Il rosso di Henri Matisse: “La stanza rossa” (Armonia) e “La musica”

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In psicologia, è risaputo che i colori non sono indifferenti, e una tinta brillante e una cupa elicitano, più o meno inconsapevolmente, determinati stati d’animo. Addirittura, alcune tinte sarebbero in grado di evocare uno stato di rilassamento mentale allontanando i pensieri intrusivi e lo stress, mentre alti indurrebbero all’azione e al non passività (per saperne di più, clicca qui). Pur senza intendersi di neuroestetica, Henri Matisse probabilmente intuì qualcosa quando scelse di non realizzare La stanza rossa (Armonia) (1908) in verde, ma optò invece per il colore rosso.

Il colore dei boschi rimane invece all’esterno, dove alcuni lampi gialli di petali e suggestive chiome nivee di alberi dal nome indefinito, mentre entro le accoglienti mura i colori caldi popolano ogni angolo e generano un’atmosfera di calore e accoglimento. Tutto è vivo, infiammato, gode di vita propria in un’armonia che sembra andare a suon di una musica immaginaria, che ricorda un po’ i quadri moderni dell’artista Ninni Ranalli. Rossi sono, alll’estrema sinistra, lo schienale e le gambe della sedie, rossa è la tovaglia su cui poggiano le natura morte (mele, arance, limoni, mimose, fiori verde arlecchino ombrato) rossa la parete davanti alla quale una figura di donna riflette con gli occhi impensieriti.

E di nuovo il contrasto tra colori complementari ritorna in La musica (1910): due anni dopo, il verde e il rosso- insieme al blu- dominano l’intero quadro, dalle dimensioni considerevoli (260x389cm). Non servono descrizioni complesse, quanto piuttosto a dettare i ritmi della storia sono semplicemente le tinte, oltre alle espressioni dei musicisti. I cinque uomini, dalle fattezze simili, sono tutti adagiati per terra, fatta eccezione per uno. Solo in due suonano, mentre gli altri sono assorti nel momento magico del canto. Null’altro accade qui, e basta così. Un quadro simile è La danza (1909-10), in cui sono sempre cinque i soggetti principali: le donne ballano, tenendosi per mano. Formano un cerchio, si sforzano di tenerlo unito nonostante i ritmi non coincidano, mentre invece ai cantanti non occorre, perché è come se un filo invisibile tra i corpi color alizarina generasse un legame silenzioso.

L’armonia in Matisse, dunque, è composta essenzialmente dal colore rosso e da quello verde, che insieme sono in grado di generare un’arte mai vista prima (e difficilmente eguagliabile nella sua semplice ma fantasiosa resa dei personaggi e delle storie). Per chi volesse sentirsi ancora più parte dell’opera, a Nizza c’è il Musée Matisse, dedicato al maggior esponente del Fauvismo.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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