MeetArt: Met e MoMA, l’identità artistica di New York

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Ci sono trame, sensazioni, frammenti frenetici che nascono in un tempo e in un luogo e si ripetono costantemente. Carl Gustav Jung teorizzò l’esistenza degli archetipi- elementi ricorrenti- e dell’inconscio collettivo, altri hanno denominato Zeitgeist l’essenza prima di un determinato spazio-tempo. Il MoMA, il Met (Metropolitan Museum of Art) e l’American Museum of Natural History a New York sono esempi, estremamente differenti, di quanto la storia, la cultura e persino alcune tracce di attualità abbiano avvertito la necessità di raggruparsi in un luogo. Un simulacro in cui le testimonianze possano essere esposte, nelle ombre velate di un faretto al neon che celebri per sempre dei singulti eccitati appassiti di qualche epoca addietro.

Museo di storia naturale, New York

Il Met e il MoMA costituiscono l’identità di New York, uno di quei “segni particolari” a cui si associa istintivamente la Grande Mela. Baluardo dell’arte moderna e contemporanea la seconda e conservatrice delle grandi opere immortali la prima, entrambe hanno delle peculiarità che le contraddistinguono, e al contempo delle similarità.

Museum of Modern Art, Midtown East, Manhattan

Il MoMA (The Museum of Modern Art) è l’emblema di uno Zeitgeist attuale. Nascosto in una traversa a metà tra la 5h e la 6th Avenue, contempla i rumori incessanti e i fumi grigi che sospirano dai tombini proprio davanti al baracchino che vende hot dog imbottiti di ketchup. Qui, su tre piani sono conservate più di 200 opere. Se al quinto ed ultimo piano compaiono opere classiche dalla bellezza immortale, come Notte stellata (1889) di Vincent van Gogh, New York Movie (1939) e Benzina (1940) di Edward Hopper, nei piani inferiori si viene letteralmente investiti dalle trame “intricate” dell’arte moderna. Una sedia è sospesa in verticale, abbracciata a un tavolino apparecchiato con un bricco di caffè e una biro verde, mentre le opere di Sara Cwynar raccontano lo scorrere del tempo attraverso lampi colorati, simili a fantasmi. Flashback in bianco e nero cospargono le sale di non modernità, in una transizione che è interessante spiare, perché i tram gialli suscitano ancora una grande empatia.

Se sull’arte moderna e contemporanea si possono avere delle remore, difficilmente si avvertono delle perplessità quando si giunge al Met (Metropolitan Museum of Art), che festeggia quest’anno 150 anni dalla nascita. La scalinata più famosa di New York conduce in un percorso che è un invito alla magnificenza. 5000 anni di storia raccontano di un fil rouge realmente incredibile: la mortalità, l’unica certezza nella vita dell’uomo, non è nulla in confronto alla volontà ferma e orgogliosa di non voler scomparire e, al contempo, diventa quasi irrisoria quando si considera che l’intera stregua di successori ha e sempre farà di tutto per non cancellare un passato di arte, passione, personalità, maestria. In una parola, di vita. E’ la vita che soffia nei templi egizi ricostruiti ad hoc, ed è la bellezza che inebria l’abbraccio degli amanti di Auguste Rodin, posizionato all’uscita della sala in cui si trova una copia di Amore e Psiche di Canova (delle originali, una si trova al Louvre e l’altra all’Ermitage, mentre a Milano presso le Gallerie d’Italia è in corso la mostra Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna).

Non finirà mai, a New York come nel resto del mondo: l’arte è il più gran bel modo per suggellare il ricordo, la più bella e concreta promessa che un giorno, presto o tardi, si possa lasciare il segno. Un segno che racconti del suo inventore, e che possa essere commentato più o meno così:

Surely I dreamt to-day, or did I see the winged Psyche with awaken’d eyes? (John Keats)

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

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