J.D. Salinger: non solo “Il giovane Holden”

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J.D. Salinger: non solo Il giovane Holden

1° gennaio 1919, New York: nasce uno dei più grandi scrittori statunitensi del secolo scorso, Jerome David Salinger. Tutti lo conosciamo per il suo colossale Il giovane Holden, uscito per la prima volta nel 1951, con il titolo The Catcher in the Rye, che ci porta a conoscere il sedicenne Holden Caulfield, personaggio dalla nomea celebre e intoccabile in tutti gli Stati Uniti e Paesi che hanno eletto il testo di Salinger nel novero dei classici letterari imperdibili.

Il-giovane-Holden-riassuntoNessun libro del grande scrittore è stato più pubblicato a partire dagli anni Sessanta, in seguito ad un suo volontario e totale ritiro in solitudine privata, cosa che lo ha allontanato dalla vita pubblica e culturale fino alla sua morte avvenuta il 27 gennaio del 2010. Tanto grandi sono stati il successo e la risonanza dell’opera maggiore di Salinger quanto forte è stata la sua voglia di non mettersi in mostra, né di esporsi in tutto il suo meritato orgoglio. La sua impostazione riservata ha spinto personaggi nel campo delle lettere a indagare sulla personalità dell’autore a partire da un esame delle sue stesse pagine, come è capitato, ad esempio, a Romano Giachetti nel suo Il giovane Salinger, uscito per Baldini & Castoldi nel 1998.

È stato precisamente, e con grande piacere, durante il 2015 che abbiamo avuto un ritorno extra-ordinario in stampa del talento dell’autore americano grazie a Il Saggiatore, che con l’abile mano traduttrice di Delfina Vezzoli ha consegnato ai lettori italiani tre racconti accorpati nel volume I giovani – già precedentemente usciti nel 2014 presso l’editore indipendente di Memphis, Devault-Graves, con il titolo Three Early Stories.

coverI giovani è una raccolta di tre storie ricomparse dopo un periodo di ben lunga dimenticanza protrattosi per più di settantanni. Questi testi risalgono infatti agli anni Quaranta e anticipano la piena maturità raggiunta dallo stesso autore con il suo testo, a noi noto, del 1951, così come anche i principali temi centrali non solo per Salinger ma anche per la maggior parte degli scrittori che hanno inverato la letteratura americana del periodo successivo alla seconda guerra mondiale.

L’autore, poco più che ventenne, ha tentato di proporre i suoi primi racconti per una pubblicazione di tutto rispetto sul New Yorker, cosa che lo avrebbe riempito di grande onore e autostima. Ma i tentativi non finirono con il coronamento del suo ambizioso progetto. Fu la testata Story, nel 1940, a guadagnarsi il privilegio di pubblicare per prima il nome di Salinger associato al primo dei tre racconti I giovani. La rivista, ai tempi, non era tra le più ambite o influenti nel panorama culturale, ma permise comunque al pubblico di iniziare a conoscere quel nome che diventerà poi indelebile nella storia letteraria. Seguì lo scritto Va’ da Eddie, comparso per la prima volta su un giornale universitario del Kansas. Salinger ritornò infine da Story per pubblicare il terzo di questi giovanili racconti, ovvero Una volta alla settimana.

Sono riviste minori, insomma, a lanciare il futuro scrittore di successo, e lo fanno pubblicando scritti di un periodo in cui la guerra incombe, la battaglia è vicina e minaccia l’organizzazione sociale. Le tematiche affrontate sono quelle della difficoltà di comunicazione e la solitudine, che il clima del tempo imponeva per l’imminente tragedia bellica. Sono problemi che vengono affrontati con elegante maestria combinatoria soprattutto nell’ultimo dei tre racconti, Una volta alla settimana, in cui un soldato in partenza per la guerra, non ascoltato dalla frivola moglie, preferisce trovare sostegno psicologico in un’anziana signora, alla quale assegna il compito di essere per lui punto di riferimento in quel turbinio di cupe emozioni.

Salinger-1La chiosa della traduttrice italiana dei racconti, Delfina Vezzoli, sottolinea come il linguaggio del giovane scrittore sia in realtà modernissimo per l’epoca, un’oralità riportata su carta con grande abilità, che riesce a rendere espressioni idiomatiche con effetto e grande ricchezza discorsiva – caratteristiche che si ritrovano pienamente nel Giovane Holden. E chi più di Delfina Vezzoli è in grado di esprimere un giudizio più sincero e consapevole? Lei che si è trovata a dover fare i conti con modi di dire propri di una lingua di settant’anni fa, non italiana, e si è dovuta così immergere totalmente nello spirito e nella mentalità del Salinger di quegli anni. Se pensiamo allo scrittore Salinger, un nostro pensiero non può non andare alla riscoperta di questi scritti che ci sono stati consegnati solo un paio d’anni fa, testi che ci permettono di godere ancora di un’alternativa al suo talento del Giovane Holden.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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