Mary Shelley, moderna Prometeo che creò Frankenstein

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La sua rivalutazione è stata molto lenta: per spiegarci, il romanzo Matilda è stato tradotto in italiano nel 1980, e L’ultimo uomo addirittura nel 1996. Comunque, nonostante il suo più famoso lavoro sia stato tradotto in innumerevoli lingue, abbia avuto ogni tipo di trasposizione (soprattutto filmica) a fronte di un enorme successo immediato e durevole, Mary Wollstonecraft Godwin è rimasta ingiustamente e per lungo tempo oscurata dalla figura ingombrante del marito, Percy Bysshe Shelley, tanto da essere conosciuta appunto col nome di Mary Shelley (Londra, 30 agosto 1797 – Londra, 1° febbraio 1851), autrice di Frankenstein o il moderno Prometeo.

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Su Frankenstein è stato scritto, detto, letto e visto di tutto: sulla vicenda umana di Mary Shelley, come detto, molto meno, ma la vita della scrittrice, saggista e biografa inglese non sarebbe in realtà meno interessante. A partire dalla nascita, poiché la madre morì appena dieci giorni dopo averla messa al mondo – e si trattava di Mary Wollenstonecraft, filosofa inglese antesignana del movimento femminista; per proseguire con l’adozione da parte di William Godwin, dalle idee anarco-comunista alla luce delle quali la futura scrittrice fu allevata.

Ancora, come si accennava, la peculiarità dell’esistenza di Mary Shelley proseguì con l’unione con l’illustre poeta romantico Percy Bysshe Shelley, il quale però all’epoca era sposato, tanto che i due poterono sposarsi solo dopo il suicidio della prima moglie (ma nel frattempo, Mary aveva già perso una bambina di Shelley, pochi giorni dopo un parto prematuro). L’aspetto tragico-romanzesco della vita di Mary Shelley prosegue con la morte di due dei tre figli della coppia, Clara Everina e William, e con l’annegamento nel 1822 di Shelley, durante l’attraversamento della baia di La Spezia.

Si è detto che le gioie, nella vita di Mary Shelley, non furono mai durature: alle disgrazie, per definizione fortuite, si aggiunsero però anche l’accanimento di persone vicine. A seguito delle precarie condizioni economiche, Mary dovette trasferirsi dall’Italia, dove viveva col marito, nuovamente in Inghilterra. Mary decise di vivere unicamente per suo figlio e per la scrittura, ma anche in questo venne ostacolata, nella fattispecie da Sir Timothy Shelley, padre di Percy, che in un primo momento accettò di affrontare di persona le spese per la crescita del nipote Percy Florence, a patto però che trasferisse la sua residenza. Mary rifiutò immediatamente l’offerta, riuscendo comunque a ottenere un piccolo assegno annuale per il figlio; questo, però, era legato anche alla minaccia di Sir Timothy di bloccare la rendita al nipote se fosse stata pubblicata una biografia riguardo a suo figlio Percy, cosa che Mary avrebbe voluto fare – avendo per così dire rinunciato (o meglio, ridotto di molto), anche se momentaneamente, alle velleità letterarie personali per concentrare i suoi sforzi nel mantenimento del figlio passando attraverso la revisione delle edizioni delle poesie del marito, dato che possedeva molti manoscritti del marito e informazioni riguardanti questi lavori.

Percy Bysshe Shelley

Sir Timothy mutò poi almeno parzialmente la rigidità della sua posizione, segnata dalla disapprovazione per la relazione del figlio con Mary, ma sostanzialmente tardi: così come tardi giunse la sicurezza economica per Mary e per il figlio Percy Florence, proprio dopo la dipartita di Sir Timothy e la conseguente eredità.

Nel frattempo, gli anni ed i dolori avevano segnato profondamente Mary, così come fece la malattia, che già dal 1839 la fece soffrire per frequenti e fortissime emicranie: unite a diversi colpi apoplettici, impedirono alla scrittrice non soltanto di elaborare nuove opere, ma anche semplicemente di leggere, fino al momento della sua morte, avvenuta per quello che si suppone essere stato un tumore al cervello, il 1° febbraio 1951 all’età quindi di soli 54 anni.

Il Frankenstein di Robert De Niro

«Mary Shelley è nata ed è vissuta nel sangue, e se è possibile usare una metafora squisitamente romantica, ha scritto con il sangue», scrisse acutamente di lei Patrizia Carrano. La sua vita è stata portata sullo schermo proprio quest’anno, con il film Mary Shelley da Haifaa al-Mansour: un doveroso omaggio ad una scrittrice che sta alla base di un genere (Frankenstein è considerato non a torto il primo romanzo di fantascienza), ma anche alla base della donna moderna.

Non è sbagliato, in fondo, dire che Mary Shelley stessa è stata un “moderno Prometeo”.

Nicolò Peroncini per MifacciodiCultura

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