“You”, 2 stagione su Netflix: analisi di Joe Goldberg e della sua ossessione

0 152

La vicenda riprende da dove si era interrotta: nel finale della prima stagione, You aveva chiuso i battenti con Joe Goldberg (Penn Badgley) che si ritrova di fronte Candace (Ambyr Childers), l’ex fidanzata di cui pensava di essersi sbarazzato tempo addietro. Dopo aver ucciso Beck (anche se non c’è mai stata alcuna scena a testimonianza di ciò), Will è costretto a lasciare New York, per sfuggire alla vendetta giuratagli da Candace. Ed è a LA, dinanzi alle follie leggendarie e alla frenesia illogica che è un perfetto riassunto del XXI secolo, che una nuova identità prende vita (non proprio dal nulla): Will Bettelheim.

Will Bettelheim che non ha intenzione di ripetere gli errori commessi in precedenza, non tanto per quanto riguarda l’uccidere le donne di cui si innamora, quanto piuttosto vorrebbe evitare di attaccarsi troppo a qualcuno. Innamorarsi è già un affare complesso di suo, se poi si considera che spessissimo l’altra persona non è degna di fiducia…alla fine si finisce sempre inevitabilmente per soffrire. E allora perché investire di nuovo, perché riporre speranza nel volto di una donna, nel suo sorriso, nel vestito che le circonda soavemente i fianchi, nel suo incedere e scrutare ogni piccolo dettaglio di quel piccolo angusto curioso negozio chiamato Anavrin (Nirvana al contrario)? E perché, per comprendere chi realmente Love sia (e dunque non restarne deluso in seguito) non scegliere una casa vicino alla sua, dalla quale spiarla per vedere quando e con chi si trova?

Love (Victoria Pedretti) diventa, dopo pochi sguardi e primissimi incontri, la nuova ossessione. Quella che a tutti i costi si tentava di evitare, ma che alla fine si consolida come presenza da percepire, venerare, auscultare nei meandri del corpo e della stessa mente che la costituiscono, nonostante tutte le premesse di allerta. Le ossessioni nascondono sempre un lato narcisistico, e al contempo dipendono da qualcosa. L’eziologia che predispone la persona a fissarsi su un determinato oggetto, o una mossa o persona, non risponde a dinamiche del caso ma ha sempre e inevitabilmente radici profonde. Sigmund Freud teorizzò che nessuna azione nella vita è mai casuale, e per dimostrarlo fece l’esempio dei lapsus e delle mancanze. In entrambi i casi, oralmente o per iscritto, quando si pronuncia una parola al posto di un’altra o ci si scorda di un termine che proprio sfugge in quell’istante, c’è sempre una ragione.

La seconda stagione di You tenta di raccontare questo: Joe Goldberg, o Will Bettelheim, comunque lo si voglia chiamare ha una sua storia. Ha un passato, che ha innescato delle dinamiche precise. Distorte, surreali, psicopatiche, ma comunque motivate da determinati avvenimenti. Forse è per questo, per la linearità dei pensieri del protagonista, per l’essenza dell’umorismo che caratterizza le conversazioni interiori prive di censure di chiunque nella vita reale, che Joe è un anti-eroe per cui si parteggia, per il quale si prova empatia. Non lo si comprende, né tantomeno lo si giustifica, eppure lo si ascolta. Fino alla fine.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.