Anton Van Dyck, da pittore fiammingo ad artista universale

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Anton Van Dyck, da pittore fiammingo ad artista universale

Autoritratto

Dopo anni di guerre, i Paesi Bassi nella prima metà del Seicento vivono finalmente un momento di stabilità: nel 1579 hanno ottenuto l’indipendenza dalla Spagna le sette province dei Paesi Bassi del Nord, con il nuovo nome di Repubblica delle Province Unite, e nel 1598 sui Paesi Bassi cattolici sono saliti al governo gli Arciduchi d’Austria Alberto e Isabella, figlia del re spagnolo Filippo II. Questa felice situazione politica consente ad un giovane rampollo borghese di Anversa di coltivare il proprio talento naturale verso la pittura mostrato già da adolescente: Anton Van Dyck (Anversa, 22 marzo 1599 – Londra, 9 dicembre 1641).

Viene preso come discepolo da Pieter Paul Rubens (Siegen, 1577 – Anversa, 1640), tornato ad Anversa dopo un soggiorno italiano di otto anni:

Amando li buoni costumi, e la gratia del giovinetto nel disegnare, gli parve gran ventura di haver trovato uno allievo a suo modo.

Negli anni Venti del Seicento Van Dyck viaggia all’estero. È in Inghilterra, tra metà ottobre 1620 e metà febbraio 1621, dove re Giacomo I Stuart gli concede una pensione annuale di 100 sterline e il 28 febbraio 1621 persino un passaporto (firmato dal conte Arundel, famoso collezionista, che Van Dyck ritrae in questo primo soggiorno inglese) e un congedo di otto mesi.

Nonostante la libertà pittorica concessagli dall’Inghilterra rispetto alla rigorosa Anversa, è evidente che alla formazione di Van Dyck manca qualcosa: quel soggiorno in Italia, che per Rubens e molti altri pittori fiamminghi precedenti è stato un passaggio fondamentale. Di conseguenza, il 3 ottobre 1621 Van Dyck parte alla volta del nostro Paese.

Madonna del Rosario con santi

Visita Genova, Roma, Venezia, Firenze, di nuovo Roma dove ritrae il Cardinale Maffeo Barberini che il 6 agosto 1623 diventa papa Urbano VIII (grande committente di Gian Lorenzo Bernini), Palermo e di nuovo Genova, che lascia tra il 1627 e l’8 marzo 1628. A Palermo tra aprile e settembre 1624, come ex voto per aver scacciato la peste dalla città, realizza le tele rappresentanti Santa Rosalia, le cui reliquie sono state trovate il 14 luglio 1624 da alcun monaci francescani sul monte Pellegrino. La Madonna del rosario conservata nell’oratorio del Rosario di Palermo rappresenta in assoluto la più importante commissione ecclesiastica da lui ottenuta.

Lo stile inconfondibile di Anton Van Dyck è ritrovabile tanto nelle opere a soggetto storico, religioso o mitologico, quanto e soprattutto nei ritratti, per la realizzazione di entrambi i quali prepara bozzetti sommari e veloci a penna e acquerello che consentono di ripercorrere il suo processo creativo/ideativo. La complessità psicologica dei suoi effigiati diventa il marchio di fabbrica della mano di Van Dyck, che gli consentirà di ottenere nel corso della sua breve vita commissioni importanti da sovrani, nobili, papi, prelati e borghesi.

I ritratti a grandezza naturale di uomini, donne e bambini del periodo italiano, soprattutto genovese, parlano deli loro protagonisti in modo maestoso, creando una tipologia che avrà soprattutto in Liguria una gran fortuna d’imitazione e di critica. Per Bellori, «conseguì egli il pregio maggiore ne’ ritratti, ne’ quali fu unico, e alcune volte con l’istesso Titiano maraviglioso».

Tornato ad Anversa dall’Italia, realizza i ritratti dell’infanta Isabella, rimasta vedova, e delle varie classi sociali cittadine committenti (soprattutto letterati e artisti), che vengono da lui congelate in pose a mezzo busto o di tre quarti.

Rinaldo e Armida

Nel 1632 Van Dyck si reca alla corte londinese di Carlo I, che, succeduto al padre Giacomo I nel 1625, vuole creare una propria galleria d’arte ed elevare così l’Inghilterra ai livelli artistici di Madrid, dove Filippo IV possiede la più incredibile e preziosa collezione reale d’arte. Per fare questo, a Carlo serve un pittore di corte che faccia di lui ciò che Tiziano ha fatto di Carlo V e Velázquez di Filippo IV. Lo trova in Van Dyck, con cui è entrato in contatto nel 1629 grazie a Sir Endymion Porter. Il re inglese va sovente a trovare a casa il pittore per ammirarlo lavorare, lo crea Primo pittore, una carica che Van Dyck tiene fino alla sua prematura morte, e il 5 luglio 1632 gli concede persino un titolo nobiliare.

Van Dyck, assieme all’architetto Inigo Jones e ai lavori di Rubens a Whitehall, rappresenta il punto più alto dell’età d’oro del regno di Carlo I.

Dopo il 1660, conclusosi il tempo della Restaurazione di Cromwell che ha portato Carlo I alla morte nel 1649, lo stile di Van Dyck viene ricordato esempio di buon gusto in Inghilterra, perché ha

la perfezione della tecnica virtuosistica dei pittori del Nord, fortemente influenzato dal modello anversano di Rubens e giunto attraverso di lui alle fonti italiane del Rinascimento veneziano, Van Dyck, fiammingo quando lavora ad Anversa per i suoi concittadini, diventa un artista universale quando conquista e seduce l’Italia e quindi l’Inghilterra.

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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