E se questa emergenza ci insegnasse a leggere di più?

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Sono tante, sparse qua e là, le voci che, in questo periodo di emergenza legata al corona-virus, ci invitano alla riscoperta della lettura, al dedicare più tempo e attenzione a questa attività fondamentale, ma che spesso la quotidianità ricca di impegni e scadenze ci fa trascurare, almeno in parte. Se c’è chi vuole credere che questo invito a leggere di più sia solo retorica e pretesto promozionale, lo creda pure. In realtà, potrebbe veramente essere un buon momento per recuperare del tempo per sé, per recuperare tutte quelle storie di cui avevamo scritto la lista ma non avevamo fatto ancora in tempo a spuntarla. È in momenti come questo, in fondo, che abbiamo bisogno delle narrazioni – anche se sembra una banalità ammetterlo, e di certo una “priorità molto secondaria” rispetto alle questioni sanitarie e di sicurezza che ci circondano continuamente. Naturalmente, leggere non è curare fisicamente delle vite, non è darsi da fare mettendo le mani in pasta. Però è un atto umano che ci caratterizza e ci identifica, e questo non bisogna dimenticarlo. Ci serve per tenere la nostra mente impegnata, per sensibilizzare le tematiche che abbiamo più a cuore, per condividere ciò che più ci appassiona e alla fine capire che è proprio grazie al potere della narrazione che non siamo soli. Ci sarà sempre qualcuno che prima di noi ha espresso a parole proprio quello che pensavamo, e caspita, avremmo voluto scriverlo o dirlo noi stessi per primi. E ci sarà sempre qualcuno che verrà dopo, che se non avesse letto quelle cose scritte prima, magari non potrebbe pensare ora ciò che pensa.

Un invito a leggere significa credere anche che, nonostante tutto quello che di triste, di surreale, di alienante, di drammatico sta succedendo, la Cultura come ci piace intenderla può reggersi in piedi ugualmente, anche se non riusciamo a viverla di persona, all’interno dei luoghi del nostro Paese e tra gli scaffali delle biblioteche o delle librerie cui siamo abituati. Banalmente, senza libri ci annoieremmo di più, e non dobbiamo fare in modo che la tecnologia mantenga per forza il suo primato di utilizzo nel tempo che dobbiamo trascorrere in casa. Dai social network, non casualmente, sono molti gli “addetti ai lavori” che continuano a promuovere e consigliarci nuove letture, nuove vicende da assaporare, non solo per evadere, ma anche per continuare a riflettere insieme, ognuno dal proprio salotto ma insieme con il pensiero. Non diamo per scontati questi suggerimenti, perché dietro c’è chi crede veramente in quest’azione: se è vero che ognuno deve fare la sua parte per contribuire all’alleviarsi di questa emergenza in corso, è anche vero che ognuno è chiamato a fare ciò di cui è capace. Non tutti possiamo intervenire in ambito medico o nella gestione dei settori connessi, ma tutti possiamo restare a casa con le pagine tra le nostre mani, e renderci promotori di un pensiero e di una condivisione, appunto. Da apprezzare, anche il tentativo di tutti i giovani studenti che in queste settimane si scambiano opinioni sulle proprie letture, approfondendo ed analizzando tematiche, letterarie e non, che connettono esperienze del passato con il nostro presente e il nostro futuro.

La copertina dell’ebook edito da Garzanti.

Facciamo qualche esempio di buone iniziative che ci fanno riscoprire il piacere di leggere, e non solo. Uno: il Gruppo editoriale Mauri Spagnol è in procinto di pubblicare un’antologia in ebook – Andrà tutto bene (Garzanti) – cui hanno partecipato ventisei scrittori e scrittrici raccontando come si può reagire e vivere ai tempi del virus, oppure hanno lasciato che fossero i loro personaggi a parlare. Ventisei punti di vista volti però ad unico scopo benefico: tutto il ricavato sarà devoluto all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, una delle città più colpite dall’emergenza. Dunque, un modo per dimostrare come la creatività non si possa fermare a comando, e anzi può contribuire con le proprie risorse.

Simone Cristicchi

Due: il cantautore e attore di teatro Simone Cristicchi si è lasciato ispirare da una realtà particolare per scrivere dei versi come una piccola goccia di speranza per tutti, un gesto semplice che può regalare anche ai più piccoli un sorriso per credere nel tempo che ci aspetterà, non appena tutto questo sarà finito. Il primo giorno del nuovo mondo ci mostra il valore della sensibilità: «fu il tempo di uscire / al di fuori di noi / dalla Terra imparammo / la grande lezione / rinati alla vita / più umani di mai». E c’è di più: la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha scelto proprio Simone come testimonial per la campagna di sensibilizzazione legata al corona-virus, prestando la voce per il racconto dell’antica favola africana, Il colibrì e il leone. Il messaggio è immediato: la foresta in cui vivono i due animali sta prendendo fuoco tragicamente a causa di un incendio. Ognuno deve fare la sua piccola parte, anche il piccolo colibrì, che può comunque raccogliere qualche goccia d’acqua col suo becco per contribuire a placare le fiamme. Infine, tre: la piattaforma Audible ha permesso, in questo contesto di emergenza, che centinaia di titoli di audio-libri fossero gratuiti e a disposizione di chiunque volesse, senza bisogno di registrazione. Una riscoperta, anche, della lettura ad alta voce, che può incuriosire anche i bambini, ad esempio. Troviamo molti titoli di successo: La misura del tempo di Gianrico Carofiglio, Il Colibrì di Sandro Veronesi, Harry Potter e la pietra filosofale (reso disponibile dall’autrice senza problematiche di copyright).

Lavoriamo per passaparola. Consigliamoci libri da leggere, anche se non ci sembra di avere sufficiente concentrazione. Ma prima o poi verrà. Leggiamo da sempre, in fondo, anche se non sembra mai abbastanza e il mercato e le statistiche ce lo ricordano continuamente. Dimostriamo che si può continuare a farlo. Durante la quarantena, leggiamo comodamente dal divano di casa, e quando sarà finita, continuiamo a portare i nostri libri ovunque vogliamo: all’aria aperta, in vacanza, a scuola, in università, nelle sale d’attesa, in treno. Altrimenti, che lezione è?

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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