Romantizzare, idealizzare e ricreare il mondo: riflessioni su Novalis

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Romantizzare, idealizzare e ricreare il mondo: riflessioni su Novalis

Novalis

Novalis (pseudonimo di Georg Philipp Friedrich von Hardenberg, Schloss Oberwiestedt, 2 maggio 1772 – Weißenfels, 25 marzo 1801) è l’esponente di spicco della prima generazione romantica tedesca, che annovera nomi come i fratelli August Wilhelm e Friedrich Schlegel e Ludgwig Tieck. Di nobili origini, l’aspetto fondamentale della sua biografia è rappresentato dalla rigorosissima educazione pietista impartitagli dal padre, il barone Erasmus.
È opportuno prima di proseguire in una disamina dell’opera di Novalis, descrivere cosa sia il pietismo e perché riveste una così grande importanza per diversi scrittori poeti e scrittori tedeschi della seconda metà del Settecento. Fu proprio in questo periodo che, in seno alla chiesa luterana tedesca, ebbe a sorgere un movimento che censurava le tendenze mondane e l’allontanamento dall’ortodossia dottrinaria della Riforma: i pietisti si basavano su una fede personale molto forte ed era fondamentale per loro il ripiegamento interiore e il contatto quasi mistico con l’istanza divina (è opportuno ricordare che il pietismo ebbe diffusione non soltanto in Germania, ma anche in Scandinavia; basti pensare alla filosofia kierkegaardiana). Questo è il complesso retroterra ideologico che informa l’opera poetica del giovane poeta tedesco, il quale decise di adottare lo pseudonimo “Novalis” per indicare che i suoi scritti avrebbero dovuto rappresentare una novità nel panorama letterario di quell’epoca.

Riferendomi al pietismo, ho indicato come esso costituisse un percorso quasi mistico esperito dal soggetto: questo collega Novalis, per la sua adesione al romanticismo, all’afflato mistico e personale che si rinviene nei diari e nei racconti dei pellegrini e dei mistici medioevali, il confronto con un Io, che, tuttavia, non può raggiungere la completa pienezza della teofania. Scrive infatti l’autore in uno dei suoi Frammenti:

Bisogna nobilitare la passione utilizzandola come un mezzo, conservandola a forza di volontà per farne il veicolo di un’idea bella. Per esempio di un’alleanza stretta con un “io” amato”.

Inni alla notte

L’educazione pietista fa sì che egli veda nella sua giovane fidanzata Sophie von Kühn, quell’io amato può possedere non fisicamente, ma nello scrutare e nell’indagare la loro relazione. Questo rapporto molto complesso verrà tematizzato negli Inni alla Notte (1800, “Hymnen an die Nacht”, apparsi a stampa sulla rivista dei primi romantici tedeschi, l’Athenäum)

Le riflessioni di Novalis sono affidate a sei composizioni nelle quali descrive il compianto per la morte dalla fidanzata Sophie. La struttura è ricchissima di simboli: per poter raggiungersi con l’amata (e con Dio) il poeta deve passare da una struttura triadica divisa in tre momenti: Sophie, che lo accompagna a Cristo, Cristo (in quanto unico mediatore) lo accompagna a Dio e, infine, l’arrivo presso Dio, che significa riunirsi col Padre ma, al tempo stesso, Sophie. Inevitabile, a mio parere, il paragone con la Beatrice dantesca. Potrei affermare, osando, che gli Inni rappresentano una Divina Commedia in miniatura, dove trionfa la teologia pietista. Ricorrenti sono anche immagini con una forte caratura erotica: tutto, scrive il poeta, può trasformarsi in desiderio e voluttà. Pietismo e una carica voluttuosa diventano inscindibili.

Heinrich von Ofterdingen

I quattordici Geistliche Lieder (1799-1800, “Canti spirituali”) nascono con una finalità pragmatica: rinnovare gli ignari luterani, ma ben presto diventano un’occasione per riflettere sulla morte di Sophie e sulla mediazione di Cristo. Gli Inni e i Canti rappresentano quello che Novalis definisce romantizzazione del mondo: si tratta di attribuire un senso elevato all’ordinarietà, arrivando infine al suo idealismo magico. 

Frammentario è il suo altro capolavoro Heinrich von Ofterdingen (1802, “Enrico di Ofterdingen,”), in quanto soltanto il frammento riesce a esprimere il genio romantico e le sue capacità poietiche. Ambientato nell’alto Medioevo, il testo racconta dell’iniziazione alla poesia del giovane Heinrich, rappresentata dal fiore azzurro, simbolo di quel sentimento tutto romantico che cade sotto il nome di Sehnsucht (un inesprimibile desiderio di infinito). L’influenza del romanzo di Novalis si estende fino al primo Novecento, quando si costituisce il gruppo artistico Der Blaue Reiter (“Il cavaliere azzurro”).

Questo è Novalis: un giovane poeta che, nonostante la breve e dolorosa esistenza, riuscì a produrre capolavori indimenticabili e immensi. Grazie ai suoi versi possiamo ancora oggi romantizzare il mondo e fuggire (seppure per poco tempo) da questo pianeta. 

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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