Prossemica e aptica: come ci muoviamo nello spazio non è casuale

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Ogni persona irrompe in uno spazio portando con sé determinati stati umorali passeggeri, nonché tratti personologici specifici e stabili nel corso del tempo e delle diverse situazioni. Allo stesso modo, però, i luoghi non sono mai asettici, e finiscono per influenzare la percezione di chi vi fa visita. La prossemica si occupa proprio di questo: comprendere le distanze e i movimenti che accadono in un singolo territorio, unico nelle sue peculiarità.

  • zona intima (relazioni intime): 0-0,5 m
  • zona personale (relazioni di vicinanza stretta, cui si acceda dopo una conoscenza approfondita) 0,5-1m
  • zona sociale (interazioni quotidiane): 1-3,5m
  • zona pubblica (spazi ufficiali con relazioni gerarchiche definite e poca formalità): dai 4m in poi

A ricoprire un ruolo non indifferente sono anche le persone, che ininterrottamente e per tutta la vita animano e vivono gli spazi insieme al singolo, che mai potrà essere concepito come entità solipsistica e avulsa dal contesto. Siamo sempre, costantemente e inevitabilmente, in contatto con qualcuno, in maniera diretta o indiretta (es. social network, messaggistiche varie, e-mail ecc…). L’aptica è la disciplina si occupa delle interrelazioni che s’instaurono in un luogo fisico, prendendo in esame il contatto corporeo tra le persone. Il distacco e il bisogno di vicinanza s’alternano, e si manifestano ogni volta in maniera differente. Ad esempio, nelle opere di Marc Chagall, il pittore e Bella sono separati, ma le mani che si stringono sono testimoni sinceri di una distanza ben più minima di quella apparente.

Ero arrivato a quel punto di emozione dove si incontrano le sensazioni celestiali date dalle belle arti e i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, avevo una pulsazione di cuore, quelli che a Berlino chiamano nervi: la vita in me era esaurita, camminavo col timore di cadere (Stendhal)

Ci sono poi distanze tra persone e luoghi che hanno degli effetti diretti. Alle volte anche violenti, come testimonia Stendhal, che presso Santa Croce cominciò a sentirsi male e dovette uscire per riprendersi. Oppure, si può notare come la relazione tra le persone siano sempre condizionate- e spesso in armonia- con l’ambiente: accade, ad esempio, nell’opera di Edvard Munch in Eye to eye (1894), in cui le due figure si osservano, vicinissime, e i capelli rosso veneziano con sfumature di miele sembrano quasi fondersi con il vestito corvino di lui, mentre un sfondo verde sembra essere stato contaminato da un giallo chartreuse che si è disperso nell’erba e sul tronco dell’albero che si para dietro ai due amanti.

La prossemica e l’aptica sono due discipline che, di fondo, si occupano della realtà in tutte le sue forme, contribuendo a comprendere quali meccanismi s’instaurino in specifiche condizioni. Fermo restando che, alla fine, resterà comunque sembra una variabile di non conosciuto, ed è questo il bello degli spazi in interazione con le persone. Camaleontiche, alle volte.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

 

 

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