Lezioni d’Arte – Quell’intimo segreto nella “Visitazione” di Mariotto Albertinelli

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La Visitazione, Mariotto Abertinelli, 1503

Nell’arte concepita nel meraviglioso mondo del Rinascimento ci sono artisti che hanno prodotto capolavori ma non hanno avuto la giusta popolarità, all’ombra di personaggi più influenti, fra questi Mariotto Albertinelli (Firenze, 1474-1515) cresciuto nella bottega di Cosimo Rosselli a Firenze. Autore di tavole straordinarie dai colori brillanti e dai soggetti vivi.

Alla Galleria degli Uffizi, nella sala dedicata a Michelangelo e ai fiorentini, si può ammirare la pala della Visitazione (1503) il dolcissimo e sacro episodio raccontato nel Vangelo di Luca: Maria dopo l’Annunciazione decide di far visita alla cugina Elisabetta, la prima persona a cui racconta il suo concepimento miracoloso. 

Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio.

Lc 1,36-37

Anche Elisabetta, moglie di Zaccaria sacerdote del Tempio di Gerusalemme, portava in grembo un miracolo: inaspettatamente, vista l’anzianità della coppia, un angelo le aveva annunciato la nascita di Giovanni Battista. L’incontro fra le due non è solo una visita familiare ma è la felicità di due donne che hanno ricevuto la stessa grazia. È un momento tenerissimo nella storia sacra: una gioia che diventa ancora più grande perché condivisa.

L’abilità del pittore sta proprio nell’aver trasformato un episodio sacro in un momento umano.

Albertinelli ha spogliato la scena da ogni elemento superfluo, l’incontro si svolge all’aperto sotto un arco rinascimentale su di un prato meticolosamente descritto, come fosse ritratto al naturale. La verticalità della tela è perfetta per inquadrare la stretta fra le due madri, enfatizzate sia dalle dimensioni più grandi del normale che dalla visione dal basso verso l’alto.

La Visitazione, predella

Maria ed Elisabetta si incontrano, si stringono forte la mano in segno di saluto e di affetto, e i loro volti si sfiorano. Un’azione così quotidiana che per un attimo ci fa dimenticare di trovarci davanti ad un avvenimento miracoloso: Mariotto Albertinelli sembra aver immortalato il momento in cui Elisabetta sussurra all’orecchio di Maria il suo segreto, siglato da quella stretta di mano che significa fiducia, condivisione, reciproca comprensione.

Entrambe vivranno la stessa emozione: concepire un figlio divino. È Elisabetta, più anziana, a dare conforto alla giovane Maria, emozionata dopo l’annuncio, così contenta da poggiarsi una mano sul petto come se fosse ancora incredula. Il loro gesto d’affetto, la mano rassicurante sulla spalla, è così materno da emanare calore. Sensazione che viene trasportata visivamente dalle tonalità calde dei mantelli, vivaci e luminosi, di colori complementari. Rassicurante diventa anche l’arco, sulle loro teste, un’unione perfetta e simbolica di forme.

Giotto, La Visitazione, 1306, dettaglio

La pala è accompagnata da una predella con tre episodi della vita di Cristo: l’Annunciazione, l’Adorazione del Bambino e la Circoncisione di Gesù al Tempio. Anche qui la scena è essenziale, il campo lasciato libero solo ai protagonisti che mantengono i colori brillanti dei mantelli.

Qualche secolo prima Giotto aveva dipinto lo stesso abbraccio raffigurando Maria ed Elisabetta strette intente a guardarsi occhi negli occhi, comunicando le proprie emozioni senza dire una parola. Ma l’Albertinelli riesce ad esprimere come solo l’arte del Rinascimento maturo sa fare la forte intimità spirituale e al contempo umana dell’evento.

 Alejandra Schettino per MIfaccodiCultura

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