Lezioni d’Arte – “Merda d’artista”: riflessioni fuori dagli schemi

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Il 12 agosto 1961 il giovanissimo Piero Manzoni (Soncino, 1933 – Milano, 1963) espone per la prima volta alla Galleria Pescetto di Albisola Marina le scatolette di Merda d’artista. Portano la sua firma e l’etichetta sul contenitore in latta dichiara in tre lingue “contenuto netto gr.30, conservata al naturale, prodotta ed inscatolata nel maggio 1961“, come un qualsiasi comune oggetto alimentare.
L’opera risponde alla nostra idea di confezione. Le scatolette sono numerate e Manzoni ne produce circa 90 esemplari, le mette in vendita chiedendo l’equivalente di 30gr d’oro.

Merda d'artista: riflessioni fuori dagli schemi

Come ci avviciniamo all’arte? La osserviamo perché è bella, perché ci piace visitare un museo, o cerchiamo di spingerci oltre quello che vediamo? Sta a noi, al pubblico, stabilire un rapporto intimo con l’opera d’arte.

Così nei suoi brevi anni di attività – morì infatti a soli 29 anni – Piero Manzoni, artista d’avanguardia cresciuto in un ambiente milanese frizzante e creativo, ha scandagliato per bene queste riflessioni sul mondo artistico. I suoi gesti e le sue opere non sono concepite come sterile provocazione, anche se il pubblico le percepisce in questo modo, ma sono tasselli di una personale riflessione. Piero Manzoni è tra i firmatari del manifesto contro lo stile, accomunati da una nuova esigenza: far si che l’opera d’arte entri nello spazio fisico della vita, che l’opera esista veramente.

L’artista deve far succedere qualcosa che nessuno si aspetta, qualcosa che deve sorprendere il pubblico.

Piero Manzoni, da giovane entusiasta, cavalca l’onda della modernità. Vuole essere un artista, non fare l’artista. Con il suo spirito va inteso l’intento della propria arte: proporre linguaggi nuovi, uscire dagli schemi con novità non convenzionali e ricerche sempre più moderne. È il pubblico che deve instaurare un rapporto personale con l’opera e sarà il pubblico che la vivrà come provocatoria.

Merda d'artista: riflessioni fuori dagli schemi

Merda d’artista è una parte del proprio corpo proclamata opera d’arte vivente, come una sorta di reliquia corporea, ed è contemporanea alla modalità degli artisti di firmare le opere. In modo ironico è metafora perfetta dell’arte: fare della merda un’opera, crearla, esporla e venderla a peso d’oro.

Stroncata da Dino Buzzati, che parlò di cattivo gusto, la reazione che suscita è di scompiglio e incertezza. Nessuno sa come ci sia davvero dentro il barattolo. Se contenga aria, gesso o veramente merda d’artista. Cosa contiene non è importante. Manzoni presenta come opera un contenitore sul quale dichiara ciò che contiene all’interno. Addirittura sono passate alla storia delle testimonianze di amici dell’artista che dichiarano effettivamente che alla genesi dell’opera c’è Manzoni che la produce, ma non a casa sua bensì da un’amica, e poi la porta da Carlo Erba, dove veniva sanificata.

Seppure diffuse, queste storie divertenti non sono sintomatiche della critica dell’opera d’arte. La riflessione radicale su cui Manzoni vuole portarci è sul limite del gesto artistico estremo e sul mercato d’arte, riflessioni di un artista d’avanguardia fuori dagli schemi. Manzoni è alla base un intellettuale. Amava scrivere ed interrogarsi. Con questo atteggiamento si avvicina all’arte interrogando l’opera e le modalità di artisticità. Si chiede cosa sta facendo, cosa sia l’arte. Si rende conto che bisogna oltrepassare i confini per capire cosa c’è oltre. Perché l’arte è quello che non si vede, quello che si pensa e che viene accennato. C’è nel suo agire poesia ed ironia.

Merda d'artista: riflessioni fuori dagli schemi
Un irriverente Piero Manzoni con la sua Merda d’artista

Si vuole rompere con tutto ciò che è stato, con il figurativo per guardare verso una nuova dimensione. La guerra era finita, Milano vive il miracolo economico, una nuova estetica ed un nuovo futuro. Gli artisti avevano delle idee, dei progetti, volevano superare forme e limiti. Non avevano paura del gesto ardito. I loro maestri, che non mancavano ad una mostra e nel comprare la loro prima opera per sostenerli, sono Fontana e Burri. L’opera non comunica un messaggio ma significa solo se stessa. Tutto può essere un’opera d’arte, lo aveva attestato con il suo piedistallo capovolto che reggeva il mondo.

Piero Manzoni dimostra in pochi anni di vita di aver capito cosa significa essere un’opera d’arte: non deve darti delle risposte ma deve spingerti a farti delle domande finché non arrivi a capire veramente chi sei.

 Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Gi Morandini dice

    Bravissima Dottoressa mi complimento con lei per aver evidenziato il primo luogo in cui è stata esposta una delle opere d’ARTE più dirompenti del ‘900: la “Merde d’artiste” di Piero Manzoni. La trattoria Pescetto era stata fondata e gestita dal papà di una mia ex collega di lavoro che mi ha parlato di questo momento così particolare… Il fatto è che l’artista aveva proposto di esporre quest’opera al suo gallerista storico a Milano, ma questi aveva declinato l’offerta non sapendo che così avrebbe consegnato alla storia dell’arte questa piccola trattoria che ospitava artisti famosi e squattrinati che spesso pagavano il pranzo con le loro opere d’arte….Come è strana la sorte….Grazie ancora per questo bell’articolo così puntuale.. Ad maiora!!!!

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