Lewis Carroll e la meraviglia dell’immaginazione

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Lewis Carroll e la meraviglia dell’immaginazione

220px-Alice_Liddel_-_Beggar_GirlQuante volte ci siamo ritrovati immersi in mondi fantastici, immaginari, attraverso libri, telefilm, intere saghe? Nella maggior parte dei casi mondi dominati dalla magia, dai vampiri, mondi alimentati dalla fantasia dei bambini, dove tutto diventa possibile:poter volare, poter parlare con gli animali, essere invisibili. Eppure qualcuno ha avuto l’idea di immaginare un paese delle meraviglie, fatto non di cose tipiche, ma di assurdità.

«Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe!» dice Alice, quella strana ragazzina ormai diventata icona e inventata da Lewis Carroll nel lontano 1865.
La storia vuole che Carroll avesse inventato la nota storia fantasy de Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie durante una gita in barca sul Tamigi, in compagnia di tre bambine, una di queste era Alice Liddel, sicuramente fonte di ispirazione considerando le parole scritte da Carroll sulla prima copia: «Come regalo di Natale a una cara bambina in memoria di un giorno d’estate». Carroll e Liddell rimasero amici per anni, venne fotografata dallo stesso Carroll, che ben presto si appassionò a quest’ultima arte, il quale però è stato marchiato dall’accusa di pedofilia, a causa del suo amore per l’infanzia e soprattutto verso bambine che amava ritrarre e con le quali amava conversare. Non sono mai state documentate prove a favore di questa ipotesi.

Lewis Carroll

Lewis Carroll non era il vero nome dello scrittore, che bensì era Charles Lutwidge Dodgson, (Daresbury, 27 gennaio 1832 – Guildford, 14 gennaio 1898), il quale fin dai primi anni accademici si contraddistinse per il suo eccellere nella matematica. Infatti fu prima di tutto un matematico, ma ben presto si appassionò alla fotografia ed infine decise di intraprendere la carriera letteraria, per la quale è principalmente ricordato.

Le due opere fondamentali di Carroll sono Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, il seguito del primo volume. Quello di Alice è un viaggio che inizia per errore, dettato dal caso, in una noiosa giornata accanto alla sorella che leggeva un libro «che non doveva essere per niente interessante perché non c’erano né illustrazioni né dialoghi». Stanca e annoiata, viene incuriosita da un coniglio bianco, che correndo balbettava di essere in ritardo «Povero me! Povero me! Arriverò in ritardo» e così per sbaglio, cadendo letteralmente nella sua tana, si ritrova capovolta in un mondo immaginario, un mondo delle assurdità, che tanto aveva desiderato.

manoscrittooriginale(1)Oggi immaginare un Bianconiglio che va di fretta, che corre balbettando di essere in ritardo risulta quasi sarcastico, ci ricorda un po’ quello che facciamo ogni giorno, correndo in metro, a lavoro, a casa: probabilmente oggi un Bianconiglio passerebbe addirittura inosservato, non rendendoci conto di quanto ci servirebbe. Servirebbe a ciascuno di noi per farci fermare, provare a chiudere gli occhi e dare spazio alle fantasie più lontane: non è altro che uno strumento del potere dell’immaginazione. Il mondo in cui si ritrova è un vero pozzo di fantasia, popolato non dai soliti personaggi: è tremendamente innovativo, tale da diventare fonte di ispirazione per James Joyce, Jorge Luis Borges e John Lennon.

Si dice che Carroll fosse affetto da un disturbo neurologico che causava allucinazioni e molti studiosi vedono in questo dettaglio il motivo di alcune sue fantasie, come Alice che diventa improvvisamente troppo grande e la tana e gli oggetti troppo piccoli: insomma, probabilmente Carroll in stato allucinatorio, vedeva realmente ciò che lo circondava in dimensioni troppo grandi o troppo piccole, che cambiavano continuamente. Ma poco importa, oggi i personaggi delle Meraviglie sono diventati vere e proprie icone, sia nel mondo del cinema che in quello della moda. Sono diversi infatti i film tratti da questa storia fantasy, fra gli ultimi quello di Tim Burton, dove ritroviamo il famosissimo Cappellaio Matto, interpretato da Johnny Depp: per lui, nella storia di Carroll, il tempo si è fermato alle 5, con la perenne ripetizione dell’ora del tè e dell’indovinello irrisolto «Perché un corvo è come uno scrittoio?». Fra i tanti altri  personaggi iconici ricordiamo anche la Regina di Cuori e la sua nota battuta «Tagliatele la testa!» e il bizzarro Stregatto, personaggio emblematico, che ricorda ad Alice di essere la prima matta in un mondo di matti.

 «Ma io non voglio andare fra i matti», osservò Alice.
«Be’, non hai altra scelta», disse il Gatto «Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.»
«Come lo sai che sono matta?» disse Alice.
«Per forza,» disse il Gatto: «altrimenti non saresti venuta qui.»

Il Paese delle Meraviglie è soltanto un sogno, un sogno dal quale Alice si sveglia, tra le braccia della sorella e torna a casa per l’ora del tè. Per molti, Alice non si è mai svegliata e continua a vivere in quella realtà parallela così folle, che ci invita a lasciarci andare dinanzi agli stimoli dell’immaginazione, ad essere più matti, a festeggiare i non-compleanno, a pensare meno al Tempo, a correre meno, a stenderci sotto un albero, all’aria aperta ricordandoci di poter anche incontrare un piccolo Bianconiglio passeggiare.

Giusy Esposito per MIfacciodiCultura

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