Affordable 2020: tre buoni motivi per cui le gallerie italiane sono vincenti

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Si è conclusa il 9 febbraio l’edizione 2020 di Affordable Art Fair, e anche questa volta, come era prevedibile, la fiera che ha visto in esposizione 85 gallerie provenienti da tutto il mondo, si è confermata un’iniziativa fortemente vincente per il mercato dell’arte contemporanea. Affordable quest’anno è stata particolarmente apprezzata, anche grazie allo slogan che accompagnava i cartelloni pubblicitari sparsi per tutta Milano: Arte fino a 7500 euro, che tradotto significa esposizione aperta a tutti (a prescindere dal budget).

Già perché eventi come questi servono a ricordarci che comprare arte oggi, non è prerogativa solo dei ceti più abbienti, ma grazie al sistema contemporaneo in cui a “decidere” chi saranno gli artisti esposti nei musei del 3000 siamo proprio noi, è facile trovare opere d’arte e sculture a buon mercato, proprio perché partoriti da “geni” non ancora consacrati al sacro fuoco dell’immortalità artistica, ma che se un giorno raggiungeranno il traguardo diventando i “Raffaello” del 2000, sarà anche grazie alle nostre scelte ed ai nostri acquisti.

Considerazioni filosofiche sul mercato dell’arte a parte, avendo fatto un giro per gli stand di Affordable, due sono le riflessioni che emergono: la prima è che a dominare la scena sono le gallerie italiane e questo è un dato tutt’altro che scontato; non sono tantissimi, purtroppo, gli artisti italiani contemporanei, tant’è che “le punte di diamante” delle gallerie anche nostrane, sono quasi tutte straniere. Ciò nonostante, ad avere il coraggio di puntare sul mercato dell’arte ed investire in un campo spesso minato, dato da incertezze, volubilità, crisi economica, e precariato, sono proprio gli italiani che non solo investono tanto acquistando opere d’arte, ma aprono gallerie in continuazione dando come prima motivazione, quella di voler condividere e divulgare la bellezza. E ad Affordable se ne è vista tanta.

La seconda riflessione, è che quest’anno, tre sono state le realtà  (a parere personale) maggiormente degne di nota, e tutte e tre per motivi estremamente diversi:

The Door of perception. Marco Bertani photographer

La prima galleria degna di nota è Priori and Lakos Fine Art Gallery, una neonata realtà a pochi passi da Moscova, Milano, generata dall’amore per l’arte di due soci, Alida Priori e Matteo Lakos. Il motivo per cui meritano menzione? Il duplice coraggio di investire in artisti emergenti, ma soprattutto la scelta di puntare prevalentemente sulla fotografia; spesso quest’arte è considerata (a torto) marginale all’interno delle gallerie o Istituzioni d’arte, ma come probabilmente pensano Alida e Matteo, una foto ben fatta, scattata on the road, magari in tecnica black and white, è apprezzabile almeno quanto una tela in stile pop degli artisti della new generation.

La seconda realtà  degna di nota è torinese, la Arkivio Gallery di Paolo Ambrosio che è anche l’artista “di punta” della galleria. A colpire incisivamente il fruitore, sono le tele di Ambrosio, che riportano l’arte ad una dimensione totalmente nuova, mai esplorata prima; le opere sono infatti un connubio perfetto tra il più ancestrale primitivismo e la plasticità ed i colori delle avanguardie. Nei soggetti rappresentati da Ambrosio (donne, architetture, suoni) sembrano coesistere come in una sinfonia incredibilmente armonica, i quadri di Kandinskij e le forme rudimentali degli uomini delle caverne. Un tipo di arte lontano dal soffocante riempimento di colore della nuova pop art o dal concettualismo dirompente dei giovani artisti attuali. 

Infine, ma non per importanza, a colpire nel segno è stata la Galleria Deodato Arte. Forse non ha vinto per il coraggio, nel senso che con la scuderia Deodato, vincere è abbastanza facile visto che ne fanno parte artisti come Mr Brainwash, Josè Molina, Koons e Banksy, solo per citarne alcuni. La Deodato Arte ha però brillato poiché ha scelto di puntare per tutta la manifestazione su un artista dal nome internazionale pur essendo italianissimo, ovvero Mr Savethawall, un poeta contemporaneo  che declina in chiave ironica, tramite i colori pop o la tecnica black and white, la società moderna. Sua l’opera più interessante di Affordable 2020, Love or Like me che rivisita con la tecnica della street-art e lo sguardo di due amanti 2.0, la celebre scultura di Antonio Canova, Amore e Psiche.

Love me or like me, Mr Savethewall

Un plauso a tutti coloro che hanno lavorato per la buona riuscita della manifestazione, attirando un pubblico sempre più vasto e divulgando il messaggio che l’arte e la bellezza possono far parte della vita di tutti, a prescindere dalla disponibilità economica!

Alla prossima edizione!

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

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