Janis Joplin: la leggendaria “regina bianca del blues”

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Janis Joplin: la leggendaria “regina bianca del blues”

Sit there, count your fingers
What else, what else can you do?
And I know how alone you feel
I know you feel that you’re through

But go on sit right back down
Go on and count, count your fingers
My unhappy, my unlucky
Oh, my little, little girl blue

janis-joplinQuali parole, se non precisamente quelle di una canzone di Janis Joplin, possono meglio introdurre un omaggio volto a una delle più vibranti voci nel mondo della musica del secolo scorso? Il testo proposto in apertura è estrapolato dalla canzone Little Girl Blue, una tra le più rappresentative del suo spirito tormentato.

Janis Joplin nasce a Port Arthur il 19 gennaio 1943 da una famiglia, in fin dei conti, benestante.
La giovane texana cresce in maniera un po’ goffa, e non è quel genere di ragazza che risponde ai classici canoni della bellezza dolce e raffinata. A causa della sua corporatura non proprio esile ma in sovrappeso e un viso che mostra i frequenti segni dello sviluppo ormonale in una giovane donna, Janis Joplin viene continuamente esclusa e non considerata tra i suoi coetanei.

La vita che le si prospetta davanti non la ammalia né cattura emotivamente. Decide così di lasciare la sua città per dirigersi sulla strada dell’inseguimento di un sogno: diventare cantante. La partenza non sarà un definitivo addio alla casa materna, ci saranno ritorni sporadici ma sempre e comunque interrotti da un senso di soffocamento per un contesto troppo chiuso e tramutati in ulteriori ripartenze verso l’avventura del “vagabondaggio”tra i locali e i club nella provincia.
È insieme al chitarrista Jorma Kaukonen che elabora appositamente raccolte di pezzi country e folk per queste serate di esibizione.

janis-joplin (1)Ma l’amore per uno stile di vita a lei più consono nasce definitivamente a San Francisco: qui Janis Joplin è nel suo mondo, un mondo che vuole ascoltare ciò che si ha da dire, un mondo senza preconcetti né pregiudizi né pronto alle ammonitive occhiate se non rispetti i dettami della grande madre società. Qui vince e va avanti chi si fa sentire più forte degli altri. E la voce di Janis Joplin non può non sovrastare la folla.
Accanto a questo amore, però, si collocano anche i vizi più pericolosi per gli sregolati anni Sessanta: alcol e droga. Questi due velenosi elementi entrano dalla porta d’ingresso nella vita di Janis, e l’accompagneranno fino alla sua morte, avvenuta per overdose.

La carriera della giovane cantante decolla con l’ingaggio ottenuto da parte della Big Brother and The Holding Co., una band blues che abbraccia note rock, e il successivo contratto con la Mainstream Records. Seguono i rapporti, poi, con la Columbia Records, e questo fa da spinta decisiva a un successo inevitabile per quella voce rauca e corposa di Janis Joplin che, unita alla grinta e al talento della band, propone canzoni che parlano al pubblico ormai totalmente conquistato.

Nel 1968 esce il secondo album del gruppo, Cheap Thrills, momento che molti consacrano come culmine della fama e successo della cantante. È qui che troviamo i noti brani I need a man to love e Piece of my heart. I fan li amano e la loro carriera è salda. Ma lo stile di vita del gruppo, unito allo stress psicologico degli impegni in continua crescita e all’uso di droghe e alcol, porta lo scioglimento della band.

Big-Brother-1968-Columbia-promo-photo-1024x776Il periodo tanto felice per la cantante, che finalmente aveva trovato
un suo posto colorato nel cupo mondo, termina qui, e con esso un capitolo importante della sua vita. Ma Janis Joplin continua a mantenere il contratto con la Columbia Records, facendosi accompagnare dalla Kozmic Blues Band, un nuovo gruppo che eredita il chitarrista dalla precedente realtà, Sam Andrews. Da qui in poi, grazie alla vena decisamente blues dei pezzi composti, Janis Joplin è eletta a “regina bianca del blues” (a questo periodo appartiene la sopracitata Little Girl Blue).
Purtroppo, anche questa esperienza termina con la divisione della band, e Janis Joplin forma la Full-Tilt Boogie Band, lavorando al terzo album, Pearl. Me and Bobby McGee, Cry baby e My baby sono solo alcuni tra i pezzi che firmano la sua maturità artistica.

Ma la tensione del mondo discografico la mette nuovamente a dura prova, e, dopo una disintossicazione, ricade senza armi difensive nel tunnel della dipendenza da eroina. È questa la causa della sua morte, avvenuta il 4 ottobre del 1970, all’età di soli 27 anni.

Ricordiamo oggi una vera icona degli anni Sessanta. Una donna che si è formata da sé e che ha saputo far gridare la sua arte sopra un pubblico di fan tutt’oggi ben presente e attivo nel celebrarla cantando, ascoltando, suonando e riproponendo la sua musica.
La vita da cantante le ha dato l’amore e poi le ha letteralmente via via “strappato il cuore” – citando una tra le canzoni emblematiche della sua vita («take another little piece of my heart» da Piece of My Heart). Una vita in tensione tra la voglia di fare, il soffocamento, la grinta, l’angoscia e la musica. Ma, nonostante la sua afflizione, Janis Joplin si è imposta nella storia della musica, divenendo modello per contemporanei artisti e restando per chiunque la “regina bianca del blues”.

 

Sabrina Pessina per MIFacciodiCultura

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