L’avant-garde di Hayao Miyazaki – “Il castello errante di Howl”

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L’avant-garde di Hayao Miyazaki – Il castello errante di Howl

È considerato uno dei più influenti animatori della storia del cinema e tra i più grandi registi d’animazione vivente: Hayao Miyazaki (Tokyo, 5 gennaio 1941), registasceneggiatoreanimatorefumettista nonché produttore cinematografico giapponese. Il suo nome è un tutt’uno con lo Studio Ghibli, fondato nel 1985 insieme al collega e amico Isao Takahata. Ghibli, vento caldo del Sahara, e nome di un aereo italiano degli anni ’30, è diventato il simbolo di un nuovo modo di approcciare il cinema nipponico. Nei suoi lavori si rintracciano riflessioni storiche e parti autobiografiche, il suo tratto è melanconico e poetico, racconta storie fantastiche con la consapevolezza di un mondo che si autodistrugge.

L'avant-garde di Hayao Miyazaki - "Il castello errante di Howl"È il figlio dell’ingegnere aeronautico Katsuji Miyazaki, direttore della Miyazaki Airplane, azienda di famiglia che produceva componenti di veicoli aeromobili. Il lavoro del padre gli trasmette un’infinita passione per il volo e per le macchine volanti, tanto da diventare elementi ricorrenti in tutta la sua produzione artistica. Ammira l’aeronautica, in particolare quella italiana, tanto da omaggiarla con numerose citazioni. Sua madre fu ricoverata quasi ininterrottamente in ospedale per una tubercolosi spinale, questo evento lo ha segnato particolarmente e lo ha spinto a diverse riflessioni sulla malattia, sulla vita ed il tempo. Si laurea in Scienze Politiche ed Economia, nonostante sia appassionato disegnatore non rimane affatto estraneo alle tematiche di politica e lotta popolare.

Il mondo di Miyazaki, è fondato sull’educazione, sulla sensibilizzazione e la curiosità, sulla centralità dell’infanzia, tanto che quasi tutti i suoi protagonisti sono bambini o adolescenti.

Durissima la sua critica al consumismo, sostenendo la necessità di ridimensionare la speculazione edilizia. La minaccia dell’inquinamento, l’importanza del riciclo e riuso sono tra i suoi temi principali. L’amicizia, valore profondo e fondamentale nella vita, il potere dell’amore, la lotta per i propri ideali, la diversità e la convivenza pacifica con rispetto reciproco sono il fulcro delle sue pellicole di maggior successo. I suoi personaggi sono dinamici, in continua evoluzione, i cattivi (se presenti) hanno comunque un fondo di bontà, e non sono staticamente definiti nel ruolo di antagonisti. La mancanza di una distinzione netta tra bene e male è dovuta al suo vedere questo secolo come un tempo complesso in cui gli stereotipi buono/cattivo, bello/brutto non possono essere utilizzati. Lui che racconta le donne lavoratrici, viene definito anche femminista: le donne tutte occupano una parte di rilievo nelle sue opere, con ruoli chiave, sono spesso figure forti, che vanno contro i ruoli di genere comuni.

Cinquant’anni di carriera coerente, in tutti i suoi lavori è sempre presente il rifiuto alla guerra. Nel documentario Il regno dei sogni e della follia (Yume to kyôki no ôkoku – The Kingdom of Dreams and Madness, Mami Sunada), Miyazaki ha espresso le sue perplessità anche sul governo giapponese e sulla sua decisione di aumentare la spesa sulle armi, sostenendo inoltre di dover abolire l’energia nucleare.

Una decina di anni fa ha raccontato la storia fantastica del Castello errante di Howl, un complesso lavoro di sintesi tra filosofia e storia, che gli valse il Leone d’Oro alla carriera. Non solo riprende l’omonimo libro, ma lo rielabora con innesti moderni. La Guerra in Iraq lo ha sconvolto, e per questo i fuochi delle armi sono il main theme, attorno al quale tutto ruota.

Che puzza, è odore di creature e ferro bruciati… È una guerra terribile, da sud a nord è un mare di fuoco… Noi li odiamo i fuochi di polvere da sparo, quei tizi non sanno proprio cosa sia l’educazione.

L'avant-garde di Hayao Miyazaki - "Il castello errante di Howl"
Il castello errante di Howl

Oltre 1400 disegni, fatti a mano e colorati con l’acrilico, per raccontare una città sospesa nel tempo, simile all’alsaziana Colmar della Prima Guerra Mondiale, con automobili a vapore, macchine da guerra volanti, maghi e maledizioni. La città è militarizzata con aerei e corazzate che passano senza sosta, bandiere sventolanti, propaganda militare, parate e carroarmati. I soldati hanno giacca blu e pantaloni rossi, come le uniformi francesi del 1914. La misteriosa scomparsa del principe ereditario Justin, dà il via ad una guerra che devasta città e campagne. È un combattimento fatto di bombe, di uomini di gomma neri al servizio della maga delle Lande Desolate, di enormi scarafaggi con le code emissari di Madame Suliman, maga di corte reale. Ci sono anche dei mostri volanti incrociati tra i dimorphodon giurassici e dei lucertoloni con i denti aguzzi. Rigorosamente tutti con il cappello a bombetta, in ricordo forse, di quello che erano prima di divenire mostri della guerra, perdendo le sembianze umane.

Sophie è una ragazza semplice, una grande lavoratrice che gestisce da sola il negozio di cappelli del padre defunto. L’incontro casuale con il mago Howl, e il cambio totale della sua vita. Con lui non solo cammina per aria perché ne è innamorata, ma anche perché la magia li salva dagli avversari che li inseguono. La sua vicinanza ad Howl attira l’ira della maga delle Lande, che le scaglia una maledizione, trasformandola in una nonnina con i capelli grigi, tutta naso e rughe, con la voce rauca. Miyazaki rovescia completamente le favole classiche: qui c’è una vecchietta arzilla, che ha energia da vendere e che non si fa certo spaventare, altroché bella principessa. Il castello non è affatto come quello di Walt Disney, grande lucente e maestoso, ma è un ammasso di pezzi strani tutti incastrati tra loro, dall’aspetto alquanto insolito. Per la sua costruzione Miyazaki studia i lavori futuristi di Albert Robida, illustratore e scrittore francese della fine dell’Ottocento, perché la storia, per quanto ambientata in un apparente passato, è proiettata nel futuro, con un gioco incredibile di finestre spazio/temporali che intrecciano i destini dei protagonisti. Le cose non vanno mai come ci si aspetta, ma Sophie è l’esempio di come dovremmo essere sempre pronti ad affrontare nuove avventure.

«Di se stessi bisogna decidere da se stessi»: un motivo che si ripete e si declina con le tante sfaccettature dei personaggi. Rapa, Calcifer, Markl e le streghe sono molto eterogenei fra loro, ma in fin dei conti, dopo scontri e avventure incredibili,  riescono a convivere e perfino a volersi bene. Si gioca spesso su quello che sembra ma che non è, perché secondo Miyazaki nella vita è importante non dare mai un’importanza eccessiva alle apparenze.

L'avant-garde di Hayao Miyazaki - "Il castello errante di Howl"Chissà quali e quanti incantesimi ognuno di noi ha addosso e di cui non sempre si riesce a parlare. Howl non ha il cuore e si dice che mangi quello degli altri, eppure rifiuta di unirsi alla lotta a qualsiasi titolo ufficiale, non approvando la guerra. Continua da solo, però, a fermare tutte le bombe, le corazzate, gli altri demoni che si sono tramutati in mostri, che non potranno più tornare umani e dimenticheranno anche cosa sia il pianto. Partecipa al conflitto sfruttando la sua trasformazione in uccello demone, sperando di poter fermare quanti più avversari possibili e porre fine alla guerra. Fiducia e amore romperanno le maledizioni. La ragazza tornerà ad essere giovane ma con i capelli argento color delle stelle ed il biondissimo mago diventerà moro. La mano nipponica dipinge con poesia e delicatezza la bontà d’animo, l’amore e l’amicizia. Solo questi, nel pensiero di Miyazaki, potrebbero davvero salvare il mondo.

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

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