Stendhal e la nascita del romanzo realistico moderno

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Stendhal
Stendhal

Probabilmente tutti abbiamo sentito parlare della sindrome di Stendhal, chiedendoci effettivamente che cosa provochi. Questa è un disturbo psicosomatico che emerge davanti all’osservazione di un’opera artistica che lascia senza fiato, suscitando quindi profondo sgomento. Infatti si possono verificare ansia, palpitazioni, difficoltà di respirazione, perdita di equilibrio, il tutto desiderando di tornare al più presto nella propria terra, se questo malessere si è presentato durante un viaggio. E proprio questo è accaduto a Marie-Henri Beyle, meglio noto con lo pseudonimo di Stendhal (Grenoble, 23 gennaio 1783 – Parigi, 23 marzo 1842), scrittore francese fautore del romanzo realistico moderno. L’autore nel 1817, mentre si trovava in Italia per un’esperienza di viaggio e di formazione personale e professionale, proprio a Firenze, presso la Basilica di Santa Croce, rimase folgorato, come ha descritto nella sua opera Roma, Napoli e Firenze:

Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.

Stendhal rese l’Italia la sua seconda patria, ci visse per molti anni e dichiarò di non poter fare a meno della sua bellezza. In particolar modo definì Milano «l’aurora della sua vita»: nella città lombarda frequentò gli ambienti artistici e letterari mondani del suo tempo, assistette spesso agli spettacoli del Teatro alla Scala, da cui altrettanto rimase stupito. Durante i suoi soggiorni in Italia Stendhal si dedicò molto alla pittura tanto che scrisse il saggio Storia della pittura in Italia nel 1817. L’autore aveva seguito la volontà di Napoleone e della sua armata, a partire dal 1800, e per l’imperatore aveva svolto diversi incarichi amministrativi, militari e civili, che lo portarono però a viaggiare spesso in altre nazioni, soprattutto in Francia. Ritornò piuttosto stabilmente nella penisola nel 1830 quando gli fu offerta la nomina di console a Civitavecchia. Durante un congedo per malattia a Parigi, nel 1842 Stendhal morì a causa di un infarto, all’età di 59 anni.

Passando alle questioni prettamente letterarie, Stendhal è considerato l’iniziatore del romanzo realistico moderno, tanto quanto Manzoni era stato considerato il fautore del realismo ottocentesco grazie ai suoi Promessi Sposi. La differenza è da rimarcare dato che Manzoni aveva trattato un tempo della Storia, ovvero il Seicento, distante rispetto al suo presente, mentre l’autore francese optò per descrivere il tempo presente o comunque un passato a lui recentissimo. Queste caratteristiche costituirono una grande innovazione in ambito romanzesco in quanto diveniva centrale il legame tra la realtà storico-naturale e l’invenzione di personaggi e di situazioni effettivamente riconoscibili nella realtà, seppur non risalenti alla cronaca. Come scrisse il critico Auerbach a proposito de Il rosso e il nero. Cronaca del XIX secolo (1830) e La certosa di Parma (1839), i due capolavori dello scrittore:

Stendhal non si rivolgeva alla struttura d’una società possibile, bensì ai mutamenti di quella in concreto esistente. Egli ha sempre davanti la prospettiva del tempo… Stendhal è il fondatore di quel moderno realismo serio che non può rappresentare l’uomo se non incluso entro una realtà politica e sociale ed economica continuamente evolventesi.

Il rosso e il nero ha come protagonista Julien Sorel, un uomo che aspira alla realizzazione di sé nonostante la società lo voglia considerare un individuo qualunque. Riesce a guadagnarsi fama lottando contro l’aristocrazia: seduce la moglie di un ricco borghese, suo datore di lavoro, intraprende carriera ecclesiastica, si fa assumere come segretario di un marchese e ha una relazione turbolenta con la figlia di questo. Peccato che il destino si abbatta su Julien proprio quando sembrava aver raggiunto l’apice dei suoi desideri: madame de Rênal (quella donna che aveva sedotto) lo denuncia per il suo passato da arrampicatore sociale, per il suo essere stato senza scrupoli, così da farlo condannare per sempre. Con una narrazione moralistica che non rinuncia all’introspezione psicologica, Stendhal lega il rosso del sangue, del crimine, della passione per la gloria, per il potere, oltre che dell’amore, al nero della morte, della sconfitta. La Francia del periodo delle Restaurazione certamente non ha aiutato il giovane nella sua ascesa, quindi è lui il solo a rimetterci.

Stendhal
K. R. Stuart nel film “Il rosso e il nero”

Anche La certosa di Parma tratta di sogni d’amore e di gloria e il romanzo si può riassumere in questa formula: amore, eroismo, astuzia. Ancora una volta lo sguardo di Stendhal si concentra sull’Italia, ma attraverso gli occhi del protagonista Fabrizio del Dongo, deciso a combattere nell’esercito di Napoleone. Si troverà nel bel mezzo della battaglia di Waterloo senza nemmeno capirne le dinamiche e affronterà la prigionia e molteplici intrighi di corte. Il presente storico, dunque, non è mai abbandonato dall’autore, di cui evidenzia le vicende politiche e sociali anche grazie alla propria esperienza di vita.

«Ciò che caratterizza le grandi passioni è l’immensità degli ostacoli da superare e l’oscura incertezza dell’evento»: forse semplicemente questa frase che Stendhal scrisse può essere la perfetta sintesi delle sue opere, in cui si fondono lo spirito romantico e storico del suo tempo.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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