Un sogno dentro un sogno: vita e incubi di Edgar Allan Poe

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Un’immagine illustrativa del Corvo

Che cosa non aveva capito, Joe Carroll, di Edgar Allan Poe? Una cosa sostanziale: che nonostante il temperamento fortemente orientato ad una veemente sensibilità, un fervida immaginazione tendente alla vivida rappresentazione di morte e drammi, nonostante un’anima gotica insomma, o meglio romantico-gotica, la vita e la natura intrinseca di Edgar Allan Poe non erano tali da giustificare l’assunzione della sua figura come ispirazione per i delitti di un serial killer.

Stiamo parlando, ovviamente, della serie televisiva The Following, una delle poche trasmissioni che è valso la pena seguire negli ultimi trent’anni di tubo catodico, tre stagioni con un Kevin Bacon d’eccezione ad inseguire un James Purefoy/Joe Carroll docente universitario con l’hobby dell’omicidio di studentesse (e non è forse nella natura intrinseca del barone universitario uccidere le persone, o almeno le ambizioni del 99% degli studenti, come la recente cronaca insegna?), nella quale il sociopatico professor Carroll era ossessionato, e traeva spunto per i propri delitti, dalle opere dello scrittore di Baltimora.

Una classica immagine di Edgar Allan Poe

Scrittore, poeta, critico, saggista, editore, giornalista, nato il 19 gennaio 1809 a Boston e morto il 7 ottobre del 1849 a Baltimora, in 40 anni e qualche mese, Edgar Allan Poe scrisse, scrisse disperatamente, tanto da guadagnarsi sul campo un sacco di etichette, come quella di founder, fondatore via via del romanzo dell’orrore, del giallo (o meglio della detective story, grazie alla creazione del personaggio di Auguste Dupin), del romanzo psicologico, della fantascienza persino.

E ancora: riconducibile alla narrativa gotica, ma anche esponente di spicco del Romanticismo, primo scrittore alienato d’America, vicino al Decadentismo, campione del Simbolismo in poesia. Potremmo aggiungerne altre di nostra iniziativa, ad esempio quella di scrittore che maggiormente grazie all’iconografia che lo ha circondato è divenuto nel corso del tempo una specie di macchietta. Una maschera, potremmo dire, ché nel già citato The Following compare effettivamente una maschera in lattice con le fattezze di Poe: nell’immaginario popolare, Edgar Allan Poe è ancora presente, magari senza che chi ne fruisce abbia letto effettivamente, La maschera della morte rossa o Il pozzo e il pendolo, Annabel Lee, o Il corvo. Magari ha sentito recitare qualcosa, da Vincent Price in primis, magari ha visto qualche riduzione cinematografica; i più fortunati possono persino avere nella loro collezione di vinili Tales of Mistery and Imagination realizzato dal genio di Alan Parsons Project (The raven e The gold bug sono due capolavori tratti da Poe).

Ancora il corvo, illustrato da Doré

Ma in sostanza, cosa ci resta, oggi, di Edgar Allan Poe? Non 15 minuti di fama, no, certo: ma una fama più imperitura fatta in massima parte di ritratti borderline tra il realistico ed il caricaturale, primi piano di un viso strano, misterioso, triste, segnato, un viso che già di suo era una specie di caricatura. Ci restano meme, frasi estrapolate dal contesto, fuori dai racconti e dalle poesie, che sono incentrate sulla parola cesellata, talmente cesellata che la critica ha ritenuto il Corvo la composizione più alta in campo poetico in lingua inglese, alla pari con John Milton. Ci resta, purtroppo, la vaga idea di uno scrittore che camminava su un sentiero stretto, per dirla con Munch, tra tossicodipendenza e alcolismo, tra malattia mentale e disgrazie oggettive (la morte della moglie, del fratello, gravi dissesti finanziari), e con il tormento di un talento compreso dai contemporanei.

Eppure, lo scrittore che aprì la strada dell’ossessione (la ripetitività del Nevermore), dell’incubo, dell’analisi psicologica, fondatore di topos successivi con opere come La caduta di casa Usher era tutt’altro che un personaggio da incubo. Quale è, alla fine, il senso di quell’ombra che grava sulle nostre anime tanto pesantemente da non lasciarci risollevare – mai più? Il dolore insopprimibile per un amore perduto? O la consapevolezza della mancanza di senso nelle nostre esistenze? «Nel momento in cui ci si interroga sul significato e sul valore della vita, si è malati, dato che oggettivamente non esiste nessuna delle due cose», disse Sigmund Freud, altro paladino del sogno.

Perché ad interrogarsi sul sogno fu, ancora una volta fondatore, Edgar Allan Poe: «I veri sognatori non dormono mai», disse l’uomo che di sé stesso pensava, nonostante tutti gli incubi, «I was never insane exept upon occasions when my heart was touched» (incubi assoluti, al di là di trama e intreccio, sentimento dell’orrore, «Poesia è la creazione ritmica della bellezza in parole», che pare in contrasto ma non lo è col concetto programmatico, peraltro espresso bene in saggi come Il principio poetico – «Opere con ovvi significati cessano di essere arte»).

Vincent Price, interprete di Poe

Ancora, Poe si interessò di cosmologia (elaborò una teoria del Big Bang ottant’anni prima dell’ipotesi della Fisica), di occulto, di crittografia: troppo, evidentemente, per una mente ed una personalità che egli stesso sapeva essere troppo eccitabile. La vita di Edgar Allan Poe fu aulica e sordida, romantica e drammatica quanto un racconto di Edgar Allan Poe: non da meno fu la sua morte, che lo colse troppo presto dopo che fu ritrovato il 3 ottobre 1849 per le strade di Baltimora in preda ad una sorta di delirium tremens. La fine è avvolta dal mistero, lascia spazio all’immaginazione: nessun documento, nessun referto, tutto andato perduto, ogni ipotesi lecita dall’alcolismo alla cardiopatia, dalla meningite alla rabbia.

Che cosa ci resta, dunque, di Edgar Allan Poe? Moltissimo, in tutti i campi della creazione e della bellezza. Magari, certo, in maniera superficiale, perché è pressoché impossibile riuscire ad abbracciare la vastità di un’anima e di una visione come quelle di Poe: che ci dice, oggi e sempre, con la voce gracchiante dei corvi, corvi che sono ovunque, che la nostra anima ormai non si solleverà, perché tutto questo non è nient’altro che

A dream within a dream.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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