Lezioni d’Arte – La musica nella natura morta di Baschenis

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Il pittore bergamasco Evaristo Baschenis (Bergamo, 7 dicembre 1617 – 16 marzo 1677), ha dedicato la sua vita al genere pittorico della natura morta, inventando nello specifico la natura morta musicale. Ultimo figlio di una famiglia nobile bergamasca, fatta tutta di artisti, prende i voti intorno alla metà del secolo. Da sacerdote ha tempo di viaggiare, di dedicarsi alla musica e alla pittura in un contesto culturale, nel quale è inserito, molto vivace.

Alessandro e Bonifacio, Trittico Agliardi
Alessandro e Bonifacio, Trittico Agliardi

Lui che la ama, dipinge la musica.

Le sue nature morte, a grandezza naturale, hanno come soggetto principale gli strumenti musicali. Violoncelli, liuti, spinette, mandole, chitarre sono posizionati in modo, solo apparentemente, disordinato. Spesso a pancia in giù, come nessun musicista li avrebbe mai lasciati. Lo spazio della composizione è sapientemente orchestrato. Nessun dettaglio è lasciato al caso. Baschenis è un maestro nel tradurre il reale e renderlo verosimile.
Ad accompagnare gli strumenti, su eleganti tavole ricoperte da preziose stoffe, ci sono sempre delle mele. Non aspettatevi dell’uva, come nelle nature morte del Caravaggio, o fiori e piante.

La scelta di Baschenis ricade sulla mela per un preciso gioco fonetico. Il suono della parola mela riprende melanconia e melodia. Così come lo strato di polvere che è visibile sulla superficie lignea degli strumenti musicali: le ditate di polvere rendono l’immagine suggestiva, catturano l’attenzione dello spettatore. Evocano soprattutto l’inesorabile scorrere del tempo e l’inerzia degli oggetti. La toccata di polvere non è mai presente sugli strumenti a fiato di Baschenis, ma unicamente su quegli a corde. Questo indica una scelta consapevole di alludere alla toccata come forma musicale, ma innanzitutto ad una più profonda scelta astuta dell’artista: evocare l’immagine di uno strumento pizzicato.

Grazie a questi stratagemmi si palesa la capacità di Baschenis di sviluppare un’immagine reale in cui gli strumenti prendono vita e vengono suonati dalle mani dell’uomo. Se ci soffermassimo a lungo sul dipinto sentiremmo anche la musica.

I critici hanno ipotizzato anche l’idea che il pittore bergamasco abbia realizzato le ditate realmente, sulla pittura ancora fresca. Sarebbe un ulteriore elemento visivo ideato per coinvolgere lo spettatore in questo gioco di illusione e inganno.

Trittico Agliardi, strumenti musicali
Trittico Agliardi, strumenti musicali

Nel Trittico Agliardi (collezione privata, Bergamo – immagine di copertina) alla natura morta unisce il ritratto, facendo un’eccezione viste le sue opere in cui il soggetto umano era pressoché assente. Si ritrae alla spinetta, accompagnato dai fratelli: Ottavio all’arciliuto, Alessandro alla chitarra – nel dipinto a destra – e Bonifacio con in mano un libro aperto. Le tre tele, ancora conservate a Casa Agliardi a Bergamo, sono unite dalla musica. Nella natura morta del dipinto centrale sono ritratti degli spartiti, se ne legge la musica e i titoli delle tre composizioni: la Malcomposta, la Virtuosa e la Confusa.

Il nuovo genere inaugurato da Baschenis, la natura morta musicale, non presenta gli strumenti musicali come cornice decorativa ma come unici protagonisti delle tele. La particolarità risiede anche nell’aver eliminato ogni stereotipo tradizionale, gli strumenti non sono simbolo né di sentimenti amorosi né di piaceri terreni. La musica prende il sopravvento su tutto. Ogni strumento è dipinto con rigore, nella sua individualità, con abilità fortemente ritrattistiche. I dettagli sono eccezionali, tanto che in alcuni strumenti è visibile anche la firma del maestro liutaio.    

Baschenis continua ancora oggi ad essere ambito dai collezionisti, per l’eleganza eccezionale del suo tratto e per l’esclusività dei suoi soggetti. Anche se per lui era probabilmente più importante la musica, la sua arte pittorica è stata determinante all’interno del genere della natura morta e di tutto il Seicento.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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