I Grandi Classici – “Le montagne della follia”, l’ultimo orrore di H.P. Lovecraft

0 1.217
Un ritratto di Lovecraft, la forma del viso ha fatto pensare all’acromegalia

Oh, quanto deve l’arte alla follia: Erasmo a parte, quante miriadi di opere sono incentrate sul tema della pazzia, del disagio, del conflitto interiore mai sanato? Dal cucùlo a McGrath da Pirandello a Stephen King passando per la follia di Orlando, quante opere immortali devono tutto a questo tema archetipico. E quanto di questo archetipo deve la sua cagion d’essere in una follia concreta, nel disagio personale e familiare ed collettivo che in una forma o nell’altra toccò, colpendoli nel profondo, i nostri autori, cagionandogli appunto profonde ferite sublimate dall’afflato artistico, sfociate nell’opera d’arte, che sia un Urlo o un Corvo. E, infine, quanto devono gli artisti di tutti i campi, dopo il 1936, ad H.P. Lovecraft ed al suo Le montagne della follia?

La risposta è scontata per chiunque abbia letto Lovecraft, ovviamente, sebbene oggidì Howard Phillips Lovecraft, nato a Providence nel 1890 e morto a soli 47 anni, sia entrato nell’immaginario collettivo soprattutto per i Miti ed i mostri legati al ciclo di Cthulhu. In  realtà, sebbene con la sua creatura più nota (il semidio Cthulhu, appunto) Lovecraft abbia ufficialmente influenzato lo sviluppo successivo sia del genere horror che del fantasy (ponendosi, in un certo senso, come una sorta di Tolkien maggiormente visionario e incommensurabilmente più sanguinario), Le Montagne della Follia hanno un loro peso specifico nella storia del genere e financo in quello della fantascienza. La storia de Le Montagne della Follia narra infatti di un gruppo di sedici esploratori polari che scopre tra i ghiacci una caverna contente alcuni esseri mostruosi. Da qui abbiamo una serie di future icone, tra cui l’aereo che esplora le distese di ghiacci, i resti di una città, i cani da slitta ostili a questi esseri e quant’altro: il thriller Il senso di Smilla per la neve, La Cosa di Carpenter, Alien vs. Predator e tutta una serie di titoli fanta-horror che debbono sicuramente un riconoscimento di parentela a Le Montagne della Follia – il tutto per tacer del fatto che comunque l’esplorazione polare in chiave fantastica vada fatta risalire quantomeno a Mary Shelley e il suo Frankenstein.

Una recente edizione del romanzo

Al di là dei ghiacci polari (citiamo il fatto che il racconto è corredato da citazioni di Amundsen e Scott, nonché altri esploratori polari), è indubbio poi che Lovecraft abbia dato ispirazione a tutta una serie di mostri connessi a caverne, tra cui ci sovviene per una questione di cinematografia recente l’It di Stephen King: non serve essere particolarmente ferrati nelle discipline connesse alla psiche per trovare abbondanza di riferimenti e connessioni alle sovrastrutture del super-Io e alla profondità dell’Es, tanto per fare un esempio, e via ramificando a tutte quelle tematiche connesse più all’orrore conradiano che all’Horror che ne è comunque metafora. Il tutto, fermo restando quanto sarebbe possibile disquisire su una – eventuale – connessione al Mito della Caverna.

Da un punto di vista letterario, a Lovecraft va tributato il merito di aver tentato di esprimere un orrore inesprimibile, concretizzando (il tema del sogno è ricorrente nell’opera lovecraftiana) in creature indescrivibili l’indescrivibilità dell’orrore dell’abisso che scritta in noi, non rinunciando però nel contempo dalla descrizione scritta. In definitiva, una montagna impossibile da scalare, tanto che ben scarso fu il successo dello scrittore in vita: Le montagne della Follia, nella fattispecie, non trovarono fortunata accoglienza, tanto che trovò pubblicazione solo cinque anni dopo il completamento della stesura, nel 1931, e anche dopo l’uscita in forma largamente rimaneggiata fu tutt’altro che un successo editoriale, tanto da sancire di fatto il ritiro dalle scene dell’autore, che comunque morì l’anno dopo, nel 1937.

D’altronde, quello che venne contestato a Lovecraft era esattamente il suo pregio, ossia l’eccesso di straniamento che derivava dalla lettura delle sue opere (come non pensare al Corvo di Poe?), per l’epoca letteralmente sconvolgenti in quanto tangenti le torbide e nascoste paure e pulsioni e ossessioni umane: vi era troppo Lovecraft, probabilmente, nell’opera di Lovecraft, che ebbe i suoi primi e probabilmente decisivi contatti con la follia all’età di tre anni, quando iniziò a manifestarsi la psicosi del padre che morì internato in un ospedale psichiatrico lasciandolo orfano ad otto anni: è già nel 1900, quindi a soli dieci anni, che il piccolo Lovecraft inizia a manifestare i primi sintomi di esaurimento nervoso (mentre dalla forma del volto permane un sospetto anche di acromegalia, peraltro mai confermato).

Le montagne della follia
Esplorazione polare

In quanto uno dei capostipiti di generi della cosiddetta letteratura popolare o di intrattenimento, definizione largamente riduttiva, H.P. Lovecraft va studiato attentamente e largamente apprezzato in quanto i tempi hanno raggiunto – e superato – la sua capacità preconizzatrice e la sua modernità dell’epoca. Molto meno apprezziamo invece, per usare un delicato eufemismo, le posizioni politiche di Lovecraft, che si schierò apertamente a favore della “razza germanica” durante il nazismo, prendendo posizioni apertamente razziste, sia con argomentazioni biologiche che culturali, contro le razze inferiori, ossia non bianche/ariane.

Per contro, Lovecraft prese risolutamente posizione sulla questione dell’immigrazione, arrivando a teorizzare trattamenti legali diversi a seconda della propria ascendenza (il nadir dello ius soli, si potrebbe dire) e l’accettazione di gruppi minoritari condizionata all’abiura totale ed incondizionata di ogni proprio retaggio culturale. Possiamo ben dire quindi che anche in questo, H.P. Lovecraft si pone come un autore estremamente moderno ed attuale, in linea con i tempi: i nuovi, volonterosi ed in tendenziale aumento lettori del Mein Kampf possono accostarsi con gioia all’autore de Le Montagne della Follia.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.