Lord Byron e la dannazione dell’essere romantici

0 3.038

Lo spirito libero e inquieto di George Gordon Byron, noto come Lord Byron (Londra, 22 gennaio 1788 – Missolungi, 19 aprile 1824) è nel tempo diventato l’emblema di un romanticismo tipicamente britannico a metà tra la dannazione e la malinconia.
Il suo essere poeta ha infatti trovato terreno fertile nell’irrequietezza di un secolo difficile come l’Ottocento, ben rappresentato dal lavoro di Byron e dei suoi contemporanei. Insieme ad altre due notevoli figure di spicco, John Keats e Percy Bysshe Shelley, il maestro londinese viene ricordato come uno degli esponenti più importanti del secondo romanticismo. La ribellione contro qualsiasi ordine precostituito è stata il punto di svolta per costruire su di lui il perfetto mito dell’eroe romantico: maledetto, diverso, insostituibile.

Nato a Londra nel 1788, crebbe segnato da una buona educazione ma anche nell’infelicità di ingenti problemi fisici. La notorietà per Byron non fu mai un problema grazie a quel carattere forte di enorme impatto sociale e a uno stile poetico del tutto innovativo: sembra risuonare ancora, tra i muri della Camera dei Lord la sua invettiva contro le leggi eccezionali sulla disoccupazione. Un discorso che gli portò enorme fama, una fama che dopo 230 anni dalla nascita ancora non si esaurisce.

Ad aumentare il mito crescente del poeta sregolato e tenebroso, sempre più simile alla figura mitologica dei suoi personaggi letterari, si aggiunsero gli scandali delle molte relazioni di Lord Byron con donne sposate. La fine del suo matrimonio, dopo appena un anno, e la presunta relazione con la sorellastra Augusta lo costrinsero a lasciare l’Inghilterra. Lo accolsero la Svizzera prima, poi le Alpi e ancora Venezia e Ravenna. Viaggi che non fecero altro che arricchirlo come persona e come poeta, ispirando alcune delle opere più belle della letteratura inglese. Altra caratteristica del grande Lord Byron fu infatti quella di essere, per tutta la sua esistenza, un animo viaggiatore curioso di luoghi nuovi ma soprattutto di culture diverse.

La morte precoce del grande poeta, a soli trentasei anni, non è stata che l’epilogo di una vita ispirata e dannata, vissuta fino al midollo della sua malinconia e irrequietezza. Lord Byron infatti, nel 1824 salpò da Genova per prendere parte alla guerra d’indipendenza della Grecia contro il dominio turco. Il coraggio di un eroe uscito dai libri venne spezzato però da una febbre improvvisa e fulminante.

Del dannato Byron, a più di due secoli dalla sua morte, ci rimane però tutto quello che nella sua vita ha davvero contato: la poesia. I suoi capolavori, dal Don Juan fino ad arrivare al Childe Harold’s Pilgrimage, sono la dimostrazione di un percorso ben delineato partito dal “male del secolo” e arrivato a uno stile più ironico e satirico.

When we two parted
In silence and tears,
Half broken-hearted
To sever for years,
Pale grew thy cheek and cold,
Colder thy kiss;
Truly that hour foretold
Sorrow to this.

When we to parded

È con un suo testo che è giusto ricordare Lord Byron: il mito che è sopravvissuto al tempo proprio grazie alle sue poesie innovative e originali. Se il romanticismo britannico ha fatto della dannazione ottocentesca il suo punto di forza, allora è con Byron che si dipinge il ritratto di una letteratura indimenticabile e modernissima. Uomo, personaggio, amante, eroe, politico, leggenda ma sopra ogni altra cosa: poeta.

Giulia Toninelli per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.