I suggestivi portici di Bologna: sì alla candidatura Unesco

0 506

Identitari, suggestivi, iconici: i portici di Bologna sono pregni di storia e potrebbero diventare uno dei prossimi beni italiani patrimonio dell’umanità Unesco. Questi rappresentano una delle immagini più conosciute e riconoscibili di Bologna, insieme alle torri. Visti dall’alto, i portici di Bologna non si notano. Eppure scorrono per quasi 40 chilometri lungo il centro della città e rappresentano il patrimonio culturale più importante di Bologna.

Portico del Pavaglione

E dire che sorsero in maniera abusiva o se preferite spontanea, già nell’alto medioevo, almeno dal 1041, anno in cui risalgono le prime testimonianze scritte, per ampliare gli spazi abitativi privati sul suolo pubblico. La situazione cambiò nel 1288, quando il Comune, resosi evidentemente conto della bontà e dell’utilità della struttura – non solo per questioni metereologiche ma anche per far fronte all’aumento di popolazione – ordinò espressamente la costruzione dei portici per tutte le case. In un primo periodo, la creazione di sporti in legno sorretti da un prolungamento di travi a sbalzo o da mensole autoportanti furono sufficienti alla richiesta. Ma, con l’andare del tempo, la voglia di maggior spazio fruibile portò alla necessità strutturale di costruire una serie di colonne dal basso che sorreggessero il peso e proteggessero il passaggio continuo sottostante. Prima lignei, poi in laterizio o pietra, erano nati i portici. Era nato uno dei simboli della città bolognese (insieme alle torri).
Nati e rimasti tuttora come proprietà privata per uso pubblico, sono un elemento identificativo del capoluogo felsineo, oltre ad un punto di riferimento per uno stile di vita urbano sostenibile, in cui gli spazi religiosi, gli edifici civili, i poli commerciali e le abitazioni di tutte le classi sociali sono perfettamente integrate. I portici a Bologna offrivano e offrono riparo dalle intemperie e dal sole, permettendo di percorrere le strade con qualsiasi condizione atmosferica. Inoltre, costituivano e costituiscono anche un  mezzo per l’espansione di attività commerciali e artigiane.

Portici di San Luca

Già detentori di alcuni importanti primati come il portico più largo (quello della Basilica di Santa Maria dei Servi in Strada Maggiore progettato alla fine del Trecento), o il portico più alto (quello del Palazzo dell’Arcidiocesi di Bologna in via Altabella con i suoi 10 metri di altezza), o il portico più stretto (che con i suoi 95 cm di larghezza porta in via Senzanome nel quartiere Saragozza) o il portico più lungo (quello di San Luca caratterizzato dai suoi 3.796 metri di lunghezza), sono il cuore pulsante della città.

La sfida comincia adesso. L’Unesco che forse non tutti sanno rispetta altissimi valori (l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite è stata infatti creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione oltre a promuovere il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto, per i diritti umani e le libertà fondamentali come sono definite dalla Dichiarazione universale dei diritti umani) darà l’esito tra 18 mesi. Quindi aspettiamo fiduciosi il responso a Parigi nel 2021, sperando che questi giochi di luce e di ombre e di fughe prospettiche di una realtà storica che ancora vive, siano riconosciuti come patrimonio dell’intera umanità.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.