L’attimo fuggente oggi: convivono paura e speranza, ma la bellezza vincerà

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Siamo fermi, immobilizzati. Nelle nostre abitazioni, e non stiamo combattendo nessuna guerra concreta, eppure viviamo ogni momento con la fragilità e l’esposizione a qualcosa di invisibile. L’unico potere che abbiamo è stare in casa, sempre che ci si possa permettere di farlo. La mancanza di presa attiva di azioni, l’impossibilità di concretizzare pensieri in realtà, ci rende incredilmente vulnerabili. Non servono più la tecnologia h24, i discorsi finti perfetti e nemmeno grandi facciate per contarsela su: la verità è che in questi giorni non possiamo evitare di metterci in contatto e a confronto con noi stessi. Senza vie d’uscita. L’attimo fuggente, diretto da Peter Weir, è un film conosciuto da molti, lodato dalla critica ed apprezzato ancor più dal pubblico. E’ un film diverso da quelli che ci vengono proposti anche in questi giorni: differisce da tutti gli altri perchè in sè ha insita sia la tragedia che, altrettanto forte, la vita.

L’attimo fuggente mostra quanto la vita sia nell’entusiasmo, nelll’apprezzamento viscerale delle piccole cose e da quelle ancor più grandi che appartengono a un regno di dominio fantasioso, e poi c’è ancora un altro tipo di vita: quella che il professore John keating afferma risiedere quella delle parole. Attraverso questo potentissimo mezzo è possibile riscoprire con i propri occhi i tesori che dal passato sono giunti fino a noi, trasformati con l’artificio da idee ad artefatti, e riscoprirne il significato alla luce delle giornate di oggi. L’amore, la guerra, la gelosia, l’istinto, la tristezza, la paura estrema, l’impotenza ma al contempo la voglia estrema di vivere, il valore dell’eroe e la sua forza primigenia che si fa adulta: tutto questo non si esaurisce con la morte, ma permane, e così sarà per sempre.

Continuate a strappare ragazzi. Questa è una battaglia, una guerra e le vittime sarebbero i vostri cuori e le vostre anime. Miei adorati, imparerete di nuovo a pensare con la vostra testa. Imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo.

 

 

Una volta appreso dal grande mondo di ieri, immortale per chi ha saputo lasciare una traccia, il compito più onorevole e importante volge ora lo sguardo al presente: occorre dedicarsi a sè, alla propria vita, ai propri desideri, progetti, ambizioni, alle relazioni solo con chi realmente è importante, utilizzare parole vere e sincere e al contempo farsi padroni dei magheggi che occorrono per sopravvivere. In tutto questo, però, la tragedia è parte integrante della storia, e in realtà è così in tutti i grandi racconti (dalle avventure, che poi sono veri e propri precetti di vita, narrati da J.R.R. Tolkien, alle opere come Amleto di Shakespeare, solo per citarne alcuni). Neil, protagonista de l’attimo fuggente, si rivela infine in tutta la sua fragilità, che simboleggia il cuore stesso del vivere umano. Blaise Pascal sosteneva che vi fosse sempre qualcosa d’irraggiungibile, a cui l’uomo anela incessantemente perchè non può fare a meno d’inseguire quel che non ha per tutta la vita, senza tregua. Ma è possibile chiamare questo felicità?

Oh me, oh vita, domande come queste mi perseguitano. | Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti. | Che v’è di nuovo in tutto questo, oh me, oh vita? | Risposta. | Che tu sei qui, che la vita esiste, e l’identità, | che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso? (Professor Keating)

Eppure, a differenza di quanto accade nelle favole, ci si rende conto che ancor più della felicità, nella vita reale occorra la serenità. Ed è quella che Neil non riesce in alcuna maniera a trovare. Serenità e tragedia: sono entrambe, senza via di scampo, parte integrante della realtà, e si alternano a ritmi incredibilmente veloci. Come ci insegna il film e come questi giorni confermano, un momento si sta bene e una attimo dopo no, e non esiste tregua perchè quest’altalena non smette (quasi) mai di oscillare. Tutti noi siamo persi in un incubo fluttuante e schizofrenico, ma dobbiamo ricordare ciò che le arti, la storia e la letteratura ci hanno insegnato: siamo vulnerabili, siamo fragili, non siamo nè invincibili nè immortali, ma possediamo il dono della parole. Incidiamo i nostri pensieri di questi giorni, afferriamone l’essenza e permettiamole di trasmigrare. Solo così i due opposti, serenità e tragedia, potranno formare un connubio positivo, e chissà, magari si riuscirà davvero a fare della propria vita un’opera d’arte.

Venite amici, | che non è tardi per scoprire un nuovo mondo. | Io vi propongo di andare più in là dell’orizzonte, | e se anche non abbiamo l’energia che in giorni lontani | mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi. | Unica, eguale tempra di eroici cuori, | indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia | di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere (Neil)

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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