L’arte di Oskar Kokoschka: forma, colore e sentimento

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Oskar Kokoschka è uno dei maggiori artisti del ‘900. La sua arte è una sintesi armoniosa tra la purezza formale, il colore, acceso e trascinante, ed il tormento dei sentimenti.

Oskar Kokoschka

Pittore ma anche drammaturgo, Kokoschka nacque a a Pöchlarn, una cittadina periferica della Bassa Austria, il 1° marzo del 1886. Trascorre un’infanzia povera e disagiata, fatta di continui traslochi e ristrettezza economiche ma fin da subito capisce di nutrire un forte interesse verso il disegno e la letteratura. Si iscrive così, nonostante il parere contrario del padre, alla Kunstgewerbeschule, l’Accademia di belle arti di Vienna. Il suo debutto nel mondo artistico avvenne nel 1908 quando il più conosciuto Gustav Klimt lo presentò alla critica durante un Art Show. La sua fama crebbe sempre di più tanto che si trasferì a Berlino dove divenne il primo illustratore della rivista Der Sturm.

Nella stimolante città, nel 1914, divenne un membro della Secessione di Berlino, per poi entrare a far parte del gruppo Blaue Reiter. Qui, affascinato da Freud, si lasciò influenzare dalle sue ricerche sui sogni ed il subconscio. La pittura di Kokoschka diviene reale, dura, senza filtri tanto da essere definita “selvaggia”. Quello che interessava all’artista era rappresentare l’angoscia ed i problemi dell’uomo e della società.

L’opera più conosciuta di questo periodo è sicuramente La sposa del vento del 1914, conosciuta anche come La tempesta e conservata al Kuntsmuseum di Basilea. Lo stile si discosta dagli altri lavori per approdare nell’espressionismo, il pittore infatti sentiva l’esigenza di imprimere sulla tela i suoi stati d’animo. I colori che predominano sono il blu, in tutte le sue sfumature, e leggeri accenti luminosi di bianco, arancio giallo, in un atmosfera sognante e sospesa. Due amanti sono sdraiati, vicini, in un vortice di linee e colori accesi; la donna sembra serena, riposa ad occhi chiusi, ignara della realtà, mentre l’uomo ha gli occhi pensierosi che guardano il lontananza. L’amore infatti può finire da un momento all’altro, non dona sicurezze, non dona certezze ma solo timori e dubbi. Attorno a loro le nubi che si condensano come i sentimenti. Kokoschka mette in scena i suoi drammi, le sue paure, il quadro infatti rappresenta la fine di un amore tanto travolgente e passionale quanto tormentato e travagliato con l’artista Alma Mahler. È un periodo di crisi per Kokoschka che decise di arruolarsi.

La sposa del vento, 1914

Subito dopo la guerra insegnò per qualche anno all’Accademia di Dresda. Tornato a Vienna, dopo l’annessione tedesca dell’Austria si rifugiò a Praga ma il successivo regime nazista confiscò la maggior parte delle sue opere. La sua arte era ormai considerata degenerata e l’artista, come un esule, fu costretto ad emigrare a Londra.

Di particolare importanza è anche il dipinto di satira politica Uovo Rosso (immagine di copertina) del 1949-1941 e conservato a Praga. L’uovo, metafora del mondo, è conteso tra Hitler e Mussolini, il leone coronato inglese ed il gatto russo.

Oskar Kokoschka morì a Montreux il 22 febbraio 1980.

L’uomo non è uomo solo perché è venuto al mondo. Bisogna diventare uomini.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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