Lida Ziruffo: tinte vispe e magia d’infanzia nell’artista di Orvieto

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Si chiama Lida Ziruffo, l’immagine che sul suo sito presenta al pubblico è quella di una donna dai capelli fulvi, che indossa un maglione beige di quelli tanto cari alla filosofia hygge, una gonna e un paio di ballerine nere. Ciò che colpisce è quello che la figurina, che Giorgio de Chirico avrebbe definito di gomma fusa immersa in uno scenario opaco a tinte brillanti, è intenta a fare: con un telescopio sta spiando la galassia, immersa nel mistero delle costellazioni bianche e di quelle cospirazioni ancora sconosciute.

Disegno maggiormente in digitale con la tavola grafica, ma mi piacciono anche l’acquarello e la china. Il mio stile è una rappresentazione metafisica e intimista della natura e della mia quotidianità (intervista a The ColorSoup, 2016)

Nella realtà, Lida Ziruffo, che è di Orvieto e insieme alla sorella Giada ha aperto lo spazio creativo Ciclostile, è molto simile al suo alter ego grafico. Basta solo aggiungerci un gatto, che l’accompagna mentre si occupa di:

  • Digital illustration
  • Watercolor
  • Ink & oil
  • Pastels
  • Jazz
  • Pattern
  • Illustrazioni di matrimoni
  • Quello che colpisce, delle opere di Lida, è l’amalgamarsi tra loro di temi diversi. Per riprendere i principali, eccoli sintetizzati in parole chiave:

1 Infanzia

Di primo acchito, si scopre un ritorno all’infanzia, che nelle reminiscenze mnestiche di Vladimir Nabokov in Parla, o ricordo! riemergerebbe con le sembianze di una farfalla dagli infiniti piccoli e delicati dettagli policromi, che solo un bambino può notare e ai quali può dedicarsi con devota attenzione. E’ la ripresa delle scoperte primigenie, della vita nelle piccole presenze rosate e allegre: 2 Cioccolato

E’ il turno dei piccoli momenti che a una certa età (generalmente a partire dall’adolescenza) si avverte di dover dedicare a se stessi. Si tratta, ad esempio, di gustare il profumo di una tazza di caffè fumante o la sensazione calda e dolce di una cioccolata bollente appena assaggiata. Per dirla con le parole del maestro della letteratura giapponese Haruki Murakami:

Ognuno ha i suoi punti deboli. Nel mio caso sono il fumo e i dolci. Sono cresciuto di fianco a una fabbrica di cioccolato. Forse è per questo che ho un debole per le cose dolci. […] Passavo le mie giornate con l’odore di cioccolato. Per questo ancora ne vado pazzo. Quando sento l’odore del cioccolato torno bambino (Haruki Murakami, “La fine del mondo e il paese delle meraviglie)

3 Fantasia

Dal giorno in cui s’improvvisa l’arrivo su questa terra al momento in cui le si dice addio, non si potrebbe pensare di vivere senza la fantasia, che è presenza viscerale e necessità di sopravvivenza. Lo diceva bene Antoine de Saint Exupery, quando al Petit Prince (1943) insegnò grandi lezioni: la prima, la più importante, è pensare che esistano quanti più mondi possibili, dai cieli bianchi gialli e blu, e dunque numerose possibilità in cui si può giocare un ruolo importante. Uno sliding doors continuo tra mondi possibili e reali, tra scelte ed effetti, tra caos e originalità, mentre una luna bianca sventola nel chiosco di un bosco autunnale.

 

 

Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che abiterò in una di esse, visto che riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero (Antoine de Saint Exupery, “ll piccolo principe“)

4 Restorativeness theory

La teoria psicologica secondo la quale circondarsi di spazi verdi aumenta il livello generale di benessere, diminuisce l’ormone dello stress e predispone a uno stato mentale di apertura al cambiamento e alle nuove esperienze, sembra trovare rappresentazione grafica nelle opere di Lida Ziruffo. Intricati grovigli di vento sembrano farsi spazio fra le nuvole fuori di casa, che è luogo sicuro, in un effluvio generale dalle sembianze delicate. Sembra di ritrovarsi immersi tra le pagine del romanzo Quel che resta del vento, best seller di Laura Imai Messina in cima alle classifiche nazionali.

Nelle opere di Lida Ziruffo il calore, le geometrie tinteggiate di luci e ombre, le assenze e i giochi dei silenzi accostati ai rumori immaginari (che i gatti più di tutti spiano e monitorano) fanno parte di uno stile unico nel suo genere. Sarà la sensibilità con cui- forse involontariamente- potrebbe raccontare la sua storia, quella dei ricordi di ieri, e poi le passioni del presente o, perché no, degli stati d’animo costanti per l’imminente futuro, ma Lida agevola l’immedesimazione. I ghirigori infantili appisolati su una veranda piena di foglie, il candore del venticello primaverile tutto rosa e un animale bianco che protegge gli abitanti della casa vivono di vita propria, ma riguardano in fondo tante memorie rarefatte di ognuno di noi.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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