Pedro Calderón de la Barca: perché la vita è sogno

0 5.971

Pedro Calderón de la Barca è uno degli autori più importanti del Siglo de oro spagnolo. Nato il 17 gennaio 1600 a Madrid, si spegnerà il 25 maggio 1681: vivrà per 81 anni in cui si dividerà fra studi teologici, campagne militari e, soprattutto, produzione teatrale.

Calderón de la Barca

Se l’Edipo re di Sofocle è il capolavoro teatrale dell’età classica, il dramma La vita è sogno (titolo originale: La vida es sueño) di Pedro Calderón de la Barca lo è per il barocco spagnolo. Come nel mito di Edipo, ritroviamo anche in questo dramma il conflitto tra un padre, re Basilio, e suo figlio, Sigismondo; ancora una volta, a causa di un vaticinio, il figlio viene bollato come pericoloso per il regno e allontanato dal consorzio umano. Edipo venne abbandonato sul Monte Citerone; Sigismondo, invece, viene rinchiuso in una torre. Sia Edipo che Sigismondo, dunque, sono vittime incolpevoli di un destino avverso fin dalla loro nascita. Ma mentre la tragedia di Edipo si sviluppa in un gioco di mancati riconoscimenti che lo porteranno a uccidere il padre e sposare la madre, il dramma di Sigismondo è mosso dal filo conduttore del sogno. Sonno, o sogno: da notare che in spagnolo con la parola sueño si possono intendere entrambi. È proprio con un sonno profondo che comincia la vita di Sigismondo fuori dalla torre: infatti, dopo averlo tenuto per anni in prigionia e isolamento, il padre Basilio decide di concedergli una possibilità e, per non fargli scoprire la verità sulla sua condizione, gli somministra un potente sonnifero. Durante questo sonno indotto, Sigismondo viene portato a corte. Qui si risveglia e spaesato, spaventato, incredulo, si comporta in modo ostile con tutti i presenti. Il padre, cinico regista della vita del figlio, considera questo comportamento una prova della sua pericolosità e decide di farlo di nuovo addormentare e trasportare nella prigione.

Sigismondo si risveglia, questa volta, nella torre, credendo che tutto ciò che ha visto e vissuto a corte non sia stato altro che un sogno. È in questo momento che conia, in un celebre monologo, la definizione di vita come sogno:

¿Qué es la vida? Una ilusión,
una sombra, una ficción,
y el mayor bien es pequeño:
que toda la vida es sueño,
y los sueños, sueños son.

Cos’è la vita? Un’illusione,
Un’ombra, una finzione,
e il bene maggiore non è che un’inezia:
perché tutta la vita non è altro che un sogno,
e i sogni, non sono altro che sogni.

L’inconsistenza, la fallibilità, l’insensatezza della vita umana sono poeticamente descritte in queste parole solenni e rassegnate. Una vita in cui l’uomo non è altro che una marionetta, i cui fili sono mossi dall’alto da un’entità suprema e imperscrutabile: così come la vita di Sigismondo è controllata dal pavido e impietoso padre.

Come termina il dramma? Sigismondo riuscirà a sottrarsi all’autorità paterna? Vi lascio la curiosità invitandovi alla lettura dell’opera. Quello che è certo è che, anche se Sigismondo riuscirà a rientrare nella vita reale liberandosi dalla torre, ha ormai capito che la vita non è altro che un gioco di ruoli. E se l’uomo è marionetta, cosa è il mondo se non un grande teatro? E chi è Dio, se non il più grande regista di tutti i tempi? Proprio su questo soggetto si basa un’altra disincantata opera teatrale di Calderón, ovvero El gran teatro del mundo, in cui il grande autore spagnolo apre il sipario sul fascino e la dannazione della condizione dell’uomo, attore legato a un palco da cui non può scendere mai e costretto recitare un copione che non ha scelto.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.