Benvenuto Cellini, genio e sregolatezza del Manierismo

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Benvenuto Cellini, genio e sregolatezza del Manierismo

Benvenuto Cellini

Il Vasari lo descrive come «animoso, fiero, vivace, prontissimo e terribilissimo», cinque aggettivi che fanno di Benvenuto Cellini (Firenze, 3 novembre 1500 – Firenze, 13 febbraio 1571) il primo autore nella storia dell’arte a creare da solo il mito di se stesso. Uomo dal carattere violento, capace di forti passioni verso le donne ma in particolar modo verso gli uomini, è stato il più grande, raffinato ed elegante scultore del Manierismo. Nella sua turbolenta vita arte e politica si intrecciarono, delineando i tratti quasi leggendari di una personalità molto complesse.

Benvenuto Cellini comincia, artisticamente parlando, come orafo. In fuga da Firenze, approda a Roma e qui, alla corte di papa Clemente VII, non ottiene grandi commesse ma si distingue combattendo durante il sacco di Roma del 1527. Il suo comportamento eroico purtroppo però non varrà a nulla poiché il successore di Clemente, Paolo III della famiglia Farnese, lo emarginerà e lo farà incarcerare a Castel Sant’Angelo, dove verrà “salvato” dal re di Francia, Francesco I.

In Francia Cellini dà sfoggio della sua abilità nella celeberrima Saliera d’oro, l’unica opera importante del Cellini in metallo prezioso, che ci mostra i pregi e i limiti della sua arte. Contenere condimenti non era la funzione principale di questo gruppo, poiché il sale proviene dal mare e il pepe dalla terra: il Cellini colloca il recipiente del sale, a forma di battello, sotto la custodia di Nettuno, mentre il pepe è custodito da una personificazione della Terra, mentre alla base troviamo figure che rappresentano le quattro stagioni e le quattro parti del giorno. Con quest’opera Cellini vuole colpire con la sua ingegnosità e la sua perizia, affascinare con la grazia delle figure da lui realizzate: nonostante la sua ammirazione per Michelangelo, le eleganti figure sono allungate e morbide e rimandano al Parmigianino.
Cellini, insieme agli altri artisti italiani presenti alla corte di Francesco I, fa del Manierismo lo stile dominante a metà del XVI secolo in Francia.

Perseo con la testa di Medusa, 1554

Pur avendo un ruolo cardine nella corte, tuttavia è nuovamente costretto alla fuga per un’accusa di sodomia e così fa ritorno nella sua Firenze dove inizia la progettazione di un’opera che ancora oggi è situata dove si era deciso di collocarla all’epoca, ovvero il Perseo con la testa di Medusa ammirabile nella Loggia dei Lanzi. La grandiosità della scultura a scala urbana si unisce all’opera di cesello, evidente nella cura dei calzari, dell’elmo e dell’elsa della spada dell’eroe. Proprio l’attenzione orafa per il dettaglio conferma come la perfezione tecnica sia il motivo dominante dell’invenzione artistica. Nel modellare il Perseo, ampio spazio viene lasciato alla platealità dell’imponente muscolatura, alle proporzioni aggraziate e alla posa possente ma naturale. Al contrario di altri artisti, Cellini cura molto anche la parte posteriore del corpo: la schiena ed ogni gruppo muscolare, con particolare attenzione al retro delle braccia, contratte nella tensione del movimento.

Nonostante siano state sottolineate più volte l’enfasi e la scarsa spontaneità della posa, l’elemento di pregio resta la percezione variabile della scultura secondo i vari punti di vista: ciò sembra coerente con la preferenza, dichiarata dal Cellini, per la scultura rispetto alla pittura, che può essere apprezzata solo da una visione frontale.

Una vita ai limiti della legalità per un uomo che con la sua arte seppe sublimare il Manierismo italiano ed internazionale.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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