Marc Chagall: quando la pittura divenne pura poesia

0 4.770

Marc Chagall: quando la pittura divenne pura poesia

Mi chiamo Marc, ho l’animo sensibile e non ho denaro, ma di me si dice che abbia talento.

Marc ChagallOggi celebriamo Marc Chagall: artista, poeta ma sopratutto sognatore, un pellegrino tra diverse patrie. Nacque a Vitebsk, nell’attuale Bielorussia, il 7 luglio 1887 ma successivamente fu naturalizzato francese: nella sua seconda patria, a Saint-Paul-de-Vence, morirà il 28 marzo 1985.
Iniziò l’attività artistica in Russia, ma durante il suo primo soggiorno a Parigi rimase colpito dalle ricerche sul colore dei Fauves e da quelle di Robert Delaunay. Riguardo a questa splendida città dirà in seguito:

A Parigi non frequentai ne l’Accademia d’arte ne professori. La città stessa era in ogni momento e in tutto la mia maestra. I venditori del mercato, I camerieri, I portinai, I contadini, gli operai. Essa era irradiata un po da quella prodigiosa luce – libertà che non avevo mai visto altrove.

Chagall impresse sulle sue tele la bellezza della strada, quella pura e non artificiale, non facendosi condizionare dalla scienza, esprimendo solo ciò che vedeva e sentiva. L’artista nei suoi diari scrisse e ci rese partecipi del perché si avvicinò all’arte:

Mio padre aveva gli occhi azzurri, ma le sue mani erano piene di calli. Lavorava pregava e taceva. Anche io ero altrettanto taciturno. Che ne sarebbe stato di me? Dovevo restare cosi per tutta la vita, seduto davanti ad una parete oppure a trascinare anche io barili? Osservai le mie mani. Erano troppo delicate… doveva cercare una professione particolare, un’occupazione che non mi costringesse a voltare le spalle al cielo e alle stelle e che mi consentisse di trovare il senso della mia vita. Si, cercavo proprio questo. Ma nella mia patria nessuno aveva mia pronunciato prima di me le parole arte o artista. Che cos’è un artista? Mi chiesi.

il pittore alla luna
Il pittore alla luna

La sua produzione pittorica la definiva come «l’arte di un pazzo, un mercurio scintillante un anima blu che irrompe nei miei quadri», un’arte considerabile come espressione del proprio stato d’animo.

Nelle opere di Chagall convivono con forza le tematiche legate alle diverse patrie citate prima, insieme allamore sconfinato per la moglie Bella e quello malinconico per la sua infanzia. Quando parlava delle sue origini, infatti, era solito dire «io sono nato morto» perché il giorno stesso della sua nascita il suo villaggio fu attaccato dai cosacchi durante un pogrom e la sinagoga venne data alle fiamme. Ma nonostante questo, i suoi dipinti comunicano felicità ed ottimismo, emozioni espresse mediante l’uso dei colori vivaci e brillanti. Possiamo dire che il mondo di Chagall fu colorato come se fosse visto dalle vetrate di una chiesa.

chagall
Sogno d’amore

Le atmosfere oniriche, i mondi surreali e la tenerezza dei personaggi che popolano le sue opere hanno reso l’arte di Chagall un ponte tra la pittura e la poesia. Il suo mondo poetico si nutre della fantasia infantile e alla potenza trasfigurante delle fiabe russe, la semplicità delle forme lo collega al primitivismo della pittura russa del primo Novecento.

Con il passare del tempo, il colore nei quadri di Chagall supera i contorni dei corpi espandendosi sulla tela, così le figure non sono più nette ma trasfigurano in macchie o fasce di colore, secondo modalità operative simili a quelle degli artisti degli anni Cinquanta del XX secolo. I suoi dipinti non hanno nulla della scientificità del rilevamento surrealista del sogno nonostante si intersechino con una dimensione onirica, che egli coglie sia dal proprio passato che, come appare evidente, da un’osservazione delle opere di Gustave Moreau, pittore simbolista che mostra un mondo sovrannaturale, popolato di creature spirituali, che si collocano tra gli uomini e gli angeli.

Le opere di Chagall sono ricordi, immagini e sogni visti con gli occhi e lo stupore di un bambino. Ogni sua osservazione genera quella meraviglia che abbiamo dimenticato. Il mondo privo di gravità consente a meravigliose creature di librarsi nel cielo, come angeli. Non esiste pensiero negativo o dolore che non sia celestialmente compensato nei quadri dell’artista. Non vi è pesantezza, solo leggerezza e questo comporta una dimensione gioiosa agli occhi dello spettatore.

marc chagall
La passeggiata

Oltre al tema dell’infanzia, questo stato d’animo di leggerezza si trasmette con la raffigurazione felice e libera della sua amata moglie Bella Rosenfeld. È lei la donna in volo. Lei, splendida, intelligente, ricca di grazia e di dolcezza. Lei che corrispose quell’amore con la stessa intensità e passione dell’artista. Molte delle opere più note di Chagall ritraggono l’amatissima moglie, morta al termine della Seconda Guerra Mondiale, quando lei e Marc furono costretti a fuggire dalla Francia. È lei infatti la donna con i capelli corvini ritratta ne La passeggiata (1917-1918) e nell’opera Il Compleanno (1915). Questo dipinto in particolare (che è la nostra immagine di copertina) ha una storia da raccontare: la stessa Bella ne parlò in un suo libro, spiegandone l’origine. Disse che un giorno, mentre decorava la casa con dei fiori per festeggiare il compleanno del marito, lui le chiese di fermarsi, la baciò e disse che voleva ritrarla così, in quell’atto d’amore. Accadeva prima della guerra, prima della persecuzione nazista, prima della morte di Bella. La sua arte era riuscita a bloccare in quello splendido istante in quel fulgido momento, un’occasione, un lasso di tempo che con la guerra non rivisse mai più.

Questa è bellezza.

Concludendo bisogna elogiare questo artista perché nonostante la sua vita non fu facile (le guerre viste e vissute, le persecuzioni subite nel maggio del 1941, quando per fuggire ai rastrellamenti nazisti fu costretto a lasciare la Francia, e la morte della moglie), niente riuscì ad influenzare o bloccare la positività, la leggerezza e la felicità che volle esprimere. E di questo va ringraziato.

Oggi quindi celebriamo un artista, un poeta, un sognatore, un uomo che amò e fu amato, un uomo che ritrasse l’amore e la leggerezza del mondo, un uomo che ha permesso all’arte di divenire poesia in movimento, ma sopratutto un artista che ci ha insegnato che l’amore non è amore se non ci si sente ardere tanto da volare.

A te Marc.

Gianmaria Turco per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.