Buon compleanno Neal Cassady, il folle Dean Moriarty di On the road

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Folle, pazzo, ubriaco, in corsa, forsennato, maniacalmente innamorato delle persone, estremista, innamorato per diletto e poco nella realtà, grande speculatore di frasi reinventate di grandi scrittori: questo è il ritratto di Neal Cassady che Jack Kerouac fa in On the road e che riprende in Visioni di Cody. Una sorta di terremoto fattosi persona, sostanzialmente inaffidabile ma con un’anima creativa e innamorata a tal punto della vita, della passione, all’apparenza meno delle sue tristezze, all’eccesso tale che sarebbe stato impossibile non seguirlo. O almeno, tutto questo era Dean Moriarty, alter-ego di Neal, ma a gran detta degli esponenti della Beat Generation lui era proprio così.

Magro, una voce come tante altre eppure con una certa spontanea poesia nascosta nel ritmo delle frasi mai comuni. Richiede di guardarlo, mentre parla, come se anche attraverso i video di quasi cinquant’anni dopo necessitasse di un bisogno naturale d’attenzione. Forse perché la sua vita, di attenzione, ne vide poca. O almeno così fu all’inizio: la madre morì quand’era ancora piccolo, e le vicende legate al padre perennemente alcolizzato raccontano molto della ricerca di un complice come Jack, che tutto era fuorché una personalità forte. Denver fu la sua casa, e lì attrasse anche tutti gli altri esponenti della Beat, come un polo magnetico ideato da chi, in fondo, aveva un carattere emblema dell’ideologia (involontaria) del “movimento”: sacrosanta fragilità mascherata dalla ricerca sacrale, viscerale, nuda di donne, corpi, labbra, erba, distrazione e realtà, gruzzoli di risparmi per arrivare a leggere di grandi che ormai non c’erano più, o per tirare alla prossima stazione per fare benzina o incontrare qualche altro pazzo, folle, incredibilmente perso nel grande rosso mondo pieno di febbri biancoblu e tramonti rossi. Si sposò due volte, e con Carolyn Robinson fece tre figli.

Neal, l’ho detto è l’inizio di tutto, senza di lui niente beat generation. Ma è anche quello che non c’ha guadagnato niente ad essere Neal Cassady

Questo, però, non fu sufficiente a trattenerlo dal rimettersi sulla strada, né dal ricercare continuamente Quel Qualcosa che era l’essenza stessa della Beat Generation, in comune a tutti i grandi esponenti. Esponenti che erano uomini, caratterizzati però da una sensibilità che la maggioranza non aveva. Tutti cercarono di arrivare a Quel Qualcosa, che era indefinito, non conosciuto finchè non capitava- e capitava così all’improvviso, in un locale, nell’incontro con una ragazza, nel viaggio stesso, nei sogni con le stesse roboanti nel cielo nero-. Neal, alla fine del giro di giostra, finì per cadere: morì, pare per una congestione dovuta al freddo e all’ingestione di barbiturici con alcool. Un po’ come Kerouac, che si spense per cirrosi. Un corpo che, a quanto pare, non riuscì a tenere il ritmo della vita di Neal Cassady, a cui non bastavano 24h per vendicarsi di quell’infanzia che generò un genio disperso per il mondo, alla ricerca di sé o di un’immagine il più possibile sincera.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

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