Il misterioso Correggio, grande maestro del Rinascimento parmense

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Ritratto di Gentildonna 1520 olio su tela Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo

Nelle Vite, Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574) di un certo Antonio Allegri scrisse «pittore singolarissimo […] che attese alla maniera moderna tanto perfettamente che in pochi anni dotato dalla natura et esercitato dall’arte divenne raro e meraviglioso artefice. […] Et egli fu il primo, che in Lombardia cominciasse cose della maniera moderna […]». Chi fu dunque questo celebrato artista chiamato Correggio?

Antonio Allegri (c. 1489 – 5 marzo 1534) nacque nella deliziosa cittadina di Correggio nella provincia di Reggio Emilia, dalla quale prese il più conosciuto soprannome di il Correggio. Tuttavia, pare che la sua figura fosse stata ed è ancora in parte avvolta da un’aurea di mistero. Poche informazioni infatti si posseggono sulla sua vita e sulla sua formazione. La stessa parzialità e a volte l’errata cronaca del Vasari lo dimostrano. Quel che è certo è che la vita del pittore fu legata a doppio filo all’Emilia Romagna.

Guardando la pennellata e l’impianto compositivo si può supporre un soggiorno mantovano, dove era ancora attivo Andrea Mantegna (1431 ca. – Mantova, 1506) – con il figlio  di questi, Francesco, Correggio era legato da rapporti economici nel 1512. Ancora, dimostra di conoscere il celeberrimo sfumato leonardesco, la pittura veneziana e ferrarese di Cima da Conegliano (Conegliano, 1459 – 1517) e Dosso Dossi (San Giovanni del Dosso, 1474 – Ferrara, 1542) e la mano del Albrecht Dürer (Norimberga, 1471 – 1528). Nella prima decade del XVI secolo, è ipotizzabile una discesa a Roma per conoscere l’Antico e i lavori di Michelangelo (Caprese 1475 – Roma 1564) e soprattutto di Raffaello (Urbino, 1483 – Roma, 1520), ma Vasari nega categoricamente tale opzione.

La prima attività di Correggio si sviluppò proprio nella sua città natale, dove subì probabilmente le influenze della corte della colta umanista Veronica Gambara (Pralboino, 1485 – Correggio, 1550), appartenente alla famiglia degli signori di Carpi, che andò a risiedervi nel 1509 a seguito del matrimonio con il conte Giberto X da Correggio. Alla cerchia di intellettuali amici di quest’incredibile umanista, appartenevano Pietro Aretino (Arezzo, 1492 – Venezia, 1556), Ludovico Ariosto (Reggio Emilia, 1474 – Ferrara, 1533) e Pietro Bembo (Venezia, 1470 – Roma, 1547); ella aveva addirittura fatto in modo che padrini del suo primogenito Ippolito fossero il Cardinale Ippolito d’Este (Ferrara 1479 – 1520) e Isabella d’Este (Ferrara 1474 – 1539), moglie di Francesco Gonzaga.

San Giovanni Evangelista

La seconda, più intensa e rinomata attività dell’artista invece la si trova a Parma, nella seconda decade del Cinquecento, dove divenne senza dubbio il maggior esponente del Rinascimento parmense grazie alle commissioni di Duomo cittadino e a quelle di Giovanna Piacenza (1479 ca. – Parma, 1524 ca.), tenace badessa del Monastero benedettino femminile d San Paolo, legata alle nobili famiglie dei Bergonzi di Parma e dei Baroni di Piacenza.

Quest’ultima infatti, dopo il suo insediamento e fino al 1514, si era impegnata in un’intensa campagna di edificazione/modificazione del monastero affidata a Giorgio Edoari da Erba, dove poter ospitare i propri appartamenti. A lavori architettonici ultimati, era tempo che le stanze venissero decorate, secondo l’attento e ragionato programma iconografico voluto da Giovanna accompagnato da una serie di epigrafi greche e latine (in gran parte perdute oggi) incise sugli stipiti delle porti o intarsiate ne fregi lignei.

Fu quindi proprio su invito di lei che Correggio si recò a Parma per la prima volta: venne impegnato nella decorazione della piccola sala da pranzo, la Camera di San Paolo, alto esempio di studio e riflessione su quell’Antico forse studiato a Roma e del fine ambiente culturale, di cui aveva fatto conoscenza prima con la Gambara e poi con la Badessa. La bellezza di queste stanze rimase per secoli sconosciuta, persino al Vasari, finché Raphael Mengs (Usti nad Labem, 1728 – Roma, 1779) non le scoprì nel 1774.

Tra il 1522 e il 1530 Correggio affrescò la Chiesa di San Giovanni Evangelista e la cupola del Duomo di Parma «una moltitudine grandissima di figure, lavorate in fresco, e ben finite, che sono locate nella tribuna grande di detta chiesa: nelle quali scorta le vedute al di sotto in su con stupendissima maraviglia».

Camera della Badessa

Dopo entrambi questi interventi, la rinomata fama del Correggio lo proiettò nel “Parnaso” degli artisti. Ottenne commissioni dai Gonzaga per L’Educazione di Amore e per Venere e Cupido con un satiro, poi acquisite da re Carlo I d’Inghilterra nel 1628; da Isabella d’Este ricevette l’incarico di realizzare due opere che avrebbero decorato il suo studiolo nel Palazzo Ducale di Mantova.

Gli ultimi suoi lavori, a causa di una morte improvvisa, furono per il duca Federico II Gonzaga: la serie degli Amori di Giove (DanaeLeda e il cignoGanimede e l’aquilaGiove e Io).

Dove Roma aveva Michelangelo e Raffaello e Venezia aveva Tiziano, Parma aveva Correggio, di cui Vasari scrisse «se l’ingegno di Antonio fosse uscito di Lombardia e stato a Roma avrebbe fatto miracoli e dato delle fatiche a molti che nel suo tempo furono tenuti grandi».

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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