai corpi che scompaiono, appunto, che accidentalmente è una delle definizioni possibili ed un effetto collaterale dei provvedimenti legati alla situazione innescata dalla pandemia del Coronavirus.

«Forse è anche ammissibile che una parte della vita sia sottoposta a sorveglianza, ma la sua estensione è veramente nota e i suoi significati compresi?». La domanda preliminare di Lyon è evidentemente retorica; la cosa rimarchevole è che lo è rispetto al contesto dell’epoca, mentre suona pressoché ridicola al momento attuale. Se nel 2001 Lyon poteva già scrivere «È difficile individuare un luogo immune rispetto a deliberati monitoraggi, localizzazioni, ascolti indiscreti, sorveglianze,

David Lyon

registrazioni o dispositivi di controllo», nel 2020 dobbiamo fronteggiare il fatto che tale situazione non solo si è consolidata, ma è di fatto cresciuta in modo esponenziale. Questo perché accanto agli attori istituzionali, ossia i centri di potere politico ed economico, che hanno tutto l’interesse, da sempre, ad acquisire quanto più controllo sull’individuo, oggi è l’individuo stesso a richiedere di essere controllato il più possibile. Questo, sulla scorta di alcuni ragionamenti non sequitur che minimizzano la valenza di vivere in una società sorvegliata (il classico non ho niente da nascondere come assioma per l’abolizione della privacy) e di un “nuovo neologismo” (rispetto all’epoca di stesura di La società sorvegliata), ossia la fobocrazia. Lyon accenna appena al Grande Fratello, alla sorveglianza alla Huxley; una serie come Person of Interest era di là da venire («…il governo possiede una Macchina che ci controlla ogni ora di ogni singolo giorno»), e Lyon può limitarsi a cenni stroici nel notare, peraltro in maniera brillante, come il controllo oggi tecnologico era fino a poco fa realizzato attraverso la burocrazia.

È innegabile che molteplici forze abbiano degli ultimi vent’anni operato indefessamente per instillare un sentimento di paura e incertezza nell’animo della società, in particolare demonizzando ogni e qualsivoglia forma di diversità; quello che sarebbe sfuggita fino a questo inizio d’anno era la possibilità di escalation di questa biunivoca volontà di controllo dovuta alla pandemia. Volontà fobocratica, naturalmente, e che ha determinato un ampliamento anche di quel fenomeno di “sparizione dei corpi” di cui dicevamo; da tener presente, costantemente, è che comunque Lyon parla da una “posizione” in cui “vede” una continua accelerazione degli spostamenti umani sempre più frenetici, ed è della sorveglianza in quei termini ed in quello status quo tecnologico, nonché status di sorveglianza, che percepisce la sparizione progressiva dei corpi. Altra cosa è la stretta attualità, che sta demonizzando il contatto fisico e lo spostamento, rallentando la distribuzione spazio-temporale e nel contempo esaltando il concetto di sorveglianza positiva (anche tramite delazione). In via transitoria?

Non possiamo dirlo con certezza. Al netto quindi dell’obsolescenza, che accomuna qui sociologia e tecnologia, La società sorvegliata è importante sia per l’analisi sistematica dei molteplici aspetti della sorveglianza, le motivazioni (che sostanzialmente possono essere di natura politica e/o economica: ma che dire della sorveglianza per la sorveglianza, il cui fine è semplicemente il controllo?) e le prospettive. «È molto facile sentire una pletora di politici e decantare le virtù della sorveglianza per l’efficienza ed il mantenimento dell’ordine sociale». La tracciabilità totale è il nostro destino? Ed è possibile che ciò avvenga senza che farlo coincidere con una nuova e più totalizzante forma di schiavitù?

È estremamente interessante leggere le interazioni che Lyon individua tra economia, città in senso sociourbanistico, sicurezza sociale; lo è ancora di più ragionare sulle interazioni con l’informazione, altro aspetto che lo sviluppo tecnologico dell’inizio del nuovo millennio ha fatto esplodere in maniera imprevedibile. La sorveglianza de La società sorvegliata ha aspetti visibili e altri invisibili, ma sempre legati ad una pesante struttura informativa (dando così ragione più ad Huxley che a Orwell). Lyon però può, a buon titolo, parlare di autostrada dell’informazione, senza però avere la minima capacità di predizione (e sarebbe ingrato fargliene una colpa) sul fatto che la stessa sarebbe diventata un’autostrada della disinformazione, trasformando le fake news da strumento di spionaggio stile Guerra Fredda in un attualissimo metodo di sorveglianza e controllo (complici i social).

Un minimo di prospettiva storica, e La società sorvegliata è quindi non solo di attualità, ma di valore atemporale: perché la scomparsa dei corpi e la loro riformulazione digitale sotto forma di flusso di dati è un topos della fantascienza che si sta realizzando. A fini di pubblicità e commercio, se vogliamo, oltre che di controllo politico: comunque, il potere di Lyon è un flusso di informazioni che coinvolge l’esperienza collettiva, ma ha conseguenze individuali. Siamo probabilmente tutti incapaci, soprattutto al momento presente, di cogliere appieno l’ambivalenza che ogni processo di sorveglianza comporta (e sorvoliamo sull’effetto di indeterminazione), al punto che ogni forma di preoccupazione per la privacy appare giustificata, ma ridicolmente inadeguata.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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